Cercando nel labirinto degli specchi

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Saturday, 7 January 2017

Bellezebul

Belle and the number of the Beast
Bellezebul (the Beast)

TWS
(Disney Belle's coloring page from www.deartamaqua.com/ ; goat horns from www.azcoloring.com - danke)

Tuesday, 12 March 2013

Se mi piaci


Se mi piaci, te lo faccio capire.
Se mi piaci, te lo dico apertamente, dal nulla, in maniera suicida e drammatica.
Se mi piaci, mi dichiaro, sotto la pioggia, o mentre i petali di ciliegio ci vorticano attorno.
Se mi piaci, e siamo da soli a casa, ti bacio e in un attimo siamo l'uno sopra l'altra.
Se mi piaci, quando incrociamo gli sguardi arrossisco, o sorrido, o impallidisco, perché mi sento cadere in una voragine.
Se mi piaci ti picchio, ma senza farti male, mi aggrappo a te e non ti lascio andare.
Se mi piaci ti penso, e ti penso così forte che lo puoi sentire - se mi piaci ti basta guardarmi, per capire.
Se mi piaci sono sempre con te, o accanto a te o nel tuo cuore - filtro fin dentro le tue cellule, e non mi puoi più lasciare andare.
Se mi piaci mi ispiri, e (quasi) ogni mio pezzo parla inevitabilmente di te.
Se mi piaci lo sai, e non ti serve domandare - sono intensa, malsana, e vorrei vivere fuori dalla realtà, con te.
Se mi piaci ed è me che vuoi, saremo l'uno Bella per l'altra Bestia, e viceversa - insieme, senz'altri, in un castello lontano.

Monday, 4 March 2013

eureka euridix


Oh, hey, che ci fai qui? 
La guarda sorpreso, ma lei si stringe nelle spalle. 
Indossa un'enorme t-shirt da uomo, veramente grande, a righe. Bianche, e verdi fosforescenti. Sopra, una camicia. Da uomo anche quella, naturalmente, completamente sbottonata, polsini compresi. Evidentemente la usa a mo' di felpa. A completare la mise, una gonna color porpora, lisa, che sembra tratta da una divisa scolastica vecchio stile, e dei calzettoni bianchi fino a poco più sopra del ginocchio.
Niente di che, cincischiavo con Blake
La ragazza fa per sbattergli la porta in faccia, o uscire e chiuderla dietro di sé - non è chiaro, si appoggia alla maniglia, e tira la porta avanti e indietro, ritmicamente. James la scruta interrogativo, ancora.
Cincischiare...? ripete, perplesso.
Lei annuisce, come se confermare le paresse superfluo. 
Vuol dire "scopare"? si chiese James, fissandola, nel tentativo di cogliere il minimo segno d'imbarazzo nei suoi occhi. La ragazza però non batte ciglio. O è una maestra del poker, oppure non prova la minima vergogna.
Avete... tenta allora, giusto a scanso di equivoci.
Puffato, sì, tuona la compiaciuta voce di "Blake", da dietro la porta, poco prima che il suo proprietario compaia alle spalle di Euridice.
Tutta la notte, aggiunge, con un largo sorriso malizioso, e gli fa l'occhiolino, mentre lei scuote energicamente la testa in segno d'assenso.
Ah, bastardi! esclama allora James, colpendo con un pugno a rallentatore "Blake", in pieno torace.
Lui lancia un'occhiata inespressiva alle sue nocche, e James ritira subito la mano, maledicendosi.
Pessima idea. "Blake" è ancora parecchio suscettibile, al riguardo.
Quei segni... ecco perché tutte le sue camice erano andate a Euridice. Lui ormai indossa solo maglie senza scollo, e comunque mai senza una giacca sopra. Chiusa, e corredata di sciarpa.
Comunque, al momento quei due lo stavano decisamente prendendo in giro.
Sì, dai, si dice James, guardandoli dal basso del vialetto. Loro se ne stanno lì sulla porta, e non l'hanno ancora invitato ad entrare. Insieme formano un quadro dall'atmosfera terribilmente bohemien, e un po' triste.
Come due gatti randagi che hanno unito le forze.
Non è possibile che lui se la faccia, pensa. L'amico non... Quella ragazza è davvero troppo piccola. E non solo di età, sembra davvero... al suo meglio, una bambina un pochettino sperduta. E lui è appena scampato ad un'esperienza... da incubo, diciamo. Un'evasione da un manicomio, insomma! Gli ci vuole un po' di tempo, per riprendersi, che diavolo.
"Blake" si sfrega le dita, e come per magia in mano gli appare una sigaretta lunga e stretta.
Euridice solleva un lembo della lunghissima maglia, e gli passa l'accendino che tiene incastrato tra la sua pelle inverosimilmente chiara e l'elastico della gonna.
Blake - dannazione, ormai quel ridicolo nome storpiato si stava radicando nel cervello di tutti - gli fa un cenno, a dire ehi, ti dispiace? e James scuote la testa, e si prepara a non inspirare. In un attimo, la sigaretta è accesa, e rovi di fumo corrono nell'aria alla ricerca di qualcosa a cui stringersi.
Ma sì, conclude James, scegliendo di fregarsene. Blake non ne ha mai voluto sapere, di ragazzine come lei. Figuriamoci ora. Probabilmente è la sua assistente.
Allora lascia perdere, ed evita accuratamente di considerare il fatto che Blake non abbia un lavoro al momento, e tanto meno quindi necessiti di un'assistente.

Gelben Mond (yellow sick meaning)


Hai un sacco di cicatrici, disse lei sorpresa, passandogli la mano sul braccio, sovrappensiero.
Anche tu, fece lui, e arrossì un po'. In effetti la notte in cui si erano conosciuti l'aveva legnata parecchio.
Lei annuì fiera.
Credo che l'unico punto del mio corpo libero sia... ci pensò su qualche secondo. Uhm, il palmo delle mani? buttò lì, poco convinta.
Lui spostò lo sguardo sulle dita di lei, che ora giocherellavano con un accendino quasi scarico.
"Dovremmo ovviare a questa grave mancanza", avrebbe detto quell'altro. Quello con cui lei passava le notti in ben altro modo.
Spero di riuscire a lasciartelo libero, allora, disse invece lui. Quello con cui lei passava le notti a evitare di sventrare le persone.
Se si fosse trattato di quell'altro, lei a questo punto si sarebbe voltata verso di lui, l'avrebbe guardato dritto negli occhi, e l'avrebbe baciato mordicchiandogli le labbra.
Invece si raddrizzò sul naso gli occhiali che gli aveva rubato, e mordicchiandosi il labbro alzò gli occhi al cielo. Lui stava facendo lo stesso. 
Meditabondi, entrambi rimasero in silenzio a guardar sorgere la luna piena nel cielo giallastro.
Quella strana luce di mezzanotte cominciava ad essere piuttosto inquietante.


Wednesday, 24 October 2012

Liebestrank (sole di sangue)

La bestia mi appare davanti, così vicino che riesco a vedere la mia espressione terrorizzata nei suoi occhi.
Dalle zanne gli cola una densa bava grigiastra, con sospette striature rosse.
Il suo fiato fetido mi accarezza il viso, i suoi artigli mi accarezzano il collo.
Immobile, troppo vicina a lui anche solo per tremare, sono schiacciata dalla sua massa contro un muro, non so più quale muro. Mi ha inseguito per tutto il castello, lasciandomi senza fiato, senza scarpe, e con braccia e gambe costellate di schegge di vetro. Ma non sento dolore. Sono troppo impegnata a percepire il dolore che sto per provare, per accorgermi di quello che sto attualmente provando.
La zampa, ruvida e pesante, che mi preme sul collo, ha l'odore della caccia, e dell'incendio nel bosco da cui siamo appena scappati. L'altra zampa, che tiene a pochi centimetri da me, pronta a colpire, all'altezza del cuore - sono sicura che potrebbe staccarmelo in una sola semplice mossa, e senza neanche scomodare la sua irsuta compagna -... so che è lì, ma non oso guardarla. I miei occhi, che bruciano da morire, per colpa del terrore e del fumo, sono fissi su di lui, sui suoi.
Ha gli occhi azzurri come il ghiaccio, e altrettanto empatici e colmi di calore umano. Umano?
...
...è un essere umano, che sta per farmi questo?
Il tempo non scorre più, appena questo pensiero prende a riecheggiarmi nella mente che credevo paralizzata.
Un essere umano che vuole uccidere crudelmente un altro essere umano.
Le sue zanne luccicano nel buio, mentre un lampo tra le fiamme che stanno devastando il bosco a pochi metri da noi ci rischiara - ma è solo un attimo, e del fuoco torna ad arrivarci solo l'effluvio catartico, e il crepitio. 
Un essere umano che vuole uccidere crudelmente un altro essere umano, e mangiarselo, probabilmente.
Sotto questa dannata, bellissima luna paffuta. 
La mia mano sinistra, che a differenza dell'altra non è bloccata in una inutile morsa attorno alla zampa che mi sta strangolando, scivola piano verso la vita. Scende ancora, e tra i brandelli del vestitino arriva a pochi millimetri dal bordo dell'autoreggente. In un accessorio così pretenzioso e ammiccante, dovevo proprio ficcare la pistola, eh.
Ma non c'è tempo per l'autocommiserazione, il mio senso di colpa fustigherà più tardi il mio goffo narcisismo... se nessuno ucciderà prima la mia coscienza, ben inteso.
Le mie dita sfiorano finalmente il calcio della pistola, sento il suo rinfrancante fresco sui polpastrelli, e poi... - è un attimo, e mi ritrovo a terra, scaraventata dalla bestia, che mi cade sopra in tutto il suo peso. La testa mi brucia, e non so dove... dal profumo ferroso che ora mi circonda, come una soffice nuvola d'ovatta rossastra, presumo di essermi ferita, da qualche parte del corpo. E la bestia è ferita quanto me, se non di più. Sta sopra di me, reggendosi furiosa e debole sulle zampe anterioriori, bava e sangue mi colano addosso, in una pioggia densa che mi inonda di nausea.
La pistola... non c'è più... alzo gli occhi alla luna, ignorando ormai deliberatamente il muso omicida della bestia, ma la luna non c'è più, o meglio, si sta scolorendo nel cielo quasi bianco. Una luce abbagliante e algida si spande ovunque. Sento l'ansimare forte e dolente della bestia, ma non ho più paura - la botta dev'essere stata troppo forte...
Ma la lotta continua, e la bestia ricomincia a infierire: alza le zampe per schiacciarmi ancora, e i suoi artigli mi scorrono rapidi sul petto - evidentemente, pensando a quanto facilmente mi avrebbe potuto cogliere il cuore gli ho dato un utile suggerimento. Mi strappa il tessuto del corsetto, restando impigliato, e continuando a graffiare fino a liberarsi. Vedo fiocchi di pizzo schizzare via da me, come fuochi fatui color perla e pece.
In una botta di energia adrenalinica mi dibatto sotto di lui, e se i miei calci non hanno effetto perché il suo peso mi blocca entrambe le gambe, almeno con gli avambracci riesco a colpirlo in faccia, cioè, sul muso, sempre più forte, violentemente accesa all'idea che ciò che mi sta opprimendo e picchiando non è un animale, e quindi innocente... ma un essere umano, e quindi colpevole! L'odio mi dà slancio, e riesco quasi a rialzarmi, spingendolo via da me - mi scaglio contro di lui ancora, e ancora, con le lacrime agli occhi per l'eccitazione e il disprezzo, desiderando fortissimamente di ferirlo, di fare del male all'uomo che c'è (o c'è stato) dentro di lui... voglio ucciderlo, voglio ucciderlo!
Muori bastardo, mi ritrovo a urlargli contro, colpendolo col dorso della mano, perché non mi rimane altro, dove vedo che il sangue è più scuro... voglio infierire, affondare con le dita - in mancanza di lame - nel punto dove il proiettile è sprofondato, mettere letteralmente il dito nella piaga, e sentirlo urlare dal male... Muori, muori!!
Ma la luce all'improvviso si fa ancora più forte, più calda, investe tutto, e ci travolge nella lotta...
La bestia ulula, e sento tutta la sofferenza del suo verso, mentre in un ultimo gesto mi rovescia di nuovo a terra, la schiena contro il terreno duro d'inverno.

E quando riapro gli occhi, ancora vibriamo di furore, entrambi, incendiati dalla violenza che dobbiamo ancora sfogare.
Su di me c'è lui, è umano ora - sempre che mai lo sia stato. Ludwig coi suoi occhi crudelmente gelidi, e il viso bagnato del suo sangue e del mio.
Tu...? mormoro, tra la sorpresa e l'odio, guardandolo fisso, tremando - di rabbia, e freddo, e caldo... è l'alba, è febbraio, ma il suo corpo emana un certo strano... dolce... tepore, sopra di me...
Ludwig ansima ancora, senza dire nulla, per riprendere fiato tra le fitte della nostra lotta.
Il suo sguardo scende lungo i rivoli di sudore e plasma che mi bagnano il viso e il collo, fino al petto, il cui corsetto è ormai lacerato. Arrossisco, per quanto è possibile - si deve vedere praticamente tutto, là sotto, dannazione - ma non riesco a dire nulla, senza respiro anch'io dallo scontro.
Io ti ho... ti ho ferito, Scheiße! balbetta, a stento, orripilato. Sollevo il busto, quel che basta per dare un'occhiata alla zona che sta fissando lui con orrore e vergogna, ma gli addominali dolgono, e faccio in tempo solo a intravedere una lunga striscia rossastra poco più su del seno. Sverrei, ma sono troppo sfinita e insieme troppo carica per cedere ai miei impulsi di donzella impressionabile. Ti... ti chiedo scusa... sussurra mortificato, apparentemente incurante della ferita che gli ho causato io, e con un proiettile d'argento, tra l'altro.
Non rispondo, alzo gli occhi su di lui, e basta. Incazzata.
Anche lui è ancora teso, lo sento, vorrebbe continuare la battaglia. Il mio desiderio di fargli male non è ancora sparito, anche se non ho più l'impulso scatenato di urlargli di morire.
Poi scatta qualcosa, di nuovo, e vedo nei suoi occhi, puntati sul graffio che ho sul petto, una scintilla di... qualcosa di diverso, non so cosa. Alza anche lui gli occhi su di me, ci guardiamo. Seri, niente senso di colpa, o mortificazione. C'è quasi dell'astio, dell'ostilità, tra noi. Una strana elettricità tra poli opposti, pronta a fare esplodere qualcosa.
Faccio per dire qualcosa, una battuta sarcastica che prima contro di lui non mi sarebbe mai venuto l'istinto di scagliare, quando... la mano di Ludwig, quella stessa mano che prima era una zampa dagli artigli affilati e che mi aveva lacerato vestitino e pelle, scese sul mio petto. Non sul taglio, per tamponare sulla ferita - lì accanto, sul mio seno in bella vista. Sento la sua presa, la mano che stringe, e non so se è piacere o se è il graffio che improvvisamente brucia, ma mi si offusca la vista. Tendo il collo verso di lui, senza sapere che fare, e sento la sua bocca contro la mia. Un bacio che mi stordisce, mi chiude gli occhi e spegne il cervello - sento le corde con cui avrei dovuto imprigionarlo, quelle stesse corde da cui si era tanto facilmente liberato per poi lanciarsi contro di me, dando inizio al nostro duello, le corde ruvide e spesse stringermi i polsi, e lascio fare, non riesco a ribellarmi, non voglio... un lungo bacio, e poi  le sue labbra che delicatamente mi sfiorano il collo, scendendo piano, con un tocco leggero che mi fa rabbrividire di piacere... il loro calore contro l'aria sotto zero, il contatto morbido e umido del bacio contro la mia pelle che scotta... Resto di nuovo senza respiro, ma ora non è paura... Le sue mani stringono le mie, la sua bocca scende sempre di più... sento quel che resta del corsetto disfarsi al passaggio dei suoi baci, e poi... la sensazione ruvida e sconvolgente della sua camicia contro la mia pelle, della sua pelle contro la mia pelle... Non apro più gli occhi, mi mordo il labbro, sempre più forte, mentre le sue carezze scendono sempre più in giù... Tremo, quasi, e poi... e poi lui è dentro di me... Non resisto e lo guardo, e lui mi guarda, col volto arrossato e gli occhi luccicanti di febbre... vedo anche dove l'ho colpito, sul petto, di striscio, poco sopra il cuore... graffi e lividi ovunque, ma non li vedrò che tra molto, molto... Mi sfugge un gemito, e inarco la schiena, dal piacere... lui è ancora sopra di me, e si china a baciarmi il seno, arrossendo... riesco a baciarlo, per un attimo, quando riprende a stringermi i polsi, posando le mani sopra la stretta delle corde, ed è un bacio più forte, e violento, in cui ci mordicchiamo a turno le labbra, come belve affamate... fino a quando non crolliamo esausti, l'uno contro l'altra, sul terreno freddo d'inverno, e la guerra è finita, il fuoco si è dissolto lasciandoci nella cenere.

Sotto un sole di sangue, la Bestia ritrovò forma umana grazie all'amore... o fu l'amore a trovare la Bestia grazie alla forma umana?