Cercando nel labirinto degli specchi

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Wednesday, 28 November 2018

Coulrophilia

Clown fetish
Clown issue #2
TWS

Grazie C0C0nu#3R!

(killer clown from the IT 2017 reboot; adoring pin-up girl from Barbasol Shaving Cream 1949 ad, found on Pinterest - thank you)

Friday, 29 June 2018

Briar Rose and Snow White

La Bella Addormentata bacia Biancaneve
Bacio da fiaba

TWS
N.B. 
Entrambe le principesse sono tratte da coloring pages ritraenti la scena in cui giacciono morte/addormentate
da ciò i tag. 


Aurora viene da hellokids.com ; Biancaneve da colorinpages7.com - thx

Saturday, 30 November 2013

Amor macchiato



nero su bianco

©©nu#3R
ft. TWS
(il dipinto originale è Gli amanti di Magritte; lo spunto, Rorschach di Watchmen - danke!)

Wednesday, 10 July 2013

resti freddi



(s)now kiss



TWS





(di nuovo, la coloring page del bacio tta Biancaneve e il Principe è da www.carpatys.com; la colonna vertebrale da www.gmriflessologia.it; il teschio da www.disegnicolorare.com - danke!)

Sunday, 7 July 2013

Friday, 24 May 2013

Sentimental seppuku


Allora, cos'è successo? le chiede Rachel, guardandola coi suoi grandi occhi verdi, colmi di comprensione.
Berlin abbassa i suoi, invece - piccoli e marroni, senza particolari attrattive.
Di fronte a Rachel si sente sempre piccola e brutta - figuriamoci dopo tre ore di camminata senza meta sotto la pioggia, arricchite dalla caduta in una pozzanghera, e l'aggressione di un predicatore di strada.
Sta per alzare le spalle, ma si trattiene. Rachel merita rispetto.
Ne vuoi parlare? chiede lei, dopo un po'.
Berlin rimane zitta, e quando finalmente trova il coraggio di rispondere, la voce le esce flebile e incrinata. Come grattare una lavagna con le unghie appena curate.
C'è... poco da dire, borbotta, e subito se ne pente. Che risposta scortese.
Rachel le sorride, e il suo sorriso è così rassicurante... Berlin capisce perché tutti gli uomini della città vogliano sposarla - è la versione sexy e grintosa della ragazza d'oro della porta accanto.
Un rigurgito di autocommiserazione risale la gola del gattino spelacchiato, mentre la macchina accosta lentamente, con garbo, proprio davanti al palazzo in cui Rachel abita. Con Dent, non manca di ricordare a Berlin il suo tarlo parlante.
Mentre salgono in ascensore, circondata da ogni parte da specchi impietosi, Berlin inizia a non sentire più niente. Finalmente.
Rachel la prende per mano, e senza parlare la conduce al suo fianco fino alla porta dell'appartamento.
Ti va una cioccolata, o qualcos'altro di caldo? le chiede, piano, mentre richiude la porta a doppia mandata. Ci sono più serrature lì che ad Arkham, non può evitare di notare Berlin.
Bé, comprensibile, dopo che un clown pazzo ha incendiato te e il tuo fidanzato.
La pioggia continua a cadere, ticchettando sulle gigantesche vetrate del salotto in cui Rachel la fa accomodare. Solo allora, dopo due minuti buoni da quando lei gliel'ha chiesto, Berlin si ricorda di accettare la cioccolata.
Bianca, vero? Se vuoi ti aggiungo gli Smarties, o la granella di nocciola.
E Berlin si sente il cuore liquefare. Maledetto Harvey Dent, pensa il tarlo nella sua testa. Esiste un uomo che sia più fortunato di te?
Grazie... ma non ti preoccupare... davvero... bianca e basta andrà be... balbetta, arrossendo di fronte a tante premure.
Non ci provare cara! esclama Rachel, interrompendola con un sorriso di sfida. Materna anche mentre ti prende in giro, pensa Berlin, che ormai si è arresa al gigantesco senso d'inferiorità nei suoi confronti. Non c'è gara.
Vada per Smarties E granella allora, conclude Rachel, allegra e determinata, scomparendo in cucina - una cucina grande come tutto l'appartamento dell'altra. La morte interiore di Berlin non l'ha ancora contagiata. Strano.
Oddio scusami!! si sente urlare dopo un po' dall'altra stanza. Prima che Berlin possa scuotersi dal suo depresso torpore,  Rachel è di nuovo davanti a lei, con una presina e la tazza di Batman in mano.
Scusami, sono davvero svampita! Come ho fatto a non pensarci? Vieni con me, tu ti devi assolutamente cambiare! e la afferra per un polso, trascinandosela dietro.
Ma no, dai... non ti preoccupare... mormora Berlin, che ormai non riesce più a dire altro.
Rachel la porta dentro uno sgabuzzino - una sala da stiro, stipata di pile di camice linde e inamidate.
Scusami, mi sa che qui... Rachel si guarda intorno, senza posare un attimo lo sguardo. Non ci sono... è che non ho avuto tempo di stirare anche le mie cose, sai, col processo dell'altro giorno Harvey doveva... Ah! Ecco, questa sì, ti potrebbe andare. Sfila una camicia dalla pila alle spalle di Berlin, che nell'atto è colpita al petto da Rachel - dal suo seno. E, per fortuna, non ha forza di sentirsi male per quanto le sue tette siano sode e grosse.
Gra... grazie, le dice, e finalmente sorride - quando il piacevole shock di quel contatto è svanito. Poi guarda la camicia.
Da uomo, ma... bianca e nera! Dovrebbe piacerti... no? chiede Rachel, sorridendo soddisfatta.
Berlin annuisce, senza staccare gli occhi dalla camicia, che è appena diventata incandescente, tra le sue mani.
Bellissima... mormora, tra sè e sè. Ed è di Dent.
Bé, ti lascio in pace cambiarti ora! Aspetta, vieni in bagno... vuoi farti una doccia? Asciugarti i capelli? continua a chiederle la ragazza perfetta. E con le mani di Rachel che le sfiorano i capelli, per sentire quanto sono umidi ancora, Berlin trova finalmente la forza di guardarla in faccia, e sorride.
Non ti preoccupare, qui andrà be...
Ritrovandosi in un lampo nel bagno. Marmo bianco, pareti bianche, con accessori, lavandino e decorazioni d'oro. Il cavaliere bianco colpisce ancora, pensa, senza riuscire a smettere di sorridere.
Si guarda allo specchio, ed è il suo viso ora a prendere fuoco. Capelli arruffati, occhi rossi dal pianto, senza trucco, e con una spettacolare camicia di Harvey Dent da indossare.
Si spoglia piano, osservando il bagno dal riflesso dello specchio, cercando di non pensare a lui. Nella vasca. O nella doccia. Sì, li hanno entrambi - per darsi una lavata veloci, e per potersi rilassare. E guardando la doccia, Berlin inizia a pensare a qualcos'altro... Stare sotto il getto e farsi...
Oh! Ciao! Scusami... Rachel non mi aveva detto che... Ciao.
Dent è appena apparso in quel riflesso, alla porta, dietro di lei. E imbarazzatissimo si è precipitato via.
Berlin dubita che sia successo davvero, e continua a spogliarsi, per potersi cambiare. Lancia un'occhiata al reggiseno che indossa, per controllare come le sta.
Nero, a balconcino, coi bordini bianchi e i bottoni - effetto colletto delle conigliette di Playboy. Sotto la camicia nera ad ampie righe bianche di Dent, che le arriva poco più in basso del pube, dovrebbe starle bene.
Tiene comunque la gonna, anche se ormai è un bel po' spiegazzata, e dopo essersi sciacquata il viso esce.
Vieni davanti al fuoco, le urla dolcemente Rachel. La sua voce viene dal salotto. La stanza con le enormi vetrate.
Berlin ubbidisce, e si lascia guidare. Rachel la aspetta davanti al caminetto, ancora spento, con la tazza di cioccolata fumante in mano. Ecco a te, cara, le dice porgendogliela, con la voce calda e rassicurante di una mamma.
Ti chiedo scusa, se ti abbandono così, ma mi hanno appena chiamato dall'ufficio... Stupidaggini burocratiche che a quanto pare non si risolvono, senza di me. E rotea gli occhi. Come se stesse cercando di provarle che anche lei è una ragazza pigra che preferirebbe rintarsi a casa tutto il giorno, piuttosto che lavorare. Non ci casco, Rachel, tu sei la donna perfetta, penserebbe disincantata Berlin, se non fosse così stordita dal profumo della cioccolata... e della camicia. Appena stirata, e...
Però è arrivato Harvey, si prenderà cura lui di te! A te va bene? Non permettergli di cucinare o ti avvelenerà, ma per il resto...
Berlin ormai l'ha capito - è solo un sogno. Annuisce, e la abbraccia forte (dopo aver posato la tazza, per non ustionarla). Grazie di tutto... Mi dispiace di averti disturbata. Mi rivesto e scendo con te, ok? Poi torno in taxi, non ti...
Non ti muovere. Harvey! strilla Rachel, per tutta risposta.
? fa lui, apparendo di nuovo, dal corridoio. Berlin tiene lo sguardo nella sua direzione, ma non osa guardarlo.
Tieni al caldo e al sicuro questa donzella, e non farla uscire, per nessun motivo, finché non sarà del tutto asciutta e riposata! Intesi?
Dent non tradisce emozione. Né fastidio - il fastidio che evidentemente deve provare ad avere Berlin lì, e doversene occupare.
Certo, Rachel.
Rachel sorride trionfante, dà un bacio sulla guancia a Berlin, e ingiungendole di accendere e regolare il fuoco come vuole, trotterella in corridoio, e scompare.
Buona serata Harvey, gli dice solo, guardandolo in faccia di sfuggita, troppo impegnata a digitare qualcosa al cellulare.
Anche a te... Non lavorare troppo, risponde lui, e resta incerto sulla porta tra corridoio e salotto, senza entrare.


Saturday, 4 May 2013

Halo of lies


(WARNING! RAPE & VIOLENCE & PERVERT'S STUFF.
attenzione. si parla chiaramente di stupro, in una chiesa, e la verginità violata non è quella canonica. non intendo offendere nessuno. il presente brano non è composto con finalità anticlericali, è semplicemente un frammento di violenza casuale in un mondo casualmente violento.
Rispetto ogni fede e ogni culto, e credo fermamente che l'unica espressione carnale dell'amore possibile sia quella tra persone consciamente consenzienti. 
se non volete saperne, non leggete. se no, non prendetevela con me. come saprete, esiste la libertà di espressione e il principio dell'Art for Art's sake, e questo è il mio blog.) 


È un attimo, e appare dietro di me. Non faccio neanche tempo a realizzare che gli occhi verdi veleno in cui mi sto specchiando sono quelli di un fantasma, che lui già si è dissolto, e mi cattura, in ostaggio.
Per la sorpresa mi scappa un grido, ma è presto soffocato.
Andate, strillo a quegli altri, che ci guardano agguerriti. Tocca a me ora, ribadisco, con la voce fredda di chi non ammette repliche. Anche loro sanno che è vero, che non c'è altra soluzione. Quindi, alla fine, devono ubbidirmi.
E poi, non voglio che vedano cosa mi succederà.
Torniamo a noi, dice lui, quando le porte finalmente si chiudono.
Una frazione di secondo, di nuovo, e mi fa cadere. Finisco incaprettata tra le candele, sull'altare. E capisco.
Guardo quelle persone davanti a noi, sedute sulle panchine - alcuni inginocchiati, altri riversi sulle Bibbie impilate, e mi sento sollevata che siano tutte morte. L'odore di incenso mi penetra nelle narici, mischiandosi al fetore del sangue e dei cadaveri. Un raggio della luce dell'alba trafigge rovente un angelo della vetrata, a cui la nostra scossa non ha distrutto del tutto la testa. Il riverbero celeste si spande sul pavimento di marmo, su cui è colato l'ultimo riflesso di qualcuna delle vittime.
Lui si schiarisce la voce, si scrocchia le dita, mi immobilizza, e mi apre.
Il dolore che mi dà è inequivocabile, e gli piace. Non ha sbagliato. L'ha fatto. Mi ha del tutto violato.
Vedo - o meglio, non vedo, e davanti agli occhi serrati tutto si fa rosso cupo. Sto per svenire, ma lui, per tenermi sveglia, mi bacia. Le sue labbra umide mi sbavano sul collo, e la cosa peggiore è il sollievo che mi dà il frescore della sua saliva.
Allora? chiede. Ma non so cosa chieda.
Finalmente... ti ho trovato qualcosa di vergine, sibila, e mi lecca. La sua lingua mi passa lungo le vertebre del collo. Rabbrividisco, e non riesco a perdere i sensi.
Vuole che io rimanga cosciente.
Per mortificarmi meglio.
Si fa strada dentro di me, sempre più forte. Stringo il bordo della tovaglia finemente ricamata che fino a poco fa velava l'altare e ora si spiegazza sotto la stretta convulsa delle mie dita, come un bambino spaventato farebbe con la sua copertina. Lui non parla, e gode nell'umiliarmi.
Ricordo un vecchio bacio, per cui ora non c'è più spazio - quello sulla neve, appena prima che lui crollasse. Adesso c'è solo odio, per questo mi sta stuprando.
La cosa peggiore - quella peggiore davvero - è che lo sta facendo per insegnarmi la sua lezione. La sua preziosa lezione di male e morte. Come io gli avevo chiesto.
Sento la stretta della sua mano bruciarmi sul polso, sulla croce tatuata. Con l'altra mano non mi palpa, non mi accarezza - mi spinge la schiena verso il basso, premendo tra le scapole, schiacciandomi a faccia in giù sull'altare. Nella pelle mi si è conficcato qualcosa, sembrano tante piccole perle, legate assieme, e...
È un rosario.
Il crocifisso luccica davanti a me, ma presto lui se ne accorge, e mi dà un'energica spinta, che mi appanna ancora la vista, e mi porta tutto il corpo in avanti. Le mie labbra travolgono il ciondolo, e l'uomo si piega su di me, senza lasciare la presa. Le sue dita si aggrovigliano ai miei capelli - così farà più male. Poi mi alza piano la testa, e continuando a scorrere dentro di me strattona le ciocche che è riuscito ad afferrare, e mi sbatte il viso contro l'altare, di nuovo. La mia faccia investe il crocifisso di ferro, di cui ora sento in bocca il sapore. Credo di essermi tagliata il labbro, come minimo, ma è l'ultima cosa di cui mi debba preoccupare.
Una lacrima, arenatasi all'angolo dell'occhio quando prima mi ha aperta, si getta finalmente lungo la mia guancia, e cade sulla tovaglia d'altare.
Lui se ne accorge e ride, deliziato, lasciandomi i capelli per scivolare con la mano lungo il collo - sento le sue unghie premere, ma non graffiare... Poi scende lungo la clavicola, e si adagia tra i miei seni. Gioca con i grani del rosario, mentre col palmo resta immobile all'altezza del mio cuore. Le spinte rallentano, riducono la loro intensità, e il mio corpo smette piano piano di tremare. È ancora dentro di me, ma comincia a farmi meno male. 
Respiro di nuovo, piano, per non farmi sentire. 
Poi però dà un nuovo colpo di bacino, a sorpresa, così forte da farmi gridare, e stringendomi il seno con entrambe le mani mi sbatte ancora e ancora e ancora - la faccia mi si schiaccia ripetutamente contro il crocifisso di ferro, e i bracci della croce mi pungono le labbra, il naso, le guance, ovunque lui voglia farmi atterrare.
Non ce la faccio più e grido, continuo a gridare, odiando lui e i miei compari al sicuro e tutti quei morti che sono corsa lì a salvare, e le mie urla e le sue risa rimbombano per tutte le navate, echeggiano fino a fuori, là, oltre le vetrate rotte, dove stanno gli altri, a cui ho stupidamente detto di non entrare.
Il bastardo continua a montarmi e a ridere e a affondarmi le unghie nella pelle del seno, nelle cosce, fino a quando la sua risata non si interrompe un attimo, e l'orrore congela il mio pianto.
Si scrolla fino all'ultima goccia, poi, finalmente, esce. Mi schiaffeggia la coscia, soddisfatto.
E mi chiede:
Allora, piccola? Dov'era il tuo Dio, fino ad adesso?


Monday, 29 April 2013

Sindrome dell'amor fantasma




C’era una volta una bella bambina, che una strega cattiva aveva fatto addormentare.

Viveva, cioè dormiva, da un’eternità in una bara, uno scrigno di cristallo fatto su misura per lei.

Dormiva, cioè esisteva, nella sua bella campana di vetro, nel bosco – cioè in una foresta fatta di rami contorti e brutti sogni intrecciati, in cui la luce del sole non passava mai. 
Solo la luna filtrava ogni tanto tra gli alberi, puntando il suo bianco fascio sulla splendida bara della bambolina di neve

La chiamavano così – o meglio, così l’avevano chiamata un tempo, quando ancora era viva… o meglio, quando ancora era sveglia – perché sembrava fatta proprio di porcellana esangue, come se, quando era nata, fosse già stata morta, davvero.

Se stava là, cioè sognava, da anni e anni, un infinito di lune, accompagnata nei suoi viaggi immoti solo dalla sua bellezza pura e senza colori, dal profumo dei suoi lucenti capelli neri, e dallo sguardo insonne del cielo.

Dormiva e sognava da quando la regina l’aveva deciso, e con una mela aveva sostituto il proprio cuore spezzato – spezzato da lei, dalla bambolina di neve, che coi suoi lucenti capelli corvini, e la sua pelle di porcellana esangue, col solo suo nascere aveva ucciso la regina, dentro.


E nei suoi sogni la bambolina viveva, cantava, con le sua labbra rosse del sangue che più in lei non scorreva, e si circondava di sette amici e di pace. 
In quei suoi sogni la bambolina viveva, cresceva, e amava – amava quello stesso principe che accanto alla sua bara vegliava, forse. 
...
Forse proprio quel principe che caduto sotto il candore della luna dolcemente si dissanguava, con nel cuore una scheggia della bara che da sempre custodiva il cuore della bianca bambolina, ella amava.

Il principe aveva vagato per tutta la sua vita in quella foresta tetra, senza arrendersi mai, alla ricerca di lei – e quando l’aveva raggiunta, era morto. A un soffio dal donarle il bacio che l’avrebbe riportata alla vita.          

O almeno questo era ciò che lei sognava.
In ogni caso, il suo principe era morto, proprio alla distanza di un bacio da lei, che dormiva, e non poteva saperlo.

O forse era tutto solo un fungo, e l’amore il frutto della sua inaccorta ingestione.


<...3

Tuesday, 16 April 2013

Five fetish flowers (ovvero, ciò che m'ispira di più ora)


♣ il numero 5. 
Ecco perché il titolo parla di 5 fiori, mentre le fisse sono molte di più.

✁ le rose, che sian bianche o siano blu.
Altro che Regina di Cuori, tremate al cospetto della Donna di Fiori. Tagliatele le vene!

Il Courier, il  Black Letter, e il carattere delle vecchie macchine da scrivere.

♔ il bianco. 
E il nero. Perché l'uno non può esistere senza l'altro, e insieme stanno da Dio. 
Come la neve, Biancaneve e l'inchiostro.

Le croci. 
Simbolo di negazione, sacrificio, tortura, amore. 

Le catene.
Non penserete mica di inchiodarmici, a quella croce - non è questo il caso... vi pare?

L'argento.
Perché no? 

La Ale, è spettacolare. Dolce, schiumosa, rossa di un ricco rosso cupo.
Come bere il sangue di un cherubino strafatto di acido, mi ritrovo inspiegabilmente a pensare.

Le fiamme, le schegge di vetro, le lame.
Open your heart to me, darling. Light my fire.

Le maschere, le carte, le pose, e l'ego che non hanno dietro, e che le cambia a caso.

L'innocenza, e di contro, la più curata crudeltà.

Un bacio sognato, 
Un bell'incubo,
Spezzato.

Joker. Loki. (That was unexpected)
 Something green, something mean.

Twisted Scared Snow.


Tuesday, 12 March 2013

Se mi piaci


Se mi piaci, te lo faccio capire.
Se mi piaci, te lo dico apertamente, dal nulla, in maniera suicida e drammatica.
Se mi piaci, mi dichiaro, sotto la pioggia, o mentre i petali di ciliegio ci vorticano attorno.
Se mi piaci, e siamo da soli a casa, ti bacio e in un attimo siamo l'uno sopra l'altra.
Se mi piaci, quando incrociamo gli sguardi arrossisco, o sorrido, o impallidisco, perché mi sento cadere in una voragine.
Se mi piaci ti picchio, ma senza farti male, mi aggrappo a te e non ti lascio andare.
Se mi piaci ti penso, e ti penso così forte che lo puoi sentire - se mi piaci ti basta guardarmi, per capire.
Se mi piaci sono sempre con te, o accanto a te o nel tuo cuore - filtro fin dentro le tue cellule, e non mi puoi più lasciare andare.
Se mi piaci mi ispiri, e (quasi) ogni mio pezzo parla inevitabilmente di te.
Se mi piaci lo sai, e non ti serve domandare - sono intensa, malsana, e vorrei vivere fuori dalla realtà, con te.
Se mi piaci ed è me che vuoi, saremo l'uno Bella per l'altra Bestia, e viceversa - insieme, senz'altri, in un castello lontano.

Saturday, 2 March 2013

Beatrix et horror


Bacio al disinfettante
Sulla punta di uno spillo
- ricorda di non grattarti, 
O non andrò via
Da te.
Le bolle che soffi rapide
Compongono sogni di plastica
- è il bisogno usa e getta
Di non averti mai.
Ricordami di non conoscerti,
O tra noi finirà
...quel che ho iniziato a tessere
Filando tra i nostri occhi.
Non so se sia alfa od omega,
La tua donna di spade
Che sta tra noi nel letto
Che più che altro è un pitale.
Vorrei che fosse qui,
La tua insieme alla mia...
Anime perse in discarica
Da già fin troppi anni.

Profuma di cannella, 
La nostra solitudine.

Sunday, 27 January 2013

Poesie d'amore morte


Ultimamente sono per gli innamoramenti cerebrali. 
Quelle cotte che ti folgorano a livello artistico, come un bacio della musa, che si accendono come lampadine quando viene premuto il pulsante giusto. In inglese è un evento che suona molto meglio - switch on, e l'ispirazione risorge. 
In teoria. Può capitare che quest'illuminazione punti il suo chiaro, netto raggio incolore e incalore su qualcuno che, come Munchies e come una zucca negli States a fine ottobre, è stato svuotato dalla Nausea, dalla nausea o da qualche trauma emotivo degno di rilievo. E allora, in questi casi, in cui l'apatia è solerte infermiera, e la noia severa istitutrice, questo genere di amore, che colpisce e non ferisce, affascina ma non scalda, questo ectoplasma dotto e inconsistente, bé, non suscita un bel niente.
Ultimamente, da quando l'età adulta è venuta a farmi visita per ricordarmi di andare a trovarla, sono per le attrazioni intellettuali.
Il guaio è quando teorizzi bene, ma razzoli male, e finisci per prenderti una cotta che non ha nulla di irreale.
Quando ti ispira un ragazzo, un ragazzo reale, e tu non riesci a fare altro che macerarti, e aspettare.
(materiale da shoujo manga che però ti fa sospirare, ma non creare, purtroppo)

Munchies non aveva mai detto, a nessuno, che in realtà non aveva mai inteso veramente suicidarsi. 
Era solo andata troppo a fondo, per sbaglio. 
Un errore, tutto qui - un vero, semplice errore.
Per questo, quando Doc disegnò la sua storia, Munchausen s'iniziò a chiedere se fosse arrivato il momento di dargli qualche spiegazione. 
Il fatto era che Doc non le aveva mai chiesto nulla - gli era bastato sentir parlare di lei, per volerla avere. 
Proprio come un estimatore cerca una farfalla rara - per inchiodarne le ali sotto una campana di vetro, e scrivere con la sua polvere magica poesie d'amore morte. 

Saturday, 26 January 2013

Whiteout


Che cazzo...
Le pillole piovono giù, una dopo l'altra, disegnando ampi cerchi concentrici nel water.
Nix alza lo sguardo in segno di sfida, poi stappa la fiaschetta, e getta via il liquore.
Vorresti picchiarla, ma non puoi.
È tua sorella, la conosci da una vita.
Un tonfo metallico. 
Ha gettato la fiaschetta nel cestino.
Ti passa accanto, senza guardarti in faccia.
La vodka è andata, tutta, fino all'ultimo goccio.
Puttana.
La afferri per un braccio, e la strattoni verso di te.
La voglia di tirarle un pugno è forte, sempre più forte.
Lei ti guarda, non sembra spaventata.
Dev'essere perché ha lo stesso identico desiderio di massacrarti.
Non le molli il polso, anzi, lo stringi ancora meglio. Deve bruciarle, la pelle, sotto la tua stretta.
Non le urli nulla, è meglio - anche se non avrebbe dovuto osare...
Lei ghigna, non sorride, fissandoti con rabbia - tu te la tiri contro, cercando controvoglia di non farle il male che vorresti...
Ma è Nix a colpirti, in faccia.
Si alza sulle punte, è rapida come una vipera.
Senti la sua bocca premere sulla tua, in un guizzo - un lieve morso al labbro inferiore, e si stacca.
Tu vedi tutto bianco, come un flash nella neve - non ci sono più colori, contorni, o sfumature.
Quel bacio ti congela, e Nix se ne va, in silenzio, come sempre.


Sunday, 20 January 2013

Sister / Morphine


Cristo... Mi sembra di aver appena ucciso la mamma di Bambi, dice Felix, poggiandosi la mano sulla fronte, come se gli fosse esplosa ora una forte emicrania.
Nix è stanca, sente il sonno pesarle sulle palpebre e appesantirle la carcassa, ma riesce a sogghignare.
Rilassati, hai ucciso Bambi, non sua madre, mettiamola così, sibila. Un divertimento un po' aspro.
Lui si leva la mano dalla faccia e si gira a guardarla. L'altro braccio lo tiene piegato, tra la testa e il cuscino.
Per fortuna, commenta, prendendola in giro.
Si vede a un miglio che morirebbe dalla voglia di fumarsi una sigaretta.
Guarda che puoi accenderla, mugugna Nix, a cui iniziano a chiudersi gli occhi.
Dà un'occhiata alla sveglia elettronica, che lampa a intermittenza da quando sono entrati. Le 3.13.
Come la targa di Paperino.
Felix la fissa come se fosse Brigitte Bardot apparsa nuda in un enorme bicchiere di Vodka Martini, senza olive.
Davvero? fa, a metà fra la sorpresa e l'estasi.
Lei alza le spalle, per quanto le permetta la posizione, e si gira su un fianco. Ancora in direzione di Felix, anche se preferirebbe dargli la schiena e non vederlo per un po'.
Si sentono entrambi a disagio.
Cristo, ripete Felix. Non si accende la sigaretta, anche se Nix era sincera, quando gliel'ha detto.
...Almeno è stato bello? chiede, in un mormorio di vergogna. 
Ha come la sensazione di no.
Lui sgrana gli occhi, come se fosse sconvolto da quella domanda. Strano vederlo senza Ray-Ban, pensa lei.
Scherzi? è stata una delle migliori esperienze che un uomo possa sognare.
Lei vorrebbe sorridere, e credergli, ma non ci riesce.
Il sesso con la propria sorella? 
Fare l'amore con una vergine, la corregge lui, bruscamente.
Non sono fratelli. Com'è ora a entrambi evidente. Per fortuna. Ma è comunque...
Strano, sussurra lei. L'imbarazzo è palese, per tutti e due, e adesso che è tutto finito quell'atmosfera intensa e drammatica che si era creata prima, quando si sono baciati per la prima volta, è evaporata.
Fuma la tua Gaulois, tranquillo, dice poi, non sentendolo ribattere.
Poco prima lui era dentro di lei, le ha chiuso gli occhi in un bacio a fior di labbra, è venuto... e anche se a lei faceva troppo male per scoprire cosa fosse l'orgasmo, ha tremato un poco sotto di lui, e intrecciando le dita attorno al suo collo lo ha sentito finire. Poi lui l'ha stretta dolcemente, sfiorandole la fronte con le labbra, ed è uscito, per stendersi al suo fianco, in un silenzio sfinito.
Felix aveva il preservativo, che dopo un po' si è alzato a buttare, ma lei comunque si era data una pulita con un Kleenex, senza osare guardare. Sapeva che ci sarebbe stata qualche goccia di sangue, o forse un pochino di più, là sotto, e che poteva aver macchiato il lenzuolo. Ma solo il pensiero ora le fa girare la testa, quindi meglio aspettare.
Il suo imene a pezzi su quelle lenzuola... Non ci vuole pensare.
Allora era così che ci sente, dopo. 
Un bacio all'uomo che in quell'attimo pensi di amare, e subito dopo una voragine aperta nel cuore.
Felix riderebbe, per il doppio senso.
Nix si augura intensamente di non avere davvero una voragine spalancata, là sotto. Brrr.
Dubita che farà di nuovo sesso, a breve.
Con Felix, soprattutto, che sembra traumatizzato dall'accaduto. 
Proprio quando pensa di girarsi dall'altra parte, e dormire un sonno vuoto e misericordioso, Nix sente la mano di Felix toccare la sua. Apre il palmo, e lui la stringe.
Non ne ho voglia, grazie, dice lui, e basta.
Nix ci mette un po' a ricordarsi cosa gli ha detto.
Gli lancia un'occhiata fugace. Lui le sorride.
Sembra un po' meno angosciato, rispetto a poco fa.
Lei sente un improvviso calore salirle alle guance. Ricambia.
Allora, le lenzuola ce le portiamo via... le vuoi nascondere tutte, o tagliarne via solo un pezzo? le chiede lui, allegramente.
Nix s'illumina, colpita dalla sua premura. Non se lo aspettava... che lui pensasse anche a questo, per lei.
Le voglio bruciare, annuncia, decisa. 
Lui solleva un sopracciglio, colpito. Poi annuisce, comprensivo. Mi piace.
Così nessun altro le potrà avere, e il ricordo resterà per sempre solo a me, spiega lei, con l'entusiasmo di una bambina.
A noi, ribatte lui.
A quel punto Nix si sente felice. Veramente. 
Grazie, dice sottovoce a Felix, sperando che lui non la senta. Ma lui la sente, e sorride. Strano vederlo sorridere, pensa lei.
Sono felice che sia successo con te, aggiunge, ormai che è in ballo.
Lui non la prende per il culo, per una volta. Anch'io, risponde.
Non potevi scegliere uomo migliore, effettivamente, dice poi, ammiccando.
Oh-oh-oh! fa lei. 
Vero, ammette però.

Adesso, quando vorrai di nuovo ucciderti... vieni da me e scopami, invece.
Così vorrebbe dirgli, e convincerlo a fare.
Ma non osa, e non pensa di valere tanto - non potrebbe mai reggere il confronto, per lui, con una bottiglia di Johnny Walker e un flacone di pillole pieno.
Anche se, anche solo per un attimo, Nix vorrebbe non ricordarselo.

Saturday, 19 January 2013

nailed


Gotham city, 14 febbraio, villa Wayne, ore 00.17: amore e terrore alla vigilia di San Valentino. 
Tutta la Gotham-bene, la creme de la creme della città, ancora trema, dopo quanto accaduto ieri in tarda serata alla festa di fidanzamento del nuovo procuratore distrettuale, Harvey Dent, con la bellissima Rachel Dawes - che è consulente del procuratore, guarda caso... galeotto fu il processo e chi lo indisse? Ma non è tempo e luogo per i pettegolezzi, infatti: proprio questa lieta occasione è stata teatro dell'ennesima, inquietante apparizione del criminale noto come Joker. Il Joker è infatti comparso alla festa, eludendo l'addestratissima sorveglianza che vigilava la villa Wayne, dove si stava tenendo il ricevimento, e ha approfittato come al solito dei riflettori, puntati fino a quel momento sulla coppia d'oro di Gotham, per seminare ancora una volta il panico tra i nostri concittadini. 
Non è chiaro il motivo della visita del criminale, che come quella di Malefica al Ballo organizzato per la nascita della principessa Aurora, ha fatto ricadere una grave maledizione sui piccioncini.
Armato solo di un affilatissimo paio di forbici, il Joker ha preso in ostaggio la futura signora Dent, costringendo il procuratore a baciare una giovane invitata, che sembra aver scelto a caso. Di fronte alla minaccia di questo folle maniaco, che giurava che avrebbe trasformato il volto di Rachel Dawes in "un altrettanto raffinato origami", Harvey Dent si è visto costretto a cedere al ricatto, e ha quindi baciato la ragazza. Ottenuto ciò il clown è apparso soddisfatto, e mentre una pesante nebbia verde aspro si spargeva nella sala, è riuscito a scappare, lanciando contro la giovane - la terza vittima del suo angosciante scherzo - le forbici che aveva puntato contro la signorina Dawes.
Quando la nebbia si è diradata - fortunatamente senza effetti venefici - tutto sembrava al suo posto, nessun invitato è risultato ferito o scomparso. 
Prima che la stampa potesse rivolgersi ai protagonisti di questo insano addio al celibato, giocato alla futura coppia Dent, il signor Brune Wayne, il miliardario padrone di casa, che ha ospitato la festa in onore dell'amicizia di lunga data che lo lega al signor Dent, ha "rapito" i tre sfortunati protagonisti dello "scherzo" del Joker, dicendo che si sarebbe "occupato lui di loro", e li avrebbe tenuti "al sicuro, per riprendersi dall'assurda situazione". 
Non abbiamo così potuto sentire impressioni, reazioni e preoccupazioni dei futuri sposini, ma soprattutto non siamo riusciti a scoprire molto della misteriosa sconosciuta: i pochi che l'avevano già vista sostengono che si tratta di un'amica di famiglia di Wayne, venuta dall'Europa per motivi di studio, e che la sua età si aggiri intorno alla ventina. La ragazza in questione ha capelli castani, boccolosi, occhi grigi, carnagione piuttosto chiara, ma nessun segno particolare visibile; indossava un vestitino nero in stile Fifties, stile arricciato, con cerniera laterale, lunghi guanti in pizzo, e un ampio coprispalle nero, di seta. 
Chi è questa fanciulla?
Perché il Joker ha scelto proprio lei? è stato davvero un caso, o i due in qualche modo si conoscevano già?
Come reagirà la coppia perfetta di Gotham, a questo bacio coatto? 
Auguriamo ai futuri signori Dent di superare indenni anche questa trappola, così che l'amore possa trionfare, e loro vivere per sempre felici e contenti.

Tuesday, 8 January 2013

Felix domesticus


Nix si appoggiò al bordo del tavolo, soddisfatta della missione compiuta.
Il roastbeef stava finalmente cucinandosi in forno, e aveva un aspetto magnifico. Tutta la famiglia sarebbe stata contenta.
Stava per accendere un fiammifero, giusto per il gusto di guardarlo bruciare fino allo stremo, per poi spegnerlo a mezzo millimetro dalla punta delle sue dita, quando il suo fratellone entrò in cucina.
Bé, Felix non era letteralmente il suo fratellone, ma dopo tutto quel tempo lei si sentiva parte del caotico clan in cui era non nata, ma cresciuta.
Ehi, NewYorkNixNivis, comme en ça va? Pensavo fossi scappata di nuovo dalla finestra.
Lei rise, tirandogli un dritto in piena spalla.
Ma dai, credi che in due anni non sia riuscita a inventarmi una psicosi nuova, e più interessante? Hai davvero una bassa stima di me, fratellone.
Due anni, da quanto Felix era andato a vivere nei dintorni di Sunset Boulevard. Si era proprio seduto sulla bocca dell'Inferno, come aveva commentato Nix quando aveva saputo della sua imminente partenza.
Non avrebbe potuto cadere più distante di così dalla verità - ma Felix sperava che non sarebbe mai giunto il momento di smentirla.
La abbracciò, e lei si lasciò catturare, schiacciandosi contro la camicia bianca a sbuffo, leggermente aperta sul petto, del fratello.
Ho sentito che hai cercato di ucciderti, testa di Uncino, miagolò Nix, quando l'abbraccio fu terminato.
Felix avrebbe voluto lasciarsi andare a un gestaccio di esasperazione, ma si limitò a sospirare.
Ho sentito che la dai via come se ne avessi troppa, ribatté, ma la sua sorellina sapeva scegliere tatticamente quando rivelarsi vulnerabile, e quando no.
Felix vide i suoi grandi occhi tra il verde e il castano (melma di palude, secondo la fiera definizione della loro proprietaria), e sentì la tentazione di darsela a gambe. Ecco, in quel momento la vulnerabilità era decisamente off.
Se anche fosse vero - e so che stai bluffando, perché di me dicono in giro esattamente in contrario -, beh, non sono cazzi tuoi, no? E comunque...
Felix le lanciò un'occhiata lasciva, scherzando. Come no?! Zuccherino, sai che avrei sempre anelato... a prendere il primo fiocco, e le accarezzò il collo con l'aria di un vecchio galante marpione.
Lei stette al gioco, e con un onesto rossore da verginella sulle guance si sventolò il viso - che pareva scottare davvero - con la mano. Già, in mancanza del tipico ventaglio da gattamorta.
Allora, mio caro... non devi perdere la speranza. Sai che mi preservo da sempre per te... fratellone.
La conclusione stonò parecchio, ed entrambi rimasero interdetti, in imbarazzo.
Nix stava per distrarsi - i fiammiferi, nascosti nell'ultimo ripiano della dispensa, la stavano chiamando a gran voce, lo sentiva. Ma quel cazzone doveva subire una bella lavata di capo, da lei almeno! Se no ci avrebbe riprovato, prima o poi, poco ma sicuro.
Nix conosceva Felix. Sapeva che dove lei riusciva a fare un po' di luce coi fiammiferi norvegesi, lui invece ricorreva all'alcol, di solito, o alle sigarette. Di solito.
Il problema risorgeva quando le Gauloises finivano, e i tabacchini si prendevano tutti il week-end libero.
Così, Nix riprese a fulminare il suo fratellone con lo sguardo, fino a quando lui non cedette.
Già, cocktail di pillole, qualche mese fa. Michael mi ha trovato in tempo, e fatto vomitare tutto. Una doccia e sono tornato come nuovo. Non c'è un vero perché, aggiunse, anticipandola. Nulla di più pesante di dover spiegare cosa ti porta a farti uno shottino con l'intero flacone dei tuoi barbiturici preferiti.
Nix non gli tirò una sberla, come invece Felix si sarebbe aspettato. Mani inspiegabilmente forti, per essere così piccole.
Non gli tirò una sberla, bensì lo afferrò per il nodo - già in via di disfacimento - della cravatta. Lo tirò con la sua solita sovrumana forza esplosiva, costringendolo ad abbassarsi fino a finire con la faccia dritta davanti alla sua.
A questo punto, Felix si sarebbe aspettato un generoso sputo, un bolo nato dal fatale incontro tra saliva e catarro da non-fumatrice, dritto negli occhi - o un bacio appassionato, che però era fuori discussione, visto che si trattava della sua sorellina.
Ciò che non si aspettava, era di sentire il profumo di rhum e vaniglia di Nix alterargli la coscienza, mentre la guardava nei suoi grandi occhi di melma e si accorgeva che la piccoletta era cresciuta, davvero.
C'è un vero perché per non farlo, però. Almeno uno, penso. E sarebbe un peccato sprecarlo, gli sibilò, guardandolo negli occhi con una luce intensa che lui non aveva mai visto.
Come le fiamme che crepitano piano nel bosco, poco prima di raderlo del tutto al suolo.
Sei posseduta? le avrebbe chiesto, fino a qualche mese prima. Ora però non ne aveva proprio voglia.
Che avesse davvero... perso la sua innocenza? Felix avrebbe preferito non pensarlo, ma ormai l'aveva fatto.
Qualcuno chiamò Nix dal salotto, e lui rimase lì imbambolato, con la stretta della cravatta che gli bruciava sul collo, a guardarla saltellare via, chiedendosi che cazzo fosse successo alla piccola Neve.
Ah già, bentornato! gli cinguettò lei, trotterellando via.

Sunday, 6 January 2013

Nel vetro bianco


Pescò una M'n'M blu, invece che verde, e rimase folgorata.
La guardò per un po', sbattendo le ciglia.
Il cioccolatino, col suo duro cuore di arachide, non ricambiò l'occhiata.
Munchies strozzò un urlo in gola, e schizzò fuori, via verso la stanza dei giochi.
Doc era seduto per terra, e dava le spalle alla porta.
Quando Munchies entrò, stringendo tra le dita l'M'n'M che cominciava a stingerle addosso, lui non si mosse, la lasciò fare.
Lei avrebbe potuto pensare di andarsene, per poi tornare solo una volta preparato il the, ma non lo fece. Non indietreggiò, non si ritrasse.
Corse verso il vetro, fermandosi solo quando un suo riflesso la colpì negli occhi.
Doveva esserne fiera. Aveva pulito quella barriera dannatamente bene.
Batté sul vetro, nel modo che a quanto pare dà un tremendo fastidio ai pesci d'acquario, con la mano libera dal sacro dolcetto.
L'azzurro le aveva ormai impiastricciato sia l'anulare sia il medio, tra cui Munchies ghermiva il cioccolatino.
Doc si voltò, finalmente, e salutandola con la mano si alzò, lasciando Münchhausen a boccheggiare.
Perché quel giorno Doc non indossava gli occhiali.
Aveva un'elegante camicia di forza bianca immacolata, al cui collo Munchies pensò di vedere un grande candido fiocco, ampi pantaloni intonati, e niente scarpe, solo tubolari della stessa sfumatura che contiene tutti i colori.
Niente occhiali. Forse lenti a contatto.
Non possiamo lasciargli alcuna fonte da cui ricavare armi.
Il suo sguardo era nudo, dritto negli occhi di Münchhausen, ed era debilitante.
Come cadere tra le crepe di un lago ghiacciato, davanti a un angelo, senza nulla addosso.
Munchies spezzò l'M'n'M tra le mani, e nemmeno se ne accorse.
Finché non si guardò i palmi, e vide su ciascuno una metà celeste, dai bordi irregolari, ma tracciati di netto. Come due stimmate color cielo, o come se avesse avuto in ciascuna mano un occhio asportato dal viso svelato di Doc.
Non la mangi? le chiese lui, dolcemente.
Lei annuì, perché l'aveva detto Doc!, ma prima di accostare una delle due parti alle labbra, porse a lui la sua gemella.
Doc si avvicinò ancora di più al vetro, tanto che il suo respiro ora ne appannava la superficie, quando usciva dalla sua bocca in morbide nuvolette - faceva un freddo infernale, in quella stanza dei giochi.
Adesso la sua bocca era a un soffio dalla barriera - e quindi a due soffi da lei.
Munchies si appoggiò tra le labbra la metà che teneva nella mano destra, e con la sinistra, con l'indice e l'anulare colorati di blu, tracciò sul vetro un sorriso felice.
Proprio all'altezza della bocca di Doc. Della sua cicatrice.
Indugiò un attimo al centro del disegno, dove il sorriso ferito di Doc effettivamente era, e poi concluse l'opera, esaurendo tutto il colore che l'M'n'm le aveva dato.
La metà che spettava a Doc era sparita, in quel gesto.
Munchies guardò Doc, e vide che assaporava allegramente qualcosa.
I tuoi capelli devono essere proprio soffici, mormorò lei, catturata, fissando la sua testa senza battere ciglio. Come piume di un anatroccolo.
Doc si sfiorò perplesso la nuca, come un bambino un po' in imbarazzo, e assentì. Sì, beh, non sono male...
Sono fantastici, continuò Munchies, ancora in trance. Bianchi come la neve... perfetti con i tuoi occhi, e con la tua carnagione di porcellana.
Doc arrossì, e i suoi occhi si velarono di una amara tenerezza.
Doc era sempre così, malinconico - come se avesse avuto una ferita nell'anima, che di tanto in tanto si riapriva, e lo faceva star male.
Sei felice, qui, vero? chiese Münchhausen.
Come temeva.
Doc appoggiò le dita della sinistra sul sorriso, al centro, dove, dall'altra parte, la bocca di Munchies effettivamente era.
Sorrisero entrambi, senza implicature.
Sai, io... probabilmente non vorrò uscire mai di qui. Di certo non migliorerò - non è questione di speranza, perché non è... "guarire", ciò che voglio. Sto meglio ora, di quando ero più "sano". E non voglio tornare a ciò che ero, non voglio fare ciò che dovevo fare prima. Non voglio uscire, e avere contatti con altri. Gli altri... non li riesco neppure a guardare. Una volta, quando dovevo stare là... fuori... dovevo starci in mezzo, soffocare nella loro stessa melma, e stavo male. Così male, che per sentirmi bene avrei dovuto fare loro del male. Non tornerei a quei giorni, mai, e non vorrei poterli rivivere, neanche in altro modo. Io sono così, e sto lontano dagli altri. Non posso stare con loro - non è questione di volontà, io... semplicemente, non ci penso. Non riuscirei a immaginarlo, nemmeno sforzandomi. Adesso che posso... stare senza di loro, sto bene. Adesso sto da solo... e con te. Se ci fosse una cura per la malattia della mia...anima, un modo per ricucire il danno e tinteggiare sopra la mia colpa... io non la vorrei. Probabilmente, non farebbe neppure effetto, su di me. Perché io sono troppo marcio, e corrotto, perché qualcosa possa anche solo provare a salvarmi. Perciò io sto con me, e basta. Sono l'unico che può restare... vivo... nella stessa stanza, con me. Non riuscirei mai neanche a... desiderarlo, di essere con qualcun altro. Ecco, la tua... a quanto è risultato, è l'unica esistenza che non devo neppure costringermi a "tollerare" al mio fianco. L'unica che accade insieme a me, che si intreccia alla mia, e non mi fa male.
Poi tornò in silenzio, a guardarla tremare.
Fu come un bacio, e lasciò Munchies senza parole.