Cercando nel labirinto degli specchi

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Sunday, 16 October 2016

Sunday, 16 June 2013

scotch ambrato


H la guarda.
Eccola lì, Berlin, che si rigira il bicchiere di scotch tra le mani, guardando rapita il fuoco. Poi ne beve un sorso, appoggiando appena le labbra... uno dei cubetti di ghiaccio le sfiora il labbro superiore, che subito dopo lei si lecca, sorridendo. Tea.
Berlin si sta quasi assopendo, ha gli occhi socchiusi ora... lo scotch a stomaco vuoto, il calore dolce che si spande nella stanza dal caminetto acceso... Possibile che si senta davvero così rilassata, ora? Così...
Al sicuro, mormora lei.
H si risveglia dal limbo tiepido in cui osservarla l'aveva sprofondato, e non riesce a trovare un commento adeguato. Non ha idea di cosa lei stia parlando.
Né di chi sia lei ora.
Tea, o Berlin? Vorrebbe vederle entrambe - ecco non osa ammettere a se stesso.
Qui, con voi, continua lei. Con te. Così... ora... mi sento al sicuro. E poi gli sorride. Ha lo sguardo leggermente velato, dev'essere lo scotch, ma il suo viso... ha un'aura così innocente che sembra purificare l'atmosfera. Berlin, pensa H. Inizia ad andare forte, a Indovina chi.
Grazie, conclude lei, dopo un po'. Fa girare ancora un po' i cubetti nel bicchiere, e poi lo svuota in un sorso.
H dovrebbe sgridarla, preoccupato, ma ha appena fatto lo stesso.
Vado a prendertene altro? si offre la ragazza, alzandosi di scatto. Una fiamma si solleva all'improvviso dietro di lei - sarà per lo spostamento d'aria che il suo movimento brusco ha prodotto. La luce d'oro e rosso cupo danza coi suoi riflessi sulle gambe nude della ragazza. La camicia bianca e nera che lui le ha prestato le copre a stento metà delle cosce. E sotto...
H non dovrebbe pensarci.
Sotto ha quegli slip neri di seta... Quelli coi bordi bianchi, e due bottoncini color perla in mezzo.
Il completino di Playboy... - quello che Rachel le ha regalato a Natale.
Rachel, dannazione, pensa H, distogliendo lo sguardo dal bordo della camicia della ragazza.
Ma lei se ne sta ancora lì, in piedi, ondeggiando di qua e di là come una bambina irrequieta, con le dita che spuntano appena dalle maniche.
No, non ti disturbare, risponde H, alzandosi a sua volta. Vado io.
Però non riesce ad andare.
Guarda quella strana, bellissima ragazza mostruosa, con cui ha già fatto l'amore una volta, mentre minacciava di uccidere il suo... compare... La volta in cui poi lei gli ha sparato, quando ormai avevano finito. Quella ragazza, che è l'unica a capire il suo segreto non più così segreto... l'unica che sa cosa voglia dire...
Due anime in lotta per lo stesso corpo, si lascia scappare.
Lei lo guarda sollevando un poco le sopracciglia. E poi ride. Tu e Wayne per Rachel?
H non osa avanzare. Perché sa cosa accadrebbe.
Perché adesso è stata Tea a parlare.
Ehi, scherzavo... come stai? chiede poi Berlin, appena ricomparsa, a caso. Sembra preoccupata, o meglio corrosa - consumata dal senso di colpa del non poterlo - né potersi - più curare.
Ora è H a sorridere.
Bene. Non ti preoccupare.
Le sorride paterno. Ma lei non si lascia spaventare.
La ragazza si china e posa il bicchiere sul marmo attorno al caminio. H sbircia, anche se non lo vorrebbe fare. Reggiseno a balconcino, coordinato agl slip. Berlin le aveva detto di avere una seconda scarsa, ma Rachel aveva fatto bene a ignorarla e prendere una terza.
Champagne, pensa H, stupidamente, mentre ricorda di non averle mai toccate.
Se ne resta lì imbambolato, mentre Tea dagli occhi di tigre lo abbraccia. La camicia resta impigliata nella fibbia della sua cintura. H sente gli slip di Playboy sfiorargli il cavallo.
Cazzo.
A questo punto gli riesce piuttosto difficile, pensare.
Grazie... di avermi salvata. Ringrazia Rachel, soprattutto, gli intima lei, quando si stacca.
Davvero, è stata un angelo con me. Fino ad adesso, aggiunge poi. Lo sguardo torbido di Tea si schiarisce a un tratto. Considerato quello che vi ho fatto... che ti ho fatto.
Una lacrima le solca la guancia, mentre guarda il petto di H. Sotto la giacca del completo, sotto la camicia ancora inverosimilmente inamidata, lì da qualche parte, tra le costole e lo sterno, c'è il segno in cui lei gli ha sparato. Ma ha fallito, e l'ha salvato.
Prima che H possa dirle qualcosa, la sua mano gli si posa sotto il nodo della cravatta. E scende, a cercare la cicatrice nascosta.
Scusa, mormora, e poi singhiozza.
H allarga le braccia, e la stringe a sé, avvolgendola tutta col suo profumo.
Berlin ne ricorda un altro, però. L'odore di sangue, carne bruciata e disinfettante, quella notte in cui lui sconvolto dal dolore l'aveva baciata e stretta a sé fino a farla quasi soffocare. Quando le aveva detto che la amava. Quando l'aveva scambiata per Rachel.
Scusa, ripete lui. Perché sa che lei sta pensando a quella notte.
Berlin alza il viso, a guardarlo.
H vede che non piange più, e le sorride.
Lei lo bacia. Sul collo, perché lui è troppo alto rispetto a lei. E perché non può averlo, è di un'altra. Quindi non ha proprio senso baciarlo. Lo bacia sul collo, è un secondo, e poi scivola via.
Lui la blocca, fermandola tra le sue braccia.
Berlin si sente morire di gioia, ma non può e si volta, per andarsene via... Ma lui la tiene stretta, e così resta abbracciato a lei, cingendole la vita da dietro.
Berlin trema un po', ma non se ne vuole andare.
H non le dice altro. La bacia sul collo, e basta, e lei si lascia baciare.
Il ghiaccio nello scotch ormai si è sciolto. Sarà un drink piuttosto annacquato, per chi prima o poi si ricorderà di berlo.

Thursday, 25 April 2013

the wrong (?) side of the moon


MILO:                                            WHAT D'YOU THINK, DENT?
TWO-FACE:                                 THE MOON IS SO BEAUTIFUL.

          Milo stands behind Two-Face, who continues to gaze up raptly. Two-Face is crying.
Milo simply look bad-tempered. (The thing about Milo is that he's supposed to have been exposed to a 'madness gas' of his own devising. According to 'Who's Who', 'the effects of the madness gas have not been neutralized and Professor Milo remains in custody at Arkham Asylum.' What we're implying here is that the gas has worn off but the poor bastard can't convince anyone that he's back to normal.)

MILO:                                            WHAT?
TWO-FACE:                                 IT'S A BIG SILVER DOLLAR, FLIPPED BY GOD.
TWO-FACE:                                 AND IT LANDED SCARRED SIDE UP, SEE  ?

          We see only the acid-scarred left hand side of Dent's face as he continues to stare at the moon, continues to cry and delivers his bleak punchline.

TWO-FACE:                                SO HE MADE THE WORLD.



                                                                                                              Grant Morrison - Dave Mc Kean, 
   Batman: ARKHAM ASYLUM: A SERIOUS HOUSE ON SERIOUS EARTH
                                                                                                                                 15th Anniversay Edition, DC Comics, p. 33                                                                                                                                                                        




Tuesday, 5 March 2013

scarred thoughts


In fondo il tuo viso è così bello per via della tristezza nascosta nel tuo sguardo.
Hai gli occhi verde acqua, il colore tra il mare e il cielo, quella linea instabile in cui il vapore piove. Sospeso tra l'abisso e l'etere, e dall'etere placato, come te a guardare la luna nuova da una bianca cella imbottita.
Senza quella ferita non sai che in direzione andare - il dolore ti mette in moto, e senza non sai che fare.
Resti lì, con gli occhi al cielo, sperando di riottenere il senno - per questo fissi la luna, che però ti è stata nascosta.
In fondo tu non agisci per paura di sbagliare. 
Perché se sbagliassi ancora, soffriresti, e potresti avanzare.


Sunday, 18 November 2012

Two sides in a mirror

Una notte senza stelle, un ospedale senza guardie, passi strascicati di una larva che ha perso l'anima.
L'ombra si trascina tra le ombre, nelle pantofole troppo larghe per lei che ha trovato ai piedi del suo letto, con la vestaglia bianca che brilla sotto i neon, abbottonata a caso, sulle bende che la avviluppano tutta per soffocare i suoi letali impulsi.
Da quando è successo... le pulsioni sembrano essersi spente.
Né Eros, né Thanatos la reclamano, dopo il gran finale che ha invano meditato - c'era quasi, poi però... il sipario è rimasto alzato.
Meglio così, dovrebbe pensare. Ma chi siamo noi per dirlo?
Dentro di lei non si agita più niente. Encefalogramma piatto di due spiriti in un corpo - il cui encefalo invece pare in forma, anche se piuttosto pigro.
E ora sta vagando, strisciando per l'ospedale, nei reparti più lontani da quello in cui è chiusa lei.
Ci si trova bene, però - quando mostri bizzarri non vi fanno irruzione.
Dovrebbe sorprendersi che nessuno l'abbia fermata?
Dovrebbe meravigliarsi che in zona non ci sia sorveglianza?
Dovrebbe fare caso alle telecamere spente?
No, no, no, lei non se ne accorge, è troppo stanca per essere preoccupata.
E poi, ora è intangibile.
Ora è una disperata. Ha varcato la linea - o così pensano gli altri.
In realtà, non riuscirebbe mai a uccidersi, le manca la giusta chimica.
Voleva solamente riprendersi il proprio sonno.
Passa una porta, l'altra, passa davanti alle stanze di un lungo corridoio che sembra disabitato.
Si aspetta urli, fantasmi, scritte di sangue sui muri - ma questo è ciò che dovrebbe accadere nel suo reparto, o sbaglia?
L'unica luce accesa la cattura in un lampo.
Una camera, una sola, rivela presenza umana.
Lei si avvicina, piano, senza avere scampo.
Si ferma sulla porta, rimane senza fiato.
Io non ti avevo ucciso? chiede, ad alta voce. L'ha chiesto anche a se stessa, ma non è giunta risposta.
Metà faccia sorride, e l'altra è tutta fasciata.
Tu mi hai fatto rinascere, è lui che mi ha ucciso.
Lei si appoggia, dubbiosa, sullo stipite della porta.
Ti ho sparato dritto al cuore, non penso sia partorire.
Bello vederlo.
Bello vederlo vivo.
Bello pensare, per un attimo, di non averlo ucciso.
Dovrebbe essere turbata, probabilmente. Berlin lo sarebbe stata, Berlin sarebbe corsa da lui, gli avrebbe toccato il polso, avrebbe controllato che fosse vivo davvero. Berlin l'avrebbe guardato come un miraggio, e se ne sarebbe andata dritta nel suo vagabondaggio, non sarebbe mai entrata, non si sarebbe seduta sul suo letto a fare conversazione.
Ma quella non era Berlin.
Tea.
Lui la guarda, poi stringe la mano che lei gli porge.
Lui ti chiamava...
Berlin non c'è, in questo momento. Vuoi lasciarle un messaggio? lo interrompe lei, e tranquilla si siede sul letto.
Forse pensa che sia un'allucinazione, o un sogno lucido.
A Tea non importa... essere le dà una sensazione, e questo le basta.
Bello vederlo vivo.
Bello essere viva.
Harvey Dent.
Lui, anche se a metà, sorride ancora, e si mette a sedere, appoggiando la schiena sul cuscino.
Ancora nessuno a correre tra loro - da loro, cioè. Ancora nessun infermiere che venga a controllare.
Lei resta a fissare il vuoto, contenta.
Non sa perché, ma ora si sente bene. Quasi euforica.
Lui non sembra confuso, forse è solo divertito da quella visita.
O forse è una proiezione dello squilibrio mentale della ragazza, che ha smesso di sapere chi è molto molto tempo fa.
E tu... perché sei qui? Se posso... chiede, garbatamente.
Un incontro surreale tra quattro persone - tre e mezzo?
Tea alza le braccia, come in segno di resa, e le maniche della vestaglia, troppo larghe, le cadono giù, fino ai gomiti. Le sue braccia sono fasciate, interamente avvolte di bende bianche e garza.
Bende che la stringono anche sul petto, sul collo, sulla pancia e le gambe - ma Dent può intravederne solo pochi pezzi, negli spazi tra i bottoni.
Tu.
Una domanda, per farsi raccontare come è finito lì lui? Oppure una spiegazione, per dirgli che la causa del suo ricovero è lui.
Dent potrebbe chiederselo, ma sa che si tratta di entrambe.
Prima che possa rispondere, Tea lo guarda in faccia, e poggia la sua mano sul lato non fasciato.
La sua pelle è fresca, ma non gelata di morte. Liscia, a parte l'ombra di barba che gli sta crescendo da un po'.
Bello, vero? chiede lui, scherzando. Così gli fa pensare a quanto sia stato bruciato.
Tea continua a fissarlo, seria - i suoi occhi grigi si fanno due fessure. Come un gatto indagatore.
Sei vivo, veramente?
Lui ride. Perché, se non lo fossi...?
M'incazzerei, e andrei a ballare sulla tomba... di lei, dice in un sussurro.
Lui si irrigidisce, e con un colpo della mano destra spinge via la mano di lei dal proprio viso.
Il dolore che le si accende sotto la fasciatura, quella sensazione di fuoco vivo che rinasce, e di vertigine, e nausea... quella reazione le prova che allora è tutto vero.
Il suo viso si illumina.
Lui rimane interdetto.
Tea è bella come la luna che si specchia nei pozzi.
Tea gli ricorda qualcuno... ora la rabbia rinata lo fa sentire un altro. Quell'altro.
Dov'è Berlin?
All'altro il cuore batte, di nuovo, sempre più forte.
Tea l'ha innescato. Ha parlato di Rachel... per farlo risvegliare.
Berlin - è dentro quello stesso corpo.
Le prende la mano che le ha colpito, con la sinistra, adesso - due mani entrambe fasciate si stringono, con forza.
Io sì... e tu, sei davvero... reale?
Tea ride del gioco di parole, e per una volta senza orrore annuisce con la testa.
Ci puoi scommettere, mormora, e lo sfida. Testa o croce?
Adesso è lui che ride, l'altra metà fa male - ma lui sorride lo stesso, anche dove è sfregiato.
Ecco dov'era finita.
La ragazza gioca con la moneta, in attesa della sua risposta.
Tra le veneziane chiuse inizia a filtrare l'alba.
Lame di luce lambiscono lei e i suoi lunghi boccoli.
Dent resta in silenzio, a guardarla, aspettandosi di vederla svanire, come una fata morgana.
Tea è croce, per Berlin - la cui tormentata innocenza si sente ancora, nel calore della sua pelle, nel suo pallore di angelo ferito, nella luce dolorosa che appare adesso nei suoi occhi, ora che Tea è distratta.
C'è ancora Berlin, in Tea.
E nessuna delle due scompare, neppure quando il nuovo giorno sorge, anche lì, in quel limbo sospeso.