F. Rosenzweig, La
stella della redenzione, Vita e
Pensiero, Milano 2005, p. 386
Cercando nel labirinto degli specchi
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Friday, 14 March 2014
L'arte è tragica e comica insieme
Anche l'arte supera l'opposizione soltanto conferendo figura alla sofferenza e non negandola. L'artista sa di essere colui cui è concesso dire ciò che soffre. Il mutismo del primo uomo è anche in lui stesso. Egli non cerca né di "tacere" la sofferenza, né di "gridarla": la rappresenta. Nella rappresentazione egli concilia la contraddizione consistente nel fatto che egli esiste e che tuttavia anche la sofferenza esiste; la concilia senza sminuirla in alcun modo. Dal punto di vista del contenuto tutta l'arte è "tragica", è rappresentazione della sofferenza; anche la commedia vive di questa compassione per la persistente povertà e per la manchevolezza dell'esserci. Così come è tragica nel contenuto, l'arte, e ogni arte, è comica quanto alla forma: essa infatti rappresenta, e rappresenta soltanto, con una certa leggerezza ironico-romantica, persino le cose più terribili. L'arte, in quanto rappresentazione, è ciò che è tragico e comico insieme. Ed il grande autore drammatico è davvero tragediografo e commediografo contemporaneamente, come si diceva al sorgere dell'alba del simposio per la vittoria di Agatone. Questo volto dell'arte, simile a un Giano bifronte, per cui essa inasprisce la sofferenza della vita ed al tempo stesso aiuta l'uomo a sopportarla, ne fa l'accompagnatrice dell'uomo per la vita. Essa gli insegna ad andare oltre senza dimenticare. Infatti l'uomo non deve dimenticare, deve ricordare tutto nel suo intimo. Egli deve portare la sofferenza e deve essere consolato.
L'opera d'arte dev'essere chiusa in se stessa
L'opera d'arte deve possedere quella chiusura in se stessa, quell'indifferenza verso tutto ciò che può esservi fuori di lei, quell'indipendenza da leggi superiori, quella libertà da doveri inferiori che abbiamo riconosciuto essere proprie del mondo del mito. È un compito centrale assegnato all'opera d'arte quello di fare uscire dalle sue figure, per quanto esse possano rivestire anche i panni del nostro vivere quotidiano, come un brivido di "mitico"; l'opera d'arte deve stare isolata, separata con un muro di cristallo da tutto ciò che essa non è. Sopra di lei deve aleggiare come un soffio di quella "vita lieve e dolce" degli dei olimpi, per quanto l'esistenza che essa riproduce possa essere miseria e lacrime.
F. Rosenzweig, La stella della redenzione, Vita e Pensiero, Milano 2005, p. 38
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