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| ...cuoricini... TWS so sorry, guys |
Cercando nel labirinto degli specchi
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Sunday, 15 June 2025
Saturday, 2 October 2021
Sunday, 23 May 2021
Saturday, 23 January 2021
I love artistic anatomy
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Two-Face
Monday, 28 September 2020
In sepolcral clausura
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| Scheletro di Papessa TWS |
(skeleton hands from PNGitem ; skull from Amazon ; high priestess from le tarot de Marseille - merci)
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sacerdotessa,
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skull & bones,
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Sunday, 16 October 2016
Saturday, 9 February 2013
Sunday, 3 February 2013
+/-
[tutto quello che trovi qui]
...sembra messo tutto a caso, uno stillicidio di schegge fatto senza senso, ma... in realtà, a ben guardare...
Ogni punto, ogni leggera traccia si riunisce a tutte le altre...
Un labirinto di pezzi di puzzle...
A comporre una personalità sola, un unico esasperato tema
- la duplicità che si taglia in due,
Quell'unità degli opposti che essa sogna, con cui vorrebbe perdutamente fondersi...
Narcisismo, o Musa?
Thursday, 15 November 2012
What's wrong with a little destruction?
Sai, quando... ti ho visto... prima strappare il cuore al nostro... amico... e poi... restituirglielo, diciamo... purificato... mi ha... colpito, mi ha... ricordato, qualcosa, di... me. è stato come... un colpo di pistola... ahahah... comprendi? Ho capito... che tu... non sei solo una principessina, pura e semplice, tu... tu sei anche una strega... ah! non sei così innocente come vuoi che dicano... hai ucciso un uomo, perché... potesse rivivere? tornare a ciò... che io... gli ho tolto? oppure... ecco un'altra ipotesi, diciamo - tu... hai ucciso un uomo, perché io... potessi vivere? sì... tu hai detto a lui... ciò che in realtà... stavi dicendo... a me... e questo è... ma tu... per me... hai ucciso! Forse... tu ed io... non siamo poi così... diversi. Tra noi. Dagli altri. Non è... confortante? ...Non è... terribile?
E ora... che facciamo, tenera... bucherellata... psicocaustica... Che facciamo... jolly?
E ora... che facciamo, tenera... bucherellata... psicocaustica... Che facciamo... jolly?
Tuesday, 13 November 2012
My baby shot me down
Come una vedova nera! commenta J, ridacchiando, ancora inchiodato al tavolo operatorio.
Berlin lo ignora, ancora impalata al centro della sala operatoria.
Guarda senza vederlo il corpo accasciato su di lei. Il suo cuore non batte più.
Neppure quello di Berlin, batte.
Dopo un'eternità di pochi secondi, la ragazza dà un'occhiata al crocifisso.
Allora, tesoro, che si fa ora? le chiede lui, sempre di buon umore.
Sembra che non senta affatto il dolore. Né il proprio, né quello di Berlin.
Lei non si muove, non cambia espressione, resta murata viva nella sua apatia.
Io torno a casa... e tu ad Arkham, immagino, risponde, dopo un po'. La sua voce esce come da una statua di marmo. Nel buio attorno a lei, in quella sala invasa dalla luce dei neon, non le si vedono muovere le labbra.
Probabilmente J risponde, o forse no.
Berlin se ne va, assordata ad ogni passo dal tonfo della sua carcassa che ancora si trascina dietro.
Fatti curare, dice come ultima cosa. Non sa se sta parlando a se stessa, o a J. O forse è J a consigliarglielo. Oppure, non vola parola, ed è tutto dentro di lei, ciò che accade.
Da sempre.
Fuori è il tramonto, o l'alba - il chiarore si spande ovunque, e investe anche lei, polverizzando ogni sua sensazione.
Incrocia il suo vecchio amico, che sta scendendo proprio ora dalla grande e minacciosa auto scura dai vetri affumicati, su cui Berlin prima o poi farà un giro, se lo sente. Lui la guarda - lei si sente il suo sguardo addosso, ma non si premura di accertarsene. Lui è preoccupato, presumibilmente, per lei - ma sa che non c'è motivo di chiederle cosa le sia successo.
La sua divisa scolastica imbevuta di rosso, i suoi occhi senz'anima, i bottoni strappati, e la moneta che le scivola dalle mani appena Berlin emerge dall'inferno, sulla soglia dell'ospedale - è chiaro, fin troppo chiaro, che cosa sia successo.
Qualcuno è morto là, qualcuno se ne è andato, qualcuno è stato salvato.
Berlin si volta all'ultimo, e fa ciao con la mano - il suo vecchio amico è entrato, ormai.
Lei rimane a guardare il grande scheletro dell'ospedale, i suoi resti carbonizzati, scintillare nell'ultimo sole, o al sole del mattino.
Il ronzio della città è lontano, non potrà più raggiungerla.
La ragazza si guarda in una pozzanghera, grigia come i suoi occhi e come il suo cuore abbandonato. Adesso è come quell'edificio, è ciò che resta di ciò che era prima, quand'era qualcosa di buono. Adesso non è niente, se non un triste scarto.
Si appoggia la bocca della pistola sul cuore, affondandosela nel petto - il seno le fa male, proprio dove qualcuno le ha tracciato gli indizi. Potrebbe mandare un proiettile in esplorazione, a cercare ciò che le rimane - magari così potrebbe trovare le briciole della sua sensibilità.
Ma poi la lascia cadere - la pistola si tuffa nella pozza, e Berlin la lascia annegare. La prova che a questo punto di lei non resta più niente.
Una sirena canta all'improvviso nel suo sonno.
Berlin si scuote da quel torpore che la tiene in sospensione in quell'aria senza tempo, là a qualche metro dall'ospedale.
Un'ambulanza, la polizia, o entrambe.
Il suo amico resterà là ad aspettare i suoi amici, sicuro.
E lei?
Si china per raccogliere la pistola, ma quella non c'è più.
Berlin con le mani di fango respira, se ancora può farlo, e con la notte nei polmoni torna verso la macchina, per accocolarsi sul sedile, e farsi portare via, lontano da quei resti.
Berlin lo ignora, ancora impalata al centro della sala operatoria.
Guarda senza vederlo il corpo accasciato su di lei. Il suo cuore non batte più.
Neppure quello di Berlin, batte.
Dopo un'eternità di pochi secondi, la ragazza dà un'occhiata al crocifisso.
Allora, tesoro, che si fa ora? le chiede lui, sempre di buon umore.
Sembra che non senta affatto il dolore. Né il proprio, né quello di Berlin.
Lei non si muove, non cambia espressione, resta murata viva nella sua apatia.
Io torno a casa... e tu ad Arkham, immagino, risponde, dopo un po'. La sua voce esce come da una statua di marmo. Nel buio attorno a lei, in quella sala invasa dalla luce dei neon, non le si vedono muovere le labbra.
Probabilmente J risponde, o forse no.
Berlin se ne va, assordata ad ogni passo dal tonfo della sua carcassa che ancora si trascina dietro.
Fatti curare, dice come ultima cosa. Non sa se sta parlando a se stessa, o a J. O forse è J a consigliarglielo. Oppure, non vola parola, ed è tutto dentro di lei, ciò che accade.
Da sempre.
Fuori è il tramonto, o l'alba - il chiarore si spande ovunque, e investe anche lei, polverizzando ogni sua sensazione.
Incrocia il suo vecchio amico, che sta scendendo proprio ora dalla grande e minacciosa auto scura dai vetri affumicati, su cui Berlin prima o poi farà un giro, se lo sente. Lui la guarda - lei si sente il suo sguardo addosso, ma non si premura di accertarsene. Lui è preoccupato, presumibilmente, per lei - ma sa che non c'è motivo di chiederle cosa le sia successo.
La sua divisa scolastica imbevuta di rosso, i suoi occhi senz'anima, i bottoni strappati, e la moneta che le scivola dalle mani appena Berlin emerge dall'inferno, sulla soglia dell'ospedale - è chiaro, fin troppo chiaro, che cosa sia successo.
Qualcuno è morto là, qualcuno se ne è andato, qualcuno è stato salvato.
Berlin si volta all'ultimo, e fa ciao con la mano - il suo vecchio amico è entrato, ormai.
Lei rimane a guardare il grande scheletro dell'ospedale, i suoi resti carbonizzati, scintillare nell'ultimo sole, o al sole del mattino.
Il ronzio della città è lontano, non potrà più raggiungerla.
La ragazza si guarda in una pozzanghera, grigia come i suoi occhi e come il suo cuore abbandonato. Adesso è come quell'edificio, è ciò che resta di ciò che era prima, quand'era qualcosa di buono. Adesso non è niente, se non un triste scarto.
Si appoggia la bocca della pistola sul cuore, affondandosela nel petto - il seno le fa male, proprio dove qualcuno le ha tracciato gli indizi. Potrebbe mandare un proiettile in esplorazione, a cercare ciò che le rimane - magari così potrebbe trovare le briciole della sua sensibilità.
Ma poi la lascia cadere - la pistola si tuffa nella pozza, e Berlin la lascia annegare. La prova che a questo punto di lei non resta più niente.
Una sirena canta all'improvviso nel suo sonno.
Berlin si scuote da quel torpore che la tiene in sospensione in quell'aria senza tempo, là a qualche metro dall'ospedale.
Un'ambulanza, la polizia, o entrambe.
Il suo amico resterà là ad aspettare i suoi amici, sicuro.
E lei?
Si china per raccogliere la pistola, ma quella non c'è più.
Berlin con le mani di fango respira, se ancora può farlo, e con la notte nei polmoni torna verso la macchina, per accocolarsi sul sedile, e farsi portare via, lontano da quei resti.
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J,
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Tea/Berlin,
to shot
Monday, 12 November 2012
If you love someone, set them free
E poi Berlin raccolse la pistola, lo abbracciò, e guardandolo in viso - il suo viso, il solo - gli sparò al cuore.
Un bagliore risplendette nei suoi occhi.
Sollievo.
Grazie... mormorò, mentre la sua vita si irrorava il petto della ragazza, tingendo a fiotti la sua camicia stropicciata.
Berlin gli sorrise, mentre una lacrima le scivolava lungo una guancia.
Ti amo, gli disse.
Allora la bestia morì, e il principe rinacque.
Dent crollò senza vita addosso a Berlin, che rimase con lui, piangendo - col peso che aveva gravato su di lui eternamente cancellato.
Yet each man kills the thing he loves,
By each let this be heard,
Some do it with a bitter look,
Some with a flattering word,
The coward does it with a kiss,
The brave man with a sword!
De Profundis, Oscar Wilde
Un bagliore risplendette nei suoi occhi.
Sollievo.
Grazie... mormorò, mentre la sua vita si irrorava il petto della ragazza, tingendo a fiotti la sua camicia stropicciata.
Berlin gli sorrise, mentre una lacrima le scivolava lungo una guancia.
Ti amo, gli disse.
Allora la bestia morì, e il principe rinacque.
Dent crollò senza vita addosso a Berlin, che rimase con lui, piangendo - col peso che aveva gravato su di lui eternamente cancellato.
Yet each man kills the thing he loves,
By each let this be heard,
Some do it with a bitter look,
Some with a flattering word,
The coward does it with a kiss,
The brave man with a sword!
De Profundis, Oscar Wilde
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