Cercando nel labirinto degli specchi

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Thursday, 10 August 2017

Non ci sono più i carnefici di una volta!

"[...] La medicina classifica approssimativamente questa fame di lerciume nelle regioni inesplorate della nevrosi, e lo può fare visto che nessuno sa veramente che cosa sia questa malattia di cui tutti soffrono; certo è che in questo secolo i nervi vacillano alla minima scossa più facilmente che una volta. Rammenta, per esempio, i particolari forniti dai giornali circa l'esecuzione dei condannati a morte: ci rivelano che il boia lavora con timidezza, che è sempre sul punto di svenire, che soffre d'alterazioni nervose quando deve decapitare un uomo. che pena quando lo si confronta con gli invincibili torturatori dei vecchi tempi! Quelli ti chiudevano la gamba in una calza di pergamena bagnata che si ritraeva davanti al fuoco e ti tritava piano piano le carni, oppure ti ficcavano dei cunei nelle cosce e ti spezzavano le ossa; ti fracassavano i pollici delle mani nelle morse a vite, ti tagliavano strisce di epidermide dalla schiena, ti rivoltavano come un grembiule la pelle del ventre; ti squartavano, ti infliggevano il supplizio della corda, ti arrostivano, ti cospargevano di grappa infiammata con faccia impassibile e nervi saldi che nessun urlo, nessun lamento poteva scuotere! Poiché quegli esercizi erano piuttosto faticosi, dopo il lavoro avevano solo una gran fame e una gran sete. Era gente sanguigna ed equilibrata, mentre adesso..."

Joris-Karl Huysmans, Laggiù, nell'abisso
Internòs Edizioni, Città di Castello 2008, 
pp. 274-275


Sunday, 17 August 2014

La morte per i mille tagli

La pena capitale in Cina

I metodi di esecuzione sono lo strangolamento, la decapitazione e la terribile morte nota come "la tortura del coltello" o Ling-chy, spesso descritta come "la morte per i mille tagli", e a volte, in modo più stravagante, come "il taglio in diecimila pezzi". In Cina se ne parla anche come l'"esecuzione lenta" o "per affettamento" e in genere è riservata ai  casi di parricidio. Secondo i vari racconti dei viaggiatori, la tecnica adottata varia di zona in zona.
In alcuni casi, la morte può avvenire rapidamente, in altri può essere eccessivamente procrastinata, a seconda della fortuna della vittima o, come è più probabile, delle istruzioni segretamente date al boia. In un secchio, ricoperto con della stoffa o con altro materiale, si trovano un certo numero di coltelli. Ciascuno di essi porta il nome di una parte del corpo o di un arto. Il boia infila la mano sotto la stoffa, nel secchio, e ne tira fuori un coltello a caso. Poi procede a tagliare la parte del corpo o l'arto scritta sul coltello. È stato detto che i parenti del condannato corrompono il boia perché "trovi" il più velocemente possibile il coltello destinato a essere conficcato nel cuore.
C'è motivo di pensare che la tecnica appena descritta sia stata però ampiamente, se non del tutto, sostituita, con un metodo di esecuzione che non ammette l'interferenza del caso, in una delle più spaventose morti per tortura che si possano immaginare. Nessun secchio con i suoi molteplici coltelli contraddistinti da segni ne fa parte. Si adopera invece un unico strumento dalla lama affilata col quale si procede lentamente ad affettare, a tagliare, a fare a pezzi, ad amputare, passo dopo passo, secondo l'intera orrenda procedura prevista-
È questo il metodo descritto da Sir Henry Norman, che dice che il criminale viene fissato a una grossolana croce e che il boia "afferrando pezzi di carne morbida, come le cosce e i seni", li fa a fette. Poi vengono tagliate, una alla volta "le giunture e le escrescenze del corpo", a cui segue l'amputazione del naso, degli orecchi, delle dita dei piedi e delle mani. "Poi, pezzo a pezzo, si tagliano le membra, all'altezza dei polsi e delle caviglie, dei gomiti e dei ginocchi, delle spalle e delle anche. Alla fine, la vittima viene pugnalata al cuore e le viene tagliata la testa."

George Riley Scott, Storia della tortura
Oscar storia Mondadori, Milano 1999, pp. 127-128