Cercando nel labirinto degli specchi
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Sunday, 16 June 2013
scotch ambrato
H la guarda.
Eccola lì, Berlin, che si rigira il bicchiere di scotch tra le mani, guardando rapita il fuoco. Poi ne beve un sorso, appoggiando appena le labbra... uno dei cubetti di ghiaccio le sfiora il labbro superiore, che subito dopo lei si lecca, sorridendo. Tea.
Berlin si sta quasi assopendo, ha gli occhi socchiusi ora... lo scotch a stomaco vuoto, il calore dolce che si spande nella stanza dal caminetto acceso... Possibile che si senta davvero così rilassata, ora? Così...
Al sicuro, mormora lei.
H si risveglia dal limbo tiepido in cui osservarla l'aveva sprofondato, e non riesce a trovare un commento adeguato. Non ha idea di cosa lei stia parlando.
Né di chi sia lei ora.
Tea, o Berlin? Vorrebbe vederle entrambe - ecco non osa ammettere a se stesso.
Qui, con voi, continua lei. Con te. Così... ora... mi sento al sicuro. E poi gli sorride. Ha lo sguardo leggermente velato, dev'essere lo scotch, ma il suo viso... ha un'aura così innocente che sembra purificare l'atmosfera. Berlin, pensa H. Inizia ad andare forte, a Indovina chi.
Grazie, conclude lei, dopo un po'. Fa girare ancora un po' i cubetti nel bicchiere, e poi lo svuota in un sorso.
H dovrebbe sgridarla, preoccupato, ma ha appena fatto lo stesso.
Vado a prendertene altro? si offre la ragazza, alzandosi di scatto. Una fiamma si solleva all'improvviso dietro di lei - sarà per lo spostamento d'aria che il suo movimento brusco ha prodotto. La luce d'oro e rosso cupo danza coi suoi riflessi sulle gambe nude della ragazza. La camicia bianca e nera che lui le ha prestato le copre a stento metà delle cosce. E sotto...
H non dovrebbe pensarci.
Sotto ha quegli slip neri di seta... Quelli coi bordi bianchi, e due bottoncini color perla in mezzo.
Il completino di Playboy... - quello che Rachel le ha regalato a Natale.
Rachel, dannazione, pensa H, distogliendo lo sguardo dal bordo della camicia della ragazza.
Ma lei se ne sta ancora lì, in piedi, ondeggiando di qua e di là come una bambina irrequieta, con le dita che spuntano appena dalle maniche.
No, non ti disturbare, risponde H, alzandosi a sua volta. Vado io.
Però non riesce ad andare.
Guarda quella strana, bellissima ragazza mostruosa, con cui ha già fatto l'amore una volta, mentre minacciava di uccidere il suo... compare... La volta in cui poi lei gli ha sparato, quando ormai avevano finito. Quella ragazza, che è l'unica a capire il suo segreto non più così segreto... l'unica che sa cosa voglia dire...
Due anime in lotta per lo stesso corpo, si lascia scappare.
Lei lo guarda sollevando un poco le sopracciglia. E poi ride. Tu e Wayne per Rachel?
H non osa avanzare. Perché sa cosa accadrebbe.
Perché adesso è stata Tea a parlare.
Ehi, scherzavo... come stai? chiede poi Berlin, appena ricomparsa, a caso. Sembra preoccupata, o meglio corrosa - consumata dal senso di colpa del non poterlo - né potersi - più curare.
Ora è H a sorridere.
Bene. Non ti preoccupare.
Le sorride paterno. Ma lei non si lascia spaventare.
La ragazza si china e posa il bicchiere sul marmo attorno al caminio. H sbircia, anche se non lo vorrebbe fare. Reggiseno a balconcino, coordinato agl slip. Berlin le aveva detto di avere una seconda scarsa, ma Rachel aveva fatto bene a ignorarla e prendere una terza.
Champagne, pensa H, stupidamente, mentre ricorda di non averle mai toccate.
Se ne resta lì imbambolato, mentre Tea dagli occhi di tigre lo abbraccia. La camicia resta impigliata nella fibbia della sua cintura. H sente gli slip di Playboy sfiorargli il cavallo.
Cazzo.
A questo punto gli riesce piuttosto difficile, pensare.
Grazie... di avermi salvata. Ringrazia Rachel, soprattutto, gli intima lei, quando si stacca.
Davvero, è stata un angelo con me. Fino ad adesso, aggiunge poi. Lo sguardo torbido di Tea si schiarisce a un tratto. Considerato quello che vi ho fatto... che ti ho fatto.
Una lacrima le solca la guancia, mentre guarda il petto di H. Sotto la giacca del completo, sotto la camicia ancora inverosimilmente inamidata, lì da qualche parte, tra le costole e lo sterno, c'è il segno in cui lei gli ha sparato. Ma ha fallito, e l'ha salvato.
Prima che H possa dirle qualcosa, la sua mano gli si posa sotto il nodo della cravatta. E scende, a cercare la cicatrice nascosta.
Scusa, mormora, e poi singhiozza.
H allarga le braccia, e la stringe a sé, avvolgendola tutta col suo profumo.
Berlin ne ricorda un altro, però. L'odore di sangue, carne bruciata e disinfettante, quella notte in cui lui sconvolto dal dolore l'aveva baciata e stretta a sé fino a farla quasi soffocare. Quando le aveva detto che la amava. Quando l'aveva scambiata per Rachel.
Scusa, ripete lui. Perché sa che lei sta pensando a quella notte.
Berlin alza il viso, a guardarlo.
H vede che non piange più, e le sorride.
Lei lo bacia. Sul collo, perché lui è troppo alto rispetto a lei. E perché non può averlo, è di un'altra. Quindi non ha proprio senso baciarlo. Lo bacia sul collo, è un secondo, e poi scivola via.
Lui la blocca, fermandola tra le sue braccia.
Berlin si sente morire di gioia, ma non può e si volta, per andarsene via... Ma lui la tiene stretta, e così resta abbracciato a lei, cingendole la vita da dietro.
Berlin trema un po', ma non se ne vuole andare.
H non le dice altro. La bacia sul collo, e basta, e lei si lascia baciare.
Il ghiaccio nello scotch ormai si è sciolto. Sarà un drink piuttosto annacquato, per chi prima o poi si ricorderà di berlo.
Friday, 24 May 2013
Sentimental seppuku
Allora, cos'è successo? le chiede Rachel, guardandola coi suoi grandi occhi verdi, colmi di comprensione.
Berlin abbassa i suoi, invece - piccoli e marroni, senza particolari attrattive.
Di fronte a Rachel si sente sempre piccola e brutta - figuriamoci dopo tre ore di camminata senza meta sotto la pioggia, arricchite dalla caduta in una pozzanghera, e l'aggressione di un predicatore di strada.
Sta per alzare le spalle, ma si trattiene. Rachel merita rispetto.
Ne vuoi parlare? chiede lei, dopo un po'.
Berlin rimane zitta, e quando finalmente trova il coraggio di rispondere, la voce le esce flebile e incrinata. Come grattare una lavagna con le unghie appena curate.
C'è... poco da dire, borbotta, e subito se ne pente. Che risposta scortese.
Rachel le sorride, e il suo sorriso è così rassicurante... Berlin capisce perché tutti gli uomini della città vogliano sposarla - è la versione sexy e grintosa della ragazza d'oro della porta accanto.
Un rigurgito di autocommiserazione risale la gola del gattino spelacchiato, mentre la macchina accosta lentamente, con garbo, proprio davanti al palazzo in cui Rachel abita. Con Dent, non manca di ricordare a Berlin il suo tarlo parlante.
Mentre salgono in ascensore, circondata da ogni parte da specchi impietosi, Berlin inizia a non sentire più niente. Finalmente.
Rachel la prende per mano, e senza parlare la conduce al suo fianco fino alla porta dell'appartamento.
Ti va una cioccolata, o qualcos'altro di caldo? le chiede, piano, mentre richiude la porta a doppia mandata. Ci sono più serrature lì che ad Arkham, non può evitare di notare Berlin.
Bé, comprensibile, dopo che un clown pazzo ha incendiato te e il tuo fidanzato.
La pioggia continua a cadere, ticchettando sulle gigantesche vetrate del salotto in cui Rachel la fa accomodare. Solo allora, dopo due minuti buoni da quando lei gliel'ha chiesto, Berlin si ricorda di accettare la cioccolata.
Bianca, vero? Se vuoi ti aggiungo gli Smarties, o la granella di nocciola.
E Berlin si sente il cuore liquefare. Maledetto Harvey Dent, pensa il tarlo nella sua testa. Esiste un uomo che sia più fortunato di te?
Grazie... ma non ti preoccupare... davvero... bianca e basta andrà be... balbetta, arrossendo di fronte a tante premure.
Non ci provare cara! esclama Rachel, interrompendola con un sorriso di sfida. Materna anche mentre ti prende in giro, pensa Berlin, che ormai si è arresa al gigantesco senso d'inferiorità nei suoi confronti. Non c'è gara.
Vada per Smarties E granella allora, conclude Rachel, allegra e determinata, scomparendo in cucina - una cucina grande come tutto l'appartamento dell'altra. La morte interiore di Berlin non l'ha ancora contagiata. Strano.
Oddio scusami!! si sente urlare dopo un po' dall'altra stanza. Prima che Berlin possa scuotersi dal suo depresso torpore, Rachel è di nuovo davanti a lei, con una presina e la tazza di Batman in mano.
Scusami, sono davvero svampita! Come ho fatto a non pensarci? Vieni con me, tu ti devi assolutamente cambiare! e la afferra per un polso, trascinandosela dietro.
Ma no, dai... non ti preoccupare... mormora Berlin, che ormai non riesce più a dire altro.
Rachel la porta dentro uno sgabuzzino - una sala da stiro, stipata di pile di camice linde e inamidate.
Scusami, mi sa che qui... Rachel si guarda intorno, senza posare un attimo lo sguardo. Non ci sono... è che non ho avuto tempo di stirare anche le mie cose, sai, col processo dell'altro giorno Harvey doveva... Ah! Ecco, questa sì, ti potrebbe andare. Sfila una camicia dalla pila alle spalle di Berlin, che nell'atto è colpita al petto da Rachel - dal suo seno. E, per fortuna, non ha forza di sentirsi male per quanto le sue tette siano sode e grosse.
Gra... grazie, le dice, e finalmente sorride - quando il piacevole shock di quel contatto è svanito. Poi guarda la camicia.
Da uomo, ma... bianca e nera! Dovrebbe piacerti... no? chiede Rachel, sorridendo soddisfatta.
Berlin annuisce, senza staccare gli occhi dalla camicia, che è appena diventata incandescente, tra le sue mani.
Bellissima... mormora, tra sè e sè. Ed è di Dent.
Bé, ti lascio in pace cambiarti ora! Aspetta, vieni in bagno... vuoi farti una doccia? Asciugarti i capelli? continua a chiederle la ragazza perfetta. E con le mani di Rachel che le sfiorano i capelli, per sentire quanto sono umidi ancora, Berlin trova finalmente la forza di guardarla in faccia, e sorride.
Non ti preoccupare, qui andrà be...
Ritrovandosi in un lampo nel bagno. Marmo bianco, pareti bianche, con accessori, lavandino e decorazioni d'oro. Il cavaliere bianco colpisce ancora, pensa, senza riuscire a smettere di sorridere.
Si guarda allo specchio, ed è il suo viso ora a prendere fuoco. Capelli arruffati, occhi rossi dal pianto, senza trucco, e con una spettacolare camicia di Harvey Dent da indossare.
Si spoglia piano, osservando il bagno dal riflesso dello specchio, cercando di non pensare a lui. Nella vasca. O nella doccia. Sì, li hanno entrambi - per darsi una lavata veloci, e per potersi rilassare. E guardando la doccia, Berlin inizia a pensare a qualcos'altro... Stare sotto il getto e farsi...
Oh! Ciao! Scusami... Rachel non mi aveva detto che... Ciao.
Dent è appena apparso in quel riflesso, alla porta, dietro di lei. E imbarazzatissimo si è precipitato via.
Berlin dubita che sia successo davvero, e continua a spogliarsi, per potersi cambiare. Lancia un'occhiata al reggiseno che indossa, per controllare come le sta.
Nero, a balconcino, coi bordini bianchi e i bottoni - effetto colletto delle conigliette di Playboy. Sotto la camicia nera ad ampie righe bianche di Dent, che le arriva poco più in basso del pube, dovrebbe starle bene.
Tiene comunque la gonna, anche se ormai è un bel po' spiegazzata, e dopo essersi sciacquata il viso esce.
Vieni davanti al fuoco, le urla dolcemente Rachel. La sua voce viene dal salotto. La stanza con le enormi vetrate.
Berlin ubbidisce, e si lascia guidare. Rachel la aspetta davanti al caminetto, ancora spento, con la tazza di cioccolata fumante in mano. Ecco a te, cara, le dice porgendogliela, con la voce calda e rassicurante di una mamma.
Ti chiedo scusa, se ti abbandono così, ma mi hanno appena chiamato dall'ufficio... Stupidaggini burocratiche che a quanto pare non si risolvono, senza di me. E rotea gli occhi. Come se stesse cercando di provarle che anche lei è una ragazza pigra che preferirebbe rintarsi a casa tutto il giorno, piuttosto che lavorare. Non ci casco, Rachel, tu sei la donna perfetta, penserebbe disincantata Berlin, se non fosse così stordita dal profumo della cioccolata... e della camicia. Appena stirata, e...
Però è arrivato Harvey, si prenderà cura lui di te! A te va bene? Non permettergli di cucinare o ti avvelenerà, ma per il resto...
Berlin ormai l'ha capito - è solo un sogno. Annuisce, e la abbraccia forte (dopo aver posato la tazza, per non ustionarla). Grazie di tutto... Mi dispiace di averti disturbata. Mi rivesto e scendo con te, ok? Poi torno in taxi, non ti...
Non ti muovere. Harvey! strilla Rachel, per tutta risposta.
Sì? fa lui, apparendo di nuovo, dal corridoio. Berlin tiene lo sguardo nella sua direzione, ma non osa guardarlo.
Tieni al caldo e al sicuro questa donzella, e non farla uscire, per nessun motivo, finché non sarà del tutto asciutta e riposata! Intesi?
Dent non tradisce emozione. Né fastidio - il fastidio che evidentemente deve provare ad avere Berlin lì, e doversene occupare.
Certo, Rachel.
Rachel sorride trionfante, dà un bacio sulla guancia a Berlin, e ingiungendole di accendere e regolare il fuoco come vuole, trotterella in corridoio, e scompare.
Buona serata Harvey, gli dice solo, guardandolo in faccia di sfuggita, troppo impegnata a digitare qualcosa al cellulare.
Anche a te... Non lavorare troppo, risponde lui, e resta incerto sulla porta tra corridoio e salotto, senza entrare.
Saturday, 19 January 2013
nailed
Gotham city, 14 febbraio, villa Wayne, ore 00.17: amore e terrore alla vigilia di San Valentino.
Tutta la Gotham-bene, la creme de la creme della città, ancora trema, dopo quanto accaduto ieri in tarda serata alla festa di fidanzamento del nuovo procuratore distrettuale, Harvey Dent, con la bellissima Rachel Dawes - che è consulente del procuratore, guarda caso... galeotto fu il processo e chi lo indisse? Ma non è tempo e luogo per i pettegolezzi, infatti: proprio questa lieta occasione è stata teatro dell'ennesima, inquietante apparizione del criminale noto come Joker. Il Joker è infatti comparso alla festa, eludendo l'addestratissima sorveglianza che vigilava la villa Wayne, dove si stava tenendo il ricevimento, e ha approfittato come al solito dei riflettori, puntati fino a quel momento sulla coppia d'oro di Gotham, per seminare ancora una volta il panico tra i nostri concittadini.
Non è chiaro il motivo della visita del criminale, che come quella di Malefica al Ballo organizzato per la nascita della principessa Aurora, ha fatto ricadere una grave maledizione sui piccioncini.
Armato solo di un affilatissimo paio di forbici, il Joker ha preso in ostaggio la futura signora Dent, costringendo il procuratore a baciare una giovane invitata, che sembra aver scelto a caso. Di fronte alla minaccia di questo folle maniaco, che giurava che avrebbe trasformato il volto di Rachel Dawes in "un altrettanto raffinato origami", Harvey Dent si è visto costretto a cedere al ricatto, e ha quindi baciato la ragazza. Ottenuto ciò il clown è apparso soddisfatto, e mentre una pesante nebbia verde aspro si spargeva nella sala, è riuscito a scappare, lanciando contro la giovane - la terza vittima del suo angosciante scherzo - le forbici che aveva puntato contro la signorina Dawes.
Quando la nebbia si è diradata - fortunatamente senza effetti venefici - tutto sembrava al suo posto, nessun invitato è risultato ferito o scomparso.
Prima che la stampa potesse rivolgersi ai protagonisti di questo insano addio al celibato, giocato alla futura coppia Dent, il signor Brune Wayne, il miliardario padrone di casa, che ha ospitato la festa in onore dell'amicizia di lunga data che lo lega al signor Dent, ha "rapito" i tre sfortunati protagonisti dello "scherzo" del Joker, dicendo che si sarebbe "occupato lui di loro", e li avrebbe tenuti "al sicuro, per riprendersi dall'assurda situazione".
Non abbiamo così potuto sentire impressioni, reazioni e preoccupazioni dei futuri sposini, ma soprattutto non siamo riusciti a scoprire molto della misteriosa sconosciuta: i pochi che l'avevano già vista sostengono che si tratta di un'amica di famiglia di Wayne, venuta dall'Europa per motivi di studio, e che la sua età si aggiri intorno alla ventina. La ragazza in questione ha capelli castani, boccolosi, occhi grigi, carnagione piuttosto chiara, ma nessun segno particolare visibile; indossava un vestitino nero in stile Fifties, stile arricciato, con cerniera laterale, lunghi guanti in pizzo, e un ampio coprispalle nero, di seta.
Chi è questa fanciulla?
Perché il Joker ha scelto proprio lei? è stato davvero un caso, o i due in qualche modo si conoscevano già?
Come reagirà la coppia perfetta di Gotham, a questo bacio coatto?
Auguriamo ai futuri signori Dent di superare indenni anche questa trappola, così che l'amore possa trionfare, e loro vivere per sempre felici e contenti.
Thursday, 27 December 2012
Take two
Che cazzo ci fai qui? urla una voce dall'inferno, dietro di me.
Mi volto, con gli occhi ancora incrostati di lacrime, e vedo il volto di un uomo a metà tra le ombre e la luce. Le ombre dei vivi, e la luce in fondo al tunnel, però.
La carne del viso gli è bruciata, è come corrosa, spolpata fino all'osso in certi punti, e il dolore dev'essere tale da far sembrare la morte per tortura un'oasi di pace. Metà faccia è andata, e l'altra metà... è quella di Harvey Dent.
Lui mi si avvicina, camminando piano perché tanto ha una pistola, e carica, ci scommetterei.
Rimango appiattita contro il bordo del tavolo operatorio, con la disperata consapevolezza che c'è J crocifisso dietro di me.
Tu sei... inizia Dent, o ciò che rimane di lui, arrancando verso di me. Ha una certa eleganza nel muoversi, ancora, nonostante le ustioni e la sofferenza che gli portano.
...la sua... ragazza?! chiede, ma suona più come un'accusa, che una curiosità.
Magari, qualcun altro avrebbe pensato. Io stessa, forse, in un altro frangente.
Ma sento la violenza nelle sue parole, e so che ha bisogno di metterla interamente in pratica.
Un No! mi esce di bocca, spontaneo. Carico di sorpresa e di mal celato rimpianto.
Ho sempre saputo che J semplicemente non può amare.
Dent è a un passo da me, e si ferma. Mi guarda negli occhi, e vedo che mi crede. Forse.
Allora lascia... ansima, con la voce rotta dalla rabbia e dal dolore.
...che io finisca ciò che dev...
No! urlo di nuovo io, interrompendolo. Allargo le braccia per nascondergli J, e bloccarlo.
Mossa inutile, perché lui ha l'odio e la pistola, ma lo colpisce.
Mi guarda di nuovo in faccia, e stavolta con sincera sorpresa.
Perché? Allora stai mentendo, sibila, avvicinando pericolosamente il suo viso al mio.
Si sente ancora l'odore di bruciato.
Come fai... a difendere un mostro? chiede poi, tremando di rabbia.
Nei suoi occhi azzurri vibra tutto il dolore del mondo. Era il cavaliere bianco... e J l'ha fatto dannare.
Io... non so mentire, sussurro. Mi è addosso, tanto che la cenere del suo completo bruciacchiato inizia a farmi lacrimare gli occhi. E tu... tento il tutto per tutto, l'ovvia banalità. Tu sei l'eroe di Gotham. Lui uccide. Vuoi cominciare a uccidere anche tu?
Dent mi afferra il polso, con la mano libera, e lo stringe fino a farmi male. Potrebbe gettarmi via, in un attimo, e finire ciò che con J ha iniziato.
Ho gli occhi carichi di lacrime. Ho paura - che riesca a uccidere il Joker.
Poi una luce diversa attraversa gli occhi di Dent, in un bagliore fioco.
Una lacrima mi scivola giù lungo la guancia - le altre le riesco a fermare.
Sono... orribile, vero?
Sembra quasi... fragile.
Nella sua voce riconosco qualcosa. Quel disprezzo che io... nutro verso me stessa.
Non lo dice per farsi compatire.
Lo dice perché l'ha sempre pensato.
Allora guardo, veramente, per la prima volta, il suo viso.
I suoi occhi sono lucidi per il dolore che gli sta attanagliando la carne. Ma quello che per cui sta soffrendo, quello per cui vuole uccidere... è il male che gli corrode il cuore.
Rachel, realizzo, di colpo. Dev'essere successo qualcosa a...
E poi capisco. J ha fatto morire Rachel.
Non riesci neppure a guardarmi e parlare, riprende Dent, e mi fa risvegliare.
Lo guardo in viso e mi sento spezzare l'anima a metà.
Non riesco neppure a parlare, è vero.
Riesco solo a guardarlo negli occhi, dimenticandomi perfino di respirare.
Cerco di rispondere, ma la mia voce è flebile. Non riesco a pensare.
Perché lui, Harvey Dent... è perfetto.
Alzo piano la mano, quella che mi ha lasciato libera, e lentamente la poso sul suo viso, tremando. Il pollice poggia sulla sua guancia intatta, e le altre dita... sfiorano appena l'altra parte, per non ferirlo.
Lui rimane fermo, ma la sua stretta intorno al mio polso un po' si allenta.
Continua a guardarmi, come se potessi fargli del male.
Sei... pazzesco, sussurro sconvolta. Ma anche lui lo sa, che la mia non è affatto paura.
Opposta a quelle ferite profonde, la parte del suo viso che è ancora quella di prima... risalta, dannatamente bella. E l'altra... beh, è ciò che il mondo gli ha fatto soffrire.
Perfet... sto per aggiungere, ma potrei indurlo a farmi male. Sono tanto ipocrita da aver paura che potrebbe sfregiarmi, per vendicarsi.
Io sono già come è lui - solo che lo sono dentro, e non lo si riesce sempre a notare.
La sua stretta è più leggera, ora, sì, però mi sembra scottare.
Sento il suo corpo che mi s'impone contro - il corpo di un uomo del genere...
Non voglio ma il viso mi si accende.
E lui mi vede arrossire. Ma si riscuote, e per un attimo il nostro incantesimo è vano.
O menti, o davvero... hai il gusto dell'orrore... d'altronde, visto chi vuoi proteggere... questo qui...
Allora mi lancio contro di lui, e riesco a far cadere la pistola. La sento piombare sul pavimento, mentre Dent riprende il controllo, e mi torna a bloccare.
Mi gira col viso rivolto a J, verso il tavolo operatorio, e con le mani mi tiene ferme le braccia.
Sento ancora su di me tutto il calore del suo corpo.
So che anche lui ricorda il modo in cui l'ho guardato.
Non c'era il terrore che lui si aspettava, nei miei occhi.
Mi abbandono a lui, e spero solo che non ammazzi J.
Mi volto, con gli occhi ancora incrostati di lacrime, e vedo il volto di un uomo a metà tra le ombre e la luce. Le ombre dei vivi, e la luce in fondo al tunnel, però.
La carne del viso gli è bruciata, è come corrosa, spolpata fino all'osso in certi punti, e il dolore dev'essere tale da far sembrare la morte per tortura un'oasi di pace. Metà faccia è andata, e l'altra metà... è quella di Harvey Dent.
Lui mi si avvicina, camminando piano perché tanto ha una pistola, e carica, ci scommetterei.
Rimango appiattita contro il bordo del tavolo operatorio, con la disperata consapevolezza che c'è J crocifisso dietro di me.
Tu sei... inizia Dent, o ciò che rimane di lui, arrancando verso di me. Ha una certa eleganza nel muoversi, ancora, nonostante le ustioni e la sofferenza che gli portano.
...la sua... ragazza?! chiede, ma suona più come un'accusa, che una curiosità.
Magari, qualcun altro avrebbe pensato. Io stessa, forse, in un altro frangente.
Ma sento la violenza nelle sue parole, e so che ha bisogno di metterla interamente in pratica.
Un No! mi esce di bocca, spontaneo. Carico di sorpresa e di mal celato rimpianto.
Ho sempre saputo che J semplicemente non può amare.
Dent è a un passo da me, e si ferma. Mi guarda negli occhi, e vedo che mi crede. Forse.
Allora lascia... ansima, con la voce rotta dalla rabbia e dal dolore.
...che io finisca ciò che dev...
No! urlo di nuovo io, interrompendolo. Allargo le braccia per nascondergli J, e bloccarlo.
Mossa inutile, perché lui ha l'odio e la pistola, ma lo colpisce.
Mi guarda di nuovo in faccia, e stavolta con sincera sorpresa.
Perché? Allora stai mentendo, sibila, avvicinando pericolosamente il suo viso al mio.
Si sente ancora l'odore di bruciato.
Come fai... a difendere un mostro? chiede poi, tremando di rabbia.
Nei suoi occhi azzurri vibra tutto il dolore del mondo. Era il cavaliere bianco... e J l'ha fatto dannare.
Io... non so mentire, sussurro. Mi è addosso, tanto che la cenere del suo completo bruciacchiato inizia a farmi lacrimare gli occhi. E tu... tento il tutto per tutto, l'ovvia banalità. Tu sei l'eroe di Gotham. Lui uccide. Vuoi cominciare a uccidere anche tu?
Dent mi afferra il polso, con la mano libera, e lo stringe fino a farmi male. Potrebbe gettarmi via, in un attimo, e finire ciò che con J ha iniziato.
Ho gli occhi carichi di lacrime. Ho paura - che riesca a uccidere il Joker.
Poi una luce diversa attraversa gli occhi di Dent, in un bagliore fioco.
Una lacrima mi scivola giù lungo la guancia - le altre le riesco a fermare.
Sono... orribile, vero?
Sembra quasi... fragile.
Nella sua voce riconosco qualcosa. Quel disprezzo che io... nutro verso me stessa.
Non lo dice per farsi compatire.
Lo dice perché l'ha sempre pensato.
Allora guardo, veramente, per la prima volta, il suo viso.
I suoi occhi sono lucidi per il dolore che gli sta attanagliando la carne. Ma quello che per cui sta soffrendo, quello per cui vuole uccidere... è il male che gli corrode il cuore.
Rachel, realizzo, di colpo. Dev'essere successo qualcosa a...
E poi capisco. J ha fatto morire Rachel.
Non riesci neppure a guardarmi e parlare, riprende Dent, e mi fa risvegliare.
Lo guardo in viso e mi sento spezzare l'anima a metà.
Non riesco neppure a parlare, è vero.
Riesco solo a guardarlo negli occhi, dimenticandomi perfino di respirare.
Cerco di rispondere, ma la mia voce è flebile. Non riesco a pensare.
Perché lui, Harvey Dent... è perfetto.
Alzo piano la mano, quella che mi ha lasciato libera, e lentamente la poso sul suo viso, tremando. Il pollice poggia sulla sua guancia intatta, e le altre dita... sfiorano appena l'altra parte, per non ferirlo.
Lui rimane fermo, ma la sua stretta intorno al mio polso un po' si allenta.
Continua a guardarmi, come se potessi fargli del male.
Sei... pazzesco, sussurro sconvolta. Ma anche lui lo sa, che la mia non è affatto paura.
Opposta a quelle ferite profonde, la parte del suo viso che è ancora quella di prima... risalta, dannatamente bella. E l'altra... beh, è ciò che il mondo gli ha fatto soffrire.
Perfet... sto per aggiungere, ma potrei indurlo a farmi male. Sono tanto ipocrita da aver paura che potrebbe sfregiarmi, per vendicarsi.
Io sono già come è lui - solo che lo sono dentro, e non lo si riesce sempre a notare.
La sua stretta è più leggera, ora, sì, però mi sembra scottare.
Sento il suo corpo che mi s'impone contro - il corpo di un uomo del genere...
Non voglio ma il viso mi si accende.
E lui mi vede arrossire. Ma si riscuote, e per un attimo il nostro incantesimo è vano.
O menti, o davvero... hai il gusto dell'orrore... d'altronde, visto chi vuoi proteggere... questo qui...
Allora mi lancio contro di lui, e riesco a far cadere la pistola. La sento piombare sul pavimento, mentre Dent riprende il controllo, e mi torna a bloccare.
Mi gira col viso rivolto a J, verso il tavolo operatorio, e con le mani mi tiene ferme le braccia.
Sento ancora su di me tutto il calore del suo corpo.
So che anche lui ricorda il modo in cui l'ho guardato.
Non c'era il terrore che lui si aspettava, nei miei occhi.
Mi abbandono a lui, e spero solo che non ammazzi J.
Saturday, 22 December 2012
No vodka no tears
Sai, Rachel, tra loro due c'è un... qualcosa... a cui non potrai mai arrivare, tu, bellissima. Perché loro hanno in comune... hanno molto.... in comune... Più che qualcosa, potremmo dire... qualcuno... Più che tra loro due dovrei dire... tra loro... quattro... Perché... tu non lo sai, ma... Bé, il nostro Dent è chiaramente... schizofrenico... le fanno bene, le medicine, al giorno d'oggi, veero? Piccoli miracoli... in pillole... e lei invece... bé avrai notato che anche lei... a volte... cambia... personalità, no? Che buffo, pensaci, lui... deve prendere qualcosa... per non essere... qualcun altro, mentre lei... deve evitare di prendere una certa... cosa... per non diventare qualcun altro! Magia, vero? C'è proprio della magia, nell'aria di Gotham... la magia che c'è tra loro, non trovi tutto questo... terribilmente... romanticoooo?
A quel punto l'altra scoppia a ridere - Berlin, se così si può dire.
Rachel è rimasta zitta, si limita a guardare J con gli occhi sgranati, in trepidante scetticismo.
Aaah... davvero, J? Sei serio? chiede l'altra, appena riesce a smettere di ridere. Vedi davvero della... magia, qui da qualche parte?
Lui fa per rispondere, ma lei riprende a parlare, indifferente.
L'unica magia potrebbe essere quel gas velenoso... sì, ha proprio un effetto... soprannaturale. Lui ama lei, che ama quello là - indica Wayne - che ormai non la ricambierà più. E quanto a me - pausa drammatica - bé, non mi ama nessuno. L'ultima volta che c'è stata magia, per me, è stato quando mi hai corroso l'utero.
Il suo sorriso crudele si spegne all'improvviso, e gli occhi le si riempiono di lacrime. Senza che nessuno abbia il tempo di prevederlo, la ragazza si avventa contro J, e gli pianta il coltello in pancia. Lui la guarda contento, e cade a terra, di schiena, sotto la spinta di lei.
Berlin lo lascia lì a sanguinare, lui non si rialza.
Slega i suoi compagni di ricatto, e piagnucolando corre via, lasciando J nelle mani della giustizia.
Quando esce sbatte contro Dent, che sta arrivando dalla direzione opposta. Riesce solo a frignare un Lei sta bene, prima di ricominciare la sua fuga dalla festa.
Solo quando è finalmente al sicuro, nel vicolo buio in cui sfocia l'uscita di servizio, riesce a respirare di nuovo.
J la aspetta fuori, appoggiato al muro col nodo della cravatta sciolto, il coltello tra le mani, e una macchia che si allarga piano piano sul panciotto.
Allora è l'alcol, che ti fa trasformare, piccola?
Lei si asciuga gli occhi col dorso della mano, e guardando gli scarafaggi che danzano sull'asfalto annuisce.
Ottima scelta, dolcezza, commenta lui, lanciandole il coltello.
Berlin lo prende al volo, imbrattandosi di rosso le mani.
Vorrebbe scusarsi. Non dovrebbe scusarsi.
Ti porto a casa, si ritrova a dire, e come guidata da lunghi fili invisibili si avvicina a lui, e insieme si trascinano verso una qualche lontana topaia inospitale.
Friday, 21 December 2012
Fragole rivelatrici, fragole allucinogene
Lei allora rise, giocando con la fragola, che aveva immerso a metà nella coppia di champagne.
H la guardò interrogativo, perché non aveva detto proprio nulla, comico o meno.
Sai, disse lei dopo un po', lo sguardo rapito dalla fragola, che teneva ora sollevata davanti a sé, lasciando che le gocce le scendessero lente lungo le dita. Per un attimo, poco fa... mi è sembrato che tu fossi due... due persone diverse... in una... contemporaneamente, insomma... fece un piccolo sospiro, come soffocando una risata amara. Se fosse davvero così... saresti l'uomo perfetto, no? concluse poi, lanciandogli un'occhiata triste e ammiccante.
H restò interdetto, mentre quel due gli rimbombava dentro, all'altezza del petto, curiosamente insistente.
Lei poi aveva assunto quell'aria, così... diversa, così adulta e intrigante e sofferta, nel dirlo...
B prese la fragola tra le labbra, e nel morso un rivolo rosso di succo le scivolò dalla bocca, fino al mento. Arrossì e ostendando nonchalance si pulì con un rapido tocco dell'indice, macchiando così di fragola il suo lungo guanto bianco.
Ed eccola cambiare ancora. Prima così aspramente affascinante, e adesso... così timida e dolce.
H ricordava ancora quell'immagine... quell'istantanea di lui che la prendeva da dietro, sul tappetto persiano davanti al fuoco, mentre il bourbon bagnava la pelle di lei, così buona... Come l'aveva girata, dopo averla baciata sulle labbra senza riuscire a trattenersi, sotto i suoi occhi grigi e ipnotici, che avevano in quel momento una luce così... diversa, così provocante e sensuale... come l'aveva girata dopo averle aperto la camicia, la sua camicia, che lei indossava per un così assurdo... caso..., e averla vista come per la prima volta... un angelo oscuro, ecco l'unica cosa che era riuscito a pensare, quando sotto le sue mani quel bizzarro completino in tartan bianco e nero si era praticamente dissolto, e il corpo di lei era rimasto indifeso e nudo contro il suo... Ma le aveva lasciato addosso quella camicia... L'aveva girata, dopo un lunghissimo bacio, durante il quale aveva creduto di sentire il cuore di lei nel suo petto, accanto al suo, o forse al posto del suo... e poi l'aveva presa, l'aveva scopata senza fermarsi un attimo, senza lasciarle o lasciarsi neppure il tempo di respirare... E quando lei all'improvviso si era abbandonata a un gemito che sapeva di passione e di dolore, allora lui era finalmente venuto... lei aveva tremato per un po', per poi crollare con lui, senza parlare, ed erano rimasti là davanti al fuoco, devastati, lasciando che uno strano sollievo li cullasse entrambi.
Ah, bé, credo di sì. Sarebbe un'incarnazione molto zen, non trovi? rispose lui, appena si riprese. Non era esistita Rachel, per lui, in quella tempestosa notte. Poi sorrise, per darle la conferma che scherzava. Si stava prendendo in giro, non pensava certo di poter essere... perfetto. Complesso. Completo.
Lei prese tra le dita un'altra fragola, dopo aver studiato con cura l'intero vassoio, e stavolta la intinse nella panna, che poco prima si era fatta portare. Dopo di che le diede un bel morso. Doveva essere proprio una fragola dal gusto spettacolare, perché il viso di lei si illuminò.
Lo Yin... deglutì. Scusa. E lo Yang. Fusi in un unico essere vivente. mormorò, estasiata.
Non è in tutti così? le chiese lui, che a dire il vero non amava troppo il materiale new age e la filosofia orientale. Lui era un uomo d'azione, per lui contavano...
Berlin lo guardò sorpresa. Davvero? fece, in un tono sinceramente sconvolto. Come se l'avesse tanto desiderato.
...i fatti.
Uh, pensavo che l'idea fosse... che in ciascuno di noi ci sono sia il bene che il male, il principio "caldo" e quello freddo... il bianco e nero, dissero insieme, insomma, continuò lui, leggermente spiazzato. Ma che diavolo gli stava succedendo, quella sera?
Già, il problema però... è che di solito uno dei due è dominante, intervenne Berlin, accostandosi la coppa alla bocca, e guardandolo di sottecchi. Aveva una sicurezza di sé, una specie di baldanza... così diversa dal tenero candore che aveva mostrato fino a poco prima, quando aveva divorato la fragola... ma non fingeva, non era una posa... era come se fosse a un tratto una scolaretta, a un tratto una donna... sofisticata e innocente, adorabile e... H mandò giù un gran sorso di vino. Ma che cazzo aveva quella sera? ...scopabile.
Invece vedi, il mio problema... è che in me quei due estremi sono in equilibrio... un equilibrio che però... è dannatamente precario...
Aveva iniziato a parlare con l'inflessione di quel pazzo bastardo, ma H non ci fece caso, non stavolta. E poi mancavano gli accessi di risa isteriche, e le urla spaventose.
Vorrei sapere se c'è sul serio anche qualcun altro, come me... che passa da un momento all'altro, spesso senza un vero motivo... da una faccia all'altra...
H trasalì.
Di questa strana medaglia.
Berlin concluse, con gli occhi carichi di speranza. Doveva starci male davvero, ad essere così instabile.
Poi alzò le spalle e sorrise con falsa spensieratezza. Bé, sono lunatica, o borderline, o bipolare, o melodrammatica, ma che ci vuoi fare? Saranno gli ormoni, e buttò giù metà del contenuto del suo calice.
Sapeva...? E cosa avrebbe potuto sapere? Certo, quando si erano... incontrati, la prima volta, lui era stato da poco ridotto a Due facce, ma poi... l'avevano curato... era guarito, era tornato come prima... Però lei... a quanto sembrava, anche lei in fine dei conti non era mai cambiata... Che potesse sapere... semplicemente, come ci si sentiva? Che potesse capire lui, davvero?
H rimase a fissarla confuso, mentre il commissario Gordon gli compariva al fianco, decantando a gran voce le lodi del rinnovato procuratore, e trascinandosi dietro una folla di ricche signore adoranti, da cui sembrava non voler altro che scappare.
Berlin lo salutò con un cenno della mano, come una brava bambina, e allegramente cinguettò: Signore, ecco il signor Dent, è tutto vostro! e sgusciò via nella calca delle matrone, che subito circondarono H.
Scusami, sono proprio una dannata egocentrica... E scusa anche il discorso astruso, sarà stata la luce! gli sussurrò, passandogli accanto, per poi allontanarsi alla ricerca di nuove fragole, presto raggiunta dal maggiordomo.
H non fece in tempo a contemplare i propri dubbi, presto travolto dalla generosa curiosità delle benefattrici di Gotham.
Vide solo Rachel chiacchierare con Wayne, in compagnia del commissario appena sfuggito alle sue sostenitrici.
Berlin era sparita, si era rifugiata in terrazza, e con il calice semivuoto ammirava le stelle, che per una volta luccicavano in tutto il loro biancore nel cielo scuro della notte.
Monday, 3 December 2012
Il suo principe ferito
Berlin entrò nella stanza, e si sentì morire.
Lo vide per com'era davvero. Un mortale. Un uomo. Che ora stava lì, sulla soglia dell'Ade, con metà viso coperto da candide garze sterili.
Ammucchiate su una sedia, in un angolo, quelle che ormai non erano che le ceneri dei suoi abiti.
Lui la vide, e una delle macchine si risvegliò. Il suo segnale acustico attirò i medici, e lei in un attimo fu circondata.
Non volevano lasciarla stare là. Lui doveva riposare.
Berlin non riusciva a parlare, solo a guardarlo, a guardare la totale disperazione nei suoi occhi. La voglia di morire.
Qualcuno l'afferrò per un braccio, le disse che se ne doveva andare, ma lei era come di pietra, congelata da ciò che vedeva. Continuarono a strattonarla, finché non accadde qualcosa, qualcosa che lei non notò... allora la lasciarono stare. La stanza si svuotò, e Berlin poté avanzare.
Camminava piano, come condotta al patibolo.
Senza un motivo valido, si sentiva responsabile.
Guardava il volto distrutto di Dent, e voleva essere punita.
Cercando di non piangere si inginocchiò al suo fianco, toccando il bordo del letto con la fronte china, stringendo un lenzuolo - perché non osava prendere la sua mano.
Vide la moneta sul vassoio, dall'altra parte del letto. Brillava indifferente, in quella luce asettica.
Sapeva che lui soffriva. Più di quanto il suo cuore potesse accettare - perché non voleva medicine. Una parte di lei avrebbe riso della stupidità di quella scelta: antidolorifici, avanti, sempre e comunque!
Ma la totalità di Berlin, in quel momento, era affranta. Caduta a pezzi, sulle macerie di se stessa.
Come era potuto succedere... tutto questo... ad Harvey?
Rachel... rantolò lui, afferrandole la mano. Berlin sentì i cavi di chissà quale apparecchiatura, e non riuscì a guardare.
Con gli occhi bassi rimase, e senza alzarli mai supplicò che gli dessero qualcosa. Qualcuno protestò, forse un'infermiera, o un dottore - ma lei continuò a chiedere, finché non gli misero una flebo.
Berlin non guardò, ma sentì come se quell'ago stesse attraversando la sua, di pelle.
La mano con cui stritolava il lenzuolo era ancora sotto quella di Dent.
R... sussurrò lui, e si fermò, nel nulla.
Berlin riuscì a sollevare lo sguardo, e sentì gli occhi di lui nei suoi. La stretta si fece più forte.
Quel vestito...
Berlin si sentì mancare.
Quell'abito gliel'aveva regalato...
Rachel. una pausa, e poi... Ti prego.
Harvey, ti prego. era quello che avrebbe voluto dire lei. Ma non ce la faceva, e continuò ad ascoltare, restando ben oltre quanto avrebbe potuto sopportare.
Posò la mano su quella di Dent, che a sua volta le stringeva l'altra.
Mi dispiace, disse, con gli occhi pieni di lacrime. Mi dispiace così... tanto.
Non avrebbe mai potuto avere altro da dire.
Anche gli occhi - l'occhio di lui, anzi... perché solo il destro lei poteva vedere. Il sinistro era sotto la garza, e si vedeva appena, circondato da qualche macchia rossastra. - anche l'occhio lui si inumidì. Dent fece per parlare, ma poi non disse niente. Per lei fu quasi un sollievo, finché...
...è finita, vero?
Berlin riabbassò lo sguardo, e deglutendo si fece male. Il groppo che aveva in gola, da quando era entrata in ospedale, era sempre più grande.
Poi tornò a guardarlo, perché glielo doveva.
E io... sono finito. Non tornerà mai più come prima.
Lei strinse la sua mano, forte, e con il terrore di fargli male.
No, ammise, e fu proprio come morire. Le sembrò di condannare un eroe a morte, e desiderò con tutto il cuore di essere lei a pagare, al suo posto.
Dent singhiozzò, per un attimo, e per lei fu decisamente troppo. Si alzò, per scappare - non ce la poteva fare. Ma lui la trattenne.
Si guardarono, di nuovo, entrambi sul punto di parlare... ma nessuno dei due ci riuscì, e il silenzio rimase.
Berlin si sforzava di reggere il suo sguardo, ma il cuore le faceva male, la gola le faceva male, avrebbe voluto esplodere... e liberare Dent.
Lui a un certo punto sorrise - un sorriso dolente, spezzato, ma che timido rimase, per qualche secondo, mentre il suo sguardo rimaneva fisso su di lei.
Davvero bello... il vestito.
Berlin socchiuse gli occhi, aspettando la pallottola. Era come una condannata...
Rachel.
Bang!
...all'esecuzione capitale.
La stretta di lui era così calda, e forte...
Berlin si fece forza, e asciugandosi le lacrime sorrise.
Grazie.
Lui la tirò verso di sé. Lei si lasciò tirare, e si ritrovò semistesa sul letto, appoggiata a lui.
Poteva sentire l'odore di disinfettante, e quello della carne bruciata.
Le girava la testa - anche perché il suo volto le era così vicino...
La macchina cominciò a suonare, di nuovo.
Sssht... gli mormorò allora, accarezzandogli la metà del viso libera dalle garze. Piano, delicatamente.
Lui chiuse gli occhi, abbandonandosi a lei, alle sue mani.
Sporse un poco la testa, quel che bastò per baciarla.
Berlin sentì il calore delle sue labbra, all'improvviso, sfiorarle la bocca, il contrasto tra la ruvidità delle bende e la morbidezza della pelle di Dent toccarla, e si ritrasse, shockata.
No. Questo... non avrebbe mai potuto farlo. No.
Ti prego... implorò lui, a bassa voce. Fu come se sue parole le carezzassero il seno... Berlin rabbrividì, ma non era paura, era... qualcosa come l'amore, pensò frastornata.
L'amore che Harvey Dent nutriva per Rachel Dawes.
La stretta della sua mano, il profumo della sua pelle, e lo sconvolgente odore di incendio e di antisettico... il suo eterno, incurabile dolore... Com'era facile prevedere, Berlin si lasciò baciare, ancora, mentre il mondo a ogni suo sfioro sembrava impallidire.
Lei non era Rachel, lui non voleva lei... lui aveva perso ogni cosa... venendo privato di lei. Nessuno voleva lei. Ma questo non importava.
Le lacrime riaffiorarono, mentre Berlin si lasciva baciare... poi lui non sussurrò più Rachel, disse Amore mio, tacque, e in un lungo bacio, l'ultimo, richiuse gli occhi, si addormentò. La morfina ce l'aveva fatta.
Berlin lo fece ridisintendere, adagio, lasciando che la sua testa fasciata a metà affondasse nel cuscino, e ascoltando in trance il suo respiro si lasciò cadere sulla prima sedia libera, con gli occhi impiastricciati, e le labbra che le bruciavano.
Il sole si era spostato, e la moneta non scintillava più. Da lì Berlin poteva comunque vedere che era uscita testa.
Friday, 30 November 2012
Oscillare
Un'altra goccia cade nell'acqua, spezzando il sorriso che brilla nel suo riflesso.
Un'altra goccia cade nell'acqua, scivolando giù dalla sua anima senza speranza.
Un'altra goccia cade nell'acqua, calda del piacere che solo il suo corpo può provare.
Passano i giorni, e le garze si fanno sempre più chiare.
Il sole splende, forse, là fuori.
Sono giorni che non può più uscire.
Si chiede se una volta guarito si dovrà ritirare... in un qualche centro di igiene mentale.
Passano i giorni, ma da un po' a ricominciato a dormire. Non è più merito degli oppiacei però - da quando quella ragazza è tornata, sente dentro di sé una strana pace... come se lei gli avesse guarito qualcosa, dentro.
Non ha neanche più voglia di scappare, e cercare l'uomo che gli ha distrutto la vita. E la faccia.
Adesso... non si chiede più niente, resta lì a letto, a riposare. I medici sono felici, gli amici sono felici, e la sua pelle comincia a cicatrizzare. La vita è bella, quando riesci a riconoscerla.
Le ragazze si spogliano l'un l'altra, guardandosi negli occhi, piano.
Una inclina la testa a destra, l'altra a sinistra... e quando gli abiti cadono, entrambe raddrizzano il capo, e si baciano.
Lui è sul letto, dove loro l'hanno spinto, e svestito.
La ragazza a destra, con il completino bianco, gli si stende al fianco, e comincia ad accarezzarlo.
La ragazza a sinistra, con il completino nero, gli si accovaccia tra le gambe, e comincia ad abbassargli i boxer.
Riesce a vederne solo gli occhi, e la lingerie, che risplendono nel buio della stanza... I loro occhi restano fissi su di lui, a ogni mossa... e sono verdi, incredibilmente verdi, come shottini di assenzio radioattivo.
La Bianca gli sfiora dolcemente il petto, strisciandogli lentamente i polpastrelli sulla pelle, e risalendo lungo il collo lo bacia a fior di labbra. Lui fa per ricambiare, vuole toccarla a sua volta... ma lei gli blocca la mano, stringendola nella sua, e, dopo un dolcissimo sorriso che lo squaglia dentro, ricomincia a baciarlo.
Anche la Nera gli prende una mano, l'altra... e la guida su di sé, se la posa sul seno, chinandosi su di lui per leccargli il collo, poi il petto... e quando il bacio della Bianca si fa più intenso... quello della Nera scende, e lui sussulta, definitivamente... eccitato.
Le ragazze piegano entrambe la testa di nuovo di lato, la Nera a destra, e la Bianca a sinistra. Il loro sorriso si accende nel buio, e si allarga... come due metà di una stessa splendida luna.
Harvey... mormorano, entrambe, all'unisono. Harvey... Harvey... sussurrano vogliose.
I loro visi si avvicinano al suo, mentre continuano a invocare il suo nome - sente i loro corpi premersi contro il suo, vede le loro labbra farsi sempre più vicine - fino a quando non lo baciano, entrambe, insieme... E lui scorge in ciascuna di loro la sua unica e sola, Rachel.
Si sveglia di scatto, in un bagno di sudore, nella stanza asettica che è ormai sua, all'ospedale.
Recupera il fiato, mentre la tachicardia passa - e allora vede Berlin e Tea, accoccolate in un unico corpo, nell'altro lato del suo stesso letto.
Oddio! Che succede? Stai male? scatta su lei, stropicciandosi gli occhi con una mano che spunta a malapena dalla manica di una camicia troppo grande per lei. Di flanella, a scacchi, bianca e nera.
Berlin.
Lui espira, e rimettendosi disteso scuote la testa. Un... incubo, non ti preoccupare.
Lei rimane seduta sul bordo del letto, guardandolo di sbieco, assonnata.
Bella camicia, le dice allora, per provarle con un cambio d'argomento che va tutto bene sul serio.
Lei sorride, fiera, e gira il busto per fargliela ammirare ancora meglio - sporgendo un po' il seno, quel che basta, non può non notare lui.
Tea.
Mi dona, vero?
Oh, eccome. risponde lui, chiedendosi se lei pensa che stia scherzando o meno.
Lei allora batte le mani, felice, in un applauso leggero. Dirò a Alfie che ha scelto bene allora! esclama, con la gioia di una bambina premiata.
Berlin di nuovo.
Anche la tua non è male, aggiunge poi, abbassando gli occhi sul suo torace, torbidamente.
Tea.
E infine, prima che lui possa rispondere qualcosa... Scusami, sai, dev'essere la stanchezza a parlare. Però la tua camicia mi piace molto davvero, borbotta lei, arrossendo, giocando nervosamente con uno dei propri bottoni, magari chiuso male.
Dent annuisce, con un sorriso che sembra sincero e stanco, e sposta lo sguardo verso la porta.
Sconvolgente.
Un'altra goccia cade nell'acqua, scivolando giù dalla sua anima senza speranza.
Un'altra goccia cade nell'acqua, calda del piacere che solo il suo corpo può provare.
Passano i giorni, e le garze si fanno sempre più chiare.
Il sole splende, forse, là fuori.
Sono giorni che non può più uscire.
Si chiede se una volta guarito si dovrà ritirare... in un qualche centro di igiene mentale.
Passano i giorni, ma da un po' a ricominciato a dormire. Non è più merito degli oppiacei però - da quando quella ragazza è tornata, sente dentro di sé una strana pace... come se lei gli avesse guarito qualcosa, dentro.
Non ha neanche più voglia di scappare, e cercare l'uomo che gli ha distrutto la vita. E la faccia.
Adesso... non si chiede più niente, resta lì a letto, a riposare. I medici sono felici, gli amici sono felici, e la sua pelle comincia a cicatrizzare. La vita è bella, quando riesci a riconoscerla.
Le ragazze si spogliano l'un l'altra, guardandosi negli occhi, piano.
Una inclina la testa a destra, l'altra a sinistra... e quando gli abiti cadono, entrambe raddrizzano il capo, e si baciano.
Lui è sul letto, dove loro l'hanno spinto, e svestito.
La ragazza a destra, con il completino bianco, gli si stende al fianco, e comincia ad accarezzarlo.
La ragazza a sinistra, con il completino nero, gli si accovaccia tra le gambe, e comincia ad abbassargli i boxer.
Riesce a vederne solo gli occhi, e la lingerie, che risplendono nel buio della stanza... I loro occhi restano fissi su di lui, a ogni mossa... e sono verdi, incredibilmente verdi, come shottini di assenzio radioattivo.
La Bianca gli sfiora dolcemente il petto, strisciandogli lentamente i polpastrelli sulla pelle, e risalendo lungo il collo lo bacia a fior di labbra. Lui fa per ricambiare, vuole toccarla a sua volta... ma lei gli blocca la mano, stringendola nella sua, e, dopo un dolcissimo sorriso che lo squaglia dentro, ricomincia a baciarlo.
Anche la Nera gli prende una mano, l'altra... e la guida su di sé, se la posa sul seno, chinandosi su di lui per leccargli il collo, poi il petto... e quando il bacio della Bianca si fa più intenso... quello della Nera scende, e lui sussulta, definitivamente... eccitato.
Le ragazze piegano entrambe la testa di nuovo di lato, la Nera a destra, e la Bianca a sinistra. Il loro sorriso si accende nel buio, e si allarga... come due metà di una stessa splendida luna.
Harvey... mormorano, entrambe, all'unisono. Harvey... Harvey... sussurrano vogliose.
I loro visi si avvicinano al suo, mentre continuano a invocare il suo nome - sente i loro corpi premersi contro il suo, vede le loro labbra farsi sempre più vicine - fino a quando non lo baciano, entrambe, insieme... E lui scorge in ciascuna di loro la sua unica e sola, Rachel.
Si sveglia di scatto, in un bagno di sudore, nella stanza asettica che è ormai sua, all'ospedale.
Recupera il fiato, mentre la tachicardia passa - e allora vede Berlin e Tea, accoccolate in un unico corpo, nell'altro lato del suo stesso letto.
Oddio! Che succede? Stai male? scatta su lei, stropicciandosi gli occhi con una mano che spunta a malapena dalla manica di una camicia troppo grande per lei. Di flanella, a scacchi, bianca e nera.
Berlin.
Lui espira, e rimettendosi disteso scuote la testa. Un... incubo, non ti preoccupare.
Lei rimane seduta sul bordo del letto, guardandolo di sbieco, assonnata.
Bella camicia, le dice allora, per provarle con un cambio d'argomento che va tutto bene sul serio.
Lei sorride, fiera, e gira il busto per fargliela ammirare ancora meglio - sporgendo un po' il seno, quel che basta, non può non notare lui.
Tea.
Mi dona, vero?
Oh, eccome. risponde lui, chiedendosi se lei pensa che stia scherzando o meno.
Lei allora batte le mani, felice, in un applauso leggero. Dirò a Alfie che ha scelto bene allora! esclama, con la gioia di una bambina premiata.
Berlin di nuovo.
Anche la tua non è male, aggiunge poi, abbassando gli occhi sul suo torace, torbidamente.
Tea.
E infine, prima che lui possa rispondere qualcosa... Scusami, sai, dev'essere la stanchezza a parlare. Però la tua camicia mi piace molto davvero, borbotta lei, arrossendo, giocando nervosamente con uno dei propri bottoni, magari chiuso male.
Dent annuisce, con un sorriso che sembra sincero e stanco, e sposta lo sguardo verso la porta.
Sconvolgente.
Friday, 23 November 2012
This one goes out to the one I love - fire
Rachel si china, e immerge la mano nella vasca.
Mmm, ora è perfetta. Prova!
Lui la guarda, le sorride, e sedendosi accanto a lei fa scorrere un dito lungo la superficie dell'acqua. Poi, uno sulla morbida pelle di pesca di lei. Dio, è bellissima, pensa.
E lo è davvero. Quei grandi occhi verdi sottobosco, quel sorriso che farebbe sciogliere un iceberg... quel corpo. Oh, quel corpo! Dent la fissa con il cuore in gola, mentre s'immerge allegra nell'idromassaggio. Le sue gambe... il seno, ora svelato, adesso che ha messo via l'asciugamano, sprofondandosi nelle bolle d'acqua calda, che le pizzicano la pelle... La guarda estasiato godersi quell'estasi, e commosso ringrazia il cielo.
Quello, è amore. Davvero l'amore perfetto.
Berlin sfonda la porta, semplicemente cadendoci addosso.
Il tonfo rimbomba per le navate, per un po', e poi su quel luogo ombroso e sacro ripiompa la pace.
Si guarda attorno, turbata. Non si sarebbe mai immaginata tanta bellezza in un solo luogo. Soprattutto, non si sarebbe mai immaginata una chiesa, un'intera chiesa, in una villa privata.
Ma l'alcol l'ha resa estatica, e le pillole le hanno sciolto ogni baluardo di logica, quindi non si fa domande, e prosegue il suo viaggio, marciando come una sposa per delle nozze fantasma.
L'atmosfera gotica - questo era già più à la Wayne - le infondeva una calma profonda, una spiritualità che pensava in lei fosse ormai morta. Le risate isteriche che prima l'avevano scossa fino a farle dolere gli addominali, ora sono placate. Si sente vuota, ma è un vuoto bello, rispettoso.
Berlin si passa la mano tra i capelli, forse per la prima volta nella sua vita, e li sente così deliziosamente lisci... come se un velo impalpabile e stupendo le fosse stato calato addosso. Un'incoronazione, un mascheramento... per lei a questo punto, è tutto lo stesso.
Si scioglie una ciocca tra le dita, fermandosi poi a rimirare la propria mano. Così piccola, ben fatta forse, ma... sicuramente priva della linea dell'amore, pensa. Poi la sua attenzione cade sull'anulare. Lo sente, proprio lì, tra il palmo e la falange... il delizioso peso di un anello, quell'anello - il segno che qualcuno ti ha accettata e eletta per sempre. Poi guarda meglio, e - come già sapeva - la fede non c'è.
Berlin non ci si concentra, e avanza. Vaga per la chiesa, a piedi nudi sul marmo grigio, attenta a non calpestare eventuali tombe, con gli occhi che si riempiono dei colori fragili delle vetrate. Chissà su cosa si affacciano, quelle meravigliose finestre! Attraversa le navate, si perde in un rettilineo labirinto di panche, raccoglie una Bibbia e la libera dalle ragnatele del tempo... e poi, proprio quando inizia a desiderare di vivere lì per sempre, in un volteggio perde l'equilibrio, cade, e così finisce nel battistero.
Si sveglia appena in tempo, e mettendo le mani avanti riesce a non sbattere sul bordo.
Si rialza, stordita, e le sirene nella sua mente cantano. Cori angelici, le pare.
L'acqua. C'è l'acqua, in quella vasca consacrata.
Berlin si ripiega su se stessa, all'improvviso, attraversata da un vecchio dolore. Si sente così sporca, non riesce a dimenticare il passato. Ricorda le notti, soprattutto le notti, e i sospiri, e il sangue, e i baci che non avrebbe dovuto dare - la nausea la vince, di nuovo. Perché per lei un innocente se ne è andato.
Pensa a quel bambino, alla vita che lei ha stroncato.
Pensa all'uomo cui una volta ha sparato, e che ciononostante si è salvato.
Pensa, suo malgrado, a quanto vorrebbe fosse stato il contrario. Pensa al suo bambino nato.
Poi si sente uno schifo, e vorrebbe cancellarsi del tutto.
Dovrebbe lei, rinascere, per dare un taglio a quella catena di peccato che si trascina dietro, legata ai polsi che non ha mai reciso.
L'acqua aspetta, immobile. Le sta davanti. Il silenzio è totale.
Berlin si inchina, e poi sa cosa fare.
Il rasoio è pronto, appena lavato.
Non serve schiuma, stavolta. Basta l'acqua.
Il lavello è colmo fino all'orlo. Ci si può specchiare.
Chiude il rubinetto.
L'acciaio è freddo, ma a quell'ora fa bene, un po' di fresco.
Mezzanotte, in punto, appena scoccata. L'ora a metà tra un giorno, e quell'altro.
J fa un sospiro, uno sbadiglio - dategli tregua, sono giorni che non dorme! -, e poi piega il collo, da un lato, e dall'altro. Lo scrocchio gli dice che è giunto il momento.
Si accarezza il viso, la pelle liscia agli angoli della bocca. Sbarbato di fresco... la barba non gli crescerà più, teme. Sorride. Ma chissenefrega.
Lancia un'occhiata a quella faccia bianca che lo guarda, là sotto, nell'acqua.
Quella caduta... è una volta per tutte, amico. Un precipizio a senso unico, ecco cosa è stato.
Un orrendo odore gli solletica il naso. Non si preoccupa di cercarne la fonte, la conosce già. Sta imputridendo da qualche parte, qualche metro più in là, in quella stessa cucina.
Scrolla le spalle, prende un'unica boccata d'aria, ed espirando tutto si taglia.
Oh, Harvey. Ti amo tanto...
Lui la stringe con forza, senza riuscire a lasciarla andare. Ogni volta che lei glielo dice... è come volare, dritti fino al Paradiso.
La bacia, quasi piangendo. Ma che diavolo gli ha fatto, questa donna perfetta?
Anch'io, piccola. Non riesce a smettere di guardarla. Perfetta, è davvero perfetta. Anch'io ti amo.
Si baciano ancora, a lungo, senza fretta. Un bacio romantico, una dolce pressione sulle labbra.
Intanto il desiderio sale.
Dent la sente nuda contro di lui, sente i suoi seni perfetti accarezzargli la pelle, i capezzoli turgidi, le sue gambe che si stringono alle sue... Lei seduta, con le braccia abbandonate oltre la testa, a stringere il bordo della vasca, sempre più forte... lui sopra di lei, che la tiene stretta cingendole la vita con le braccia, sfiorandole la schiena e le spalle in un tocco febbrile... E come lei gli parla... Quella voce, quel tono, la passione che gli infonde... Un'occhiata al suo pancino perfetto, e poi... non riesce più a trattenersi.
Da morire, le sussurra, affondando dentro di lei, col cuore che scoppia ad ogni suo gemito, unendosi a lei, e desiderando con tutto se stesso di non lasciarla più.
Berlin affonda nell'acqua gelata. S'inginocchia, e poi scivola, in avanti, fino a distendersi tutta.
Perdonami, Padre, perché ho peccato, supplica, col pensiero, mentre le sue lacrime si confondono nell'acqua santa.
Perché ho orribilmente, dannatamente peccato.
Una mano le afferra il polso, e la strattona, tirandola fuori.
Lei ritrova l'aria, e aprendo gli occhi si sente annegare.
Zac zac, e presto è fatto! esclama, e si specchia soddisfatto nell'acqua che arrossisce dello splendore che si appena conquistato.
La pelle gli tira, le guance gli fanno male, ma è un bruciore che può tranquillamente passare.
Ciò che non se ne andrà, invece... è la sua felicità.
Sì, si dice fiero, guardando il sorriso che gli gocciola ora allegro in faccia. D'ora in poi... non avrò più alcun dolore.
Mmm, ora è perfetta. Prova!
Lui la guarda, le sorride, e sedendosi accanto a lei fa scorrere un dito lungo la superficie dell'acqua. Poi, uno sulla morbida pelle di pesca di lei. Dio, è bellissima, pensa.
E lo è davvero. Quei grandi occhi verdi sottobosco, quel sorriso che farebbe sciogliere un iceberg... quel corpo. Oh, quel corpo! Dent la fissa con il cuore in gola, mentre s'immerge allegra nell'idromassaggio. Le sue gambe... il seno, ora svelato, adesso che ha messo via l'asciugamano, sprofondandosi nelle bolle d'acqua calda, che le pizzicano la pelle... La guarda estasiato godersi quell'estasi, e commosso ringrazia il cielo.
Quello, è amore. Davvero l'amore perfetto.
Berlin sfonda la porta, semplicemente cadendoci addosso.
Il tonfo rimbomba per le navate, per un po', e poi su quel luogo ombroso e sacro ripiompa la pace.
Si guarda attorno, turbata. Non si sarebbe mai immaginata tanta bellezza in un solo luogo. Soprattutto, non si sarebbe mai immaginata una chiesa, un'intera chiesa, in una villa privata.
Ma l'alcol l'ha resa estatica, e le pillole le hanno sciolto ogni baluardo di logica, quindi non si fa domande, e prosegue il suo viaggio, marciando come una sposa per delle nozze fantasma.
L'atmosfera gotica - questo era già più à la Wayne - le infondeva una calma profonda, una spiritualità che pensava in lei fosse ormai morta. Le risate isteriche che prima l'avevano scossa fino a farle dolere gli addominali, ora sono placate. Si sente vuota, ma è un vuoto bello, rispettoso.
Berlin si passa la mano tra i capelli, forse per la prima volta nella sua vita, e li sente così deliziosamente lisci... come se un velo impalpabile e stupendo le fosse stato calato addosso. Un'incoronazione, un mascheramento... per lei a questo punto, è tutto lo stesso.
Si scioglie una ciocca tra le dita, fermandosi poi a rimirare la propria mano. Così piccola, ben fatta forse, ma... sicuramente priva della linea dell'amore, pensa. Poi la sua attenzione cade sull'anulare. Lo sente, proprio lì, tra il palmo e la falange... il delizioso peso di un anello, quell'anello - il segno che qualcuno ti ha accettata e eletta per sempre. Poi guarda meglio, e - come già sapeva - la fede non c'è.
Berlin non ci si concentra, e avanza. Vaga per la chiesa, a piedi nudi sul marmo grigio, attenta a non calpestare eventuali tombe, con gli occhi che si riempiono dei colori fragili delle vetrate. Chissà su cosa si affacciano, quelle meravigliose finestre! Attraversa le navate, si perde in un rettilineo labirinto di panche, raccoglie una Bibbia e la libera dalle ragnatele del tempo... e poi, proprio quando inizia a desiderare di vivere lì per sempre, in un volteggio perde l'equilibrio, cade, e così finisce nel battistero.
Si sveglia appena in tempo, e mettendo le mani avanti riesce a non sbattere sul bordo.
Si rialza, stordita, e le sirene nella sua mente cantano. Cori angelici, le pare.
L'acqua. C'è l'acqua, in quella vasca consacrata.
Berlin si ripiega su se stessa, all'improvviso, attraversata da un vecchio dolore. Si sente così sporca, non riesce a dimenticare il passato. Ricorda le notti, soprattutto le notti, e i sospiri, e il sangue, e i baci che non avrebbe dovuto dare - la nausea la vince, di nuovo. Perché per lei un innocente se ne è andato.
Pensa a quel bambino, alla vita che lei ha stroncato.
Pensa all'uomo cui una volta ha sparato, e che ciononostante si è salvato.
Pensa, suo malgrado, a quanto vorrebbe fosse stato il contrario. Pensa al suo bambino nato.
Poi si sente uno schifo, e vorrebbe cancellarsi del tutto.
Dovrebbe lei, rinascere, per dare un taglio a quella catena di peccato che si trascina dietro, legata ai polsi che non ha mai reciso.
L'acqua aspetta, immobile. Le sta davanti. Il silenzio è totale.
Berlin si inchina, e poi sa cosa fare.
Il rasoio è pronto, appena lavato.
Non serve schiuma, stavolta. Basta l'acqua.
Il lavello è colmo fino all'orlo. Ci si può specchiare.
Chiude il rubinetto.
L'acciaio è freddo, ma a quell'ora fa bene, un po' di fresco.
Mezzanotte, in punto, appena scoccata. L'ora a metà tra un giorno, e quell'altro.
J fa un sospiro, uno sbadiglio - dategli tregua, sono giorni che non dorme! -, e poi piega il collo, da un lato, e dall'altro. Lo scrocchio gli dice che è giunto il momento.
Si accarezza il viso, la pelle liscia agli angoli della bocca. Sbarbato di fresco... la barba non gli crescerà più, teme. Sorride. Ma chissenefrega.
Lancia un'occhiata a quella faccia bianca che lo guarda, là sotto, nell'acqua.
Quella caduta... è una volta per tutte, amico. Un precipizio a senso unico, ecco cosa è stato.
Un orrendo odore gli solletica il naso. Non si preoccupa di cercarne la fonte, la conosce già. Sta imputridendo da qualche parte, qualche metro più in là, in quella stessa cucina.
Scrolla le spalle, prende un'unica boccata d'aria, ed espirando tutto si taglia.
Oh, Harvey. Ti amo tanto...
Lui la stringe con forza, senza riuscire a lasciarla andare. Ogni volta che lei glielo dice... è come volare, dritti fino al Paradiso.
La bacia, quasi piangendo. Ma che diavolo gli ha fatto, questa donna perfetta?
Anch'io, piccola. Non riesce a smettere di guardarla. Perfetta, è davvero perfetta. Anch'io ti amo.
Si baciano ancora, a lungo, senza fretta. Un bacio romantico, una dolce pressione sulle labbra.
Intanto il desiderio sale.
Dent la sente nuda contro di lui, sente i suoi seni perfetti accarezzargli la pelle, i capezzoli turgidi, le sue gambe che si stringono alle sue... Lei seduta, con le braccia abbandonate oltre la testa, a stringere il bordo della vasca, sempre più forte... lui sopra di lei, che la tiene stretta cingendole la vita con le braccia, sfiorandole la schiena e le spalle in un tocco febbrile... E come lei gli parla... Quella voce, quel tono, la passione che gli infonde... Un'occhiata al suo pancino perfetto, e poi... non riesce più a trattenersi.
Da morire, le sussurra, affondando dentro di lei, col cuore che scoppia ad ogni suo gemito, unendosi a lei, e desiderando con tutto se stesso di non lasciarla più.
Berlin affonda nell'acqua gelata. S'inginocchia, e poi scivola, in avanti, fino a distendersi tutta.
Perdonami, Padre, perché ho peccato, supplica, col pensiero, mentre le sue lacrime si confondono nell'acqua santa.
Perché ho orribilmente, dannatamente peccato.
Una mano le afferra il polso, e la strattona, tirandola fuori.
Lei ritrova l'aria, e aprendo gli occhi si sente annegare.
Zac zac, e presto è fatto! esclama, e si specchia soddisfatto nell'acqua che arrossisce dello splendore che si appena conquistato.
La pelle gli tira, le guance gli fanno male, ma è un bruciore che può tranquillamente passare.
Ciò che non se ne andrà, invece... è la sua felicità.
Sì, si dice fiero, guardando il sorriso che gli gocciola ora allegro in faccia. D'ora in poi... non avrò più alcun dolore.
Sunday, 18 November 2012
Two sides in a mirror
Una notte senza stelle, un ospedale senza guardie, passi strascicati di una larva che ha perso l'anima.
L'ombra si trascina tra le ombre, nelle pantofole troppo larghe per lei che ha trovato ai piedi del suo letto, con la vestaglia bianca che brilla sotto i neon, abbottonata a caso, sulle bende che la avviluppano tutta per soffocare i suoi letali impulsi.
Da quando è successo... le pulsioni sembrano essersi spente.
Né Eros, né Thanatos la reclamano, dopo il gran finale che ha invano meditato - c'era quasi, poi però... il sipario è rimasto alzato.
Meglio così, dovrebbe pensare. Ma chi siamo noi per dirlo?
Dentro di lei non si agita più niente. Encefalogramma piatto di due spiriti in un corpo - il cui encefalo invece pare in forma, anche se piuttosto pigro.
E ora sta vagando, strisciando per l'ospedale, nei reparti più lontani da quello in cui è chiusa lei.
Ci si trova bene, però - quando mostri bizzarri non vi fanno irruzione.
Dovrebbe sorprendersi che nessuno l'abbia fermata?
Dovrebbe meravigliarsi che in zona non ci sia sorveglianza?
Dovrebbe fare caso alle telecamere spente?
No, no, no, lei non se ne accorge, è troppo stanca per essere preoccupata.
E poi, ora è intangibile.
Ora è una disperata. Ha varcato la linea - o così pensano gli altri.
In realtà, non riuscirebbe mai a uccidersi, le manca la giusta chimica.
Voleva solamente riprendersi il proprio sonno.
Passa una porta, l'altra, passa davanti alle stanze di un lungo corridoio che sembra disabitato.
Si aspetta urli, fantasmi, scritte di sangue sui muri - ma questo è ciò che dovrebbe accadere nel suo reparto, o sbaglia?
L'unica luce accesa la cattura in un lampo.
Una camera, una sola, rivela presenza umana.
Lei si avvicina, piano, senza avere scampo.
Si ferma sulla porta, rimane senza fiato.
Io non ti avevo ucciso? chiede, ad alta voce. L'ha chiesto anche a se stessa, ma non è giunta risposta.
Metà faccia sorride, e l'altra è tutta fasciata.
Tu mi hai fatto rinascere, è lui che mi ha ucciso.
Lei si appoggia, dubbiosa, sullo stipite della porta.
Ti ho sparato dritto al cuore, non penso sia partorire.
Bello vederlo.
Bello vederlo vivo.
Bello pensare, per un attimo, di non averlo ucciso.
Dovrebbe essere turbata, probabilmente. Berlin lo sarebbe stata, Berlin sarebbe corsa da lui, gli avrebbe toccato il polso, avrebbe controllato che fosse vivo davvero. Berlin l'avrebbe guardato come un miraggio, e se ne sarebbe andata dritta nel suo vagabondaggio, non sarebbe mai entrata, non si sarebbe seduta sul suo letto a fare conversazione.
Ma quella non era Berlin.
Tea.
Lui la guarda, poi stringe la mano che lei gli porge.
Lui ti chiamava...
Berlin non c'è, in questo momento. Vuoi lasciarle un messaggio? lo interrompe lei, e tranquilla si siede sul letto.
Forse pensa che sia un'allucinazione, o un sogno lucido.
A Tea non importa... essere lì le dà una sensazione, e questo le basta.
Bello vederlo vivo.
Bello essere viva.
Harvey Dent.
Lui, anche se a metà, sorride ancora, e si mette a sedere, appoggiando la schiena sul cuscino.
Ancora nessuno a correre tra loro - da loro, cioè. Ancora nessun infermiere che venga a controllare.
Lei resta a fissare il vuoto, contenta.
Non sa perché, ma ora si sente bene. Quasi euforica.
Lui non sembra confuso, forse è solo divertito da quella visita.
O forse è una proiezione dello squilibrio mentale della ragazza, che ha smesso di sapere chi è molto molto tempo fa.
E tu... perché sei qui? Se posso... chiede, garbatamente.
Un incontro surreale tra quattro persone - tre e mezzo?
Tea alza le braccia, come in segno di resa, e le maniche della vestaglia, troppo larghe, le cadono giù, fino ai gomiti. Le sue braccia sono fasciate, interamente avvolte di bende bianche e garza.
Bende che la stringono anche sul petto, sul collo, sulla pancia e le gambe - ma Dent può intravederne solo pochi pezzi, negli spazi tra i bottoni.
Tu.
Una domanda, per farsi raccontare come è finito lì lui? Oppure una spiegazione, per dirgli che la causa del suo ricovero è lui.
Dent potrebbe chiederselo, ma sa che si tratta di entrambe.
Prima che possa rispondere, Tea lo guarda in faccia, e poggia la sua mano sul lato non fasciato.
La sua pelle è fresca, ma non gelata di morte. Liscia, a parte l'ombra di barba che gli sta crescendo da un po'.
Bello, vero? chiede lui, scherzando. Così gli fa pensare a quanto sia stato bruciato.
Tea continua a fissarlo, seria - i suoi occhi grigi si fanno due fessure. Come un gatto indagatore.
Sei vivo, veramente?
Lui ride. Perché, se non lo fossi...?
M'incazzerei, e andrei a ballare sulla tomba... di lei, dice in un sussurro.
Lui si irrigidisce, e con un colpo della mano destra spinge via la mano di lei dal proprio viso.
Il dolore che le si accende sotto la fasciatura, quella sensazione di fuoco vivo che rinasce, e di vertigine, e nausea... quella reazione le prova che allora è tutto vero.
Il suo viso si illumina.
Lui rimane interdetto.
Tea è bella come la luna che si specchia nei pozzi.
Tea gli ricorda qualcuno... ora la rabbia rinata lo fa sentire un altro. Quell'altro.
Dov'è Berlin?
All'altro il cuore batte, di nuovo, sempre più forte.
Tea l'ha innescato. Ha parlato di Rachel... per farlo risvegliare.
Berlin - è dentro quello stesso corpo.
Le prende la mano che le ha colpito, con la sinistra, adesso - due mani entrambe fasciate si stringono, con forza.
Io sì... e tu, sei davvero... reale?
Tea ride del gioco di parole, e per una volta senza orrore annuisce con la testa.
Ci puoi scommettere, mormora, e lo sfida. Testa o croce?
Adesso è lui che ride, l'altra metà fa male - ma lui sorride lo stesso, anche dove è sfregiato.
Ecco dov'era finita.
La ragazza gioca con la moneta, in attesa della sua risposta.
Tra le veneziane chiuse inizia a filtrare l'alba.
Lame di luce lambiscono lei e i suoi lunghi boccoli.
Dent resta in silenzio, a guardarla, aspettandosi di vederla svanire, come una fata morgana.
Tea è croce, per Berlin - la cui tormentata innocenza si sente ancora, nel calore della sua pelle, nel suo pallore di angelo ferito, nella luce dolorosa che appare adesso nei suoi occhi, ora che Tea è distratta.
C'è ancora Berlin, in Tea.
E nessuna delle due scompare, neppure quando il nuovo giorno sorge, anche lì, in quel limbo sospeso.
L'ombra si trascina tra le ombre, nelle pantofole troppo larghe per lei che ha trovato ai piedi del suo letto, con la vestaglia bianca che brilla sotto i neon, abbottonata a caso, sulle bende che la avviluppano tutta per soffocare i suoi letali impulsi.
Da quando è successo... le pulsioni sembrano essersi spente.
Né Eros, né Thanatos la reclamano, dopo il gran finale che ha invano meditato - c'era quasi, poi però... il sipario è rimasto alzato.
Meglio così, dovrebbe pensare. Ma chi siamo noi per dirlo?
Dentro di lei non si agita più niente. Encefalogramma piatto di due spiriti in un corpo - il cui encefalo invece pare in forma, anche se piuttosto pigro.
E ora sta vagando, strisciando per l'ospedale, nei reparti più lontani da quello in cui è chiusa lei.
Ci si trova bene, però - quando mostri bizzarri non vi fanno irruzione.
Dovrebbe sorprendersi che nessuno l'abbia fermata?
Dovrebbe meravigliarsi che in zona non ci sia sorveglianza?
Dovrebbe fare caso alle telecamere spente?
No, no, no, lei non se ne accorge, è troppo stanca per essere preoccupata.
E poi, ora è intangibile.
Ora è una disperata. Ha varcato la linea - o così pensano gli altri.
In realtà, non riuscirebbe mai a uccidersi, le manca la giusta chimica.
Voleva solamente riprendersi il proprio sonno.
Passa una porta, l'altra, passa davanti alle stanze di un lungo corridoio che sembra disabitato.
Si aspetta urli, fantasmi, scritte di sangue sui muri - ma questo è ciò che dovrebbe accadere nel suo reparto, o sbaglia?
L'unica luce accesa la cattura in un lampo.
Una camera, una sola, rivela presenza umana.
Lei si avvicina, piano, senza avere scampo.
Si ferma sulla porta, rimane senza fiato.
Io non ti avevo ucciso? chiede, ad alta voce. L'ha chiesto anche a se stessa, ma non è giunta risposta.
Metà faccia sorride, e l'altra è tutta fasciata.
Tu mi hai fatto rinascere, è lui che mi ha ucciso.
Lei si appoggia, dubbiosa, sullo stipite della porta.
Ti ho sparato dritto al cuore, non penso sia partorire.
Bello vederlo.
Bello vederlo vivo.
Bello pensare, per un attimo, di non averlo ucciso.
Dovrebbe essere turbata, probabilmente. Berlin lo sarebbe stata, Berlin sarebbe corsa da lui, gli avrebbe toccato il polso, avrebbe controllato che fosse vivo davvero. Berlin l'avrebbe guardato come un miraggio, e se ne sarebbe andata dritta nel suo vagabondaggio, non sarebbe mai entrata, non si sarebbe seduta sul suo letto a fare conversazione.
Ma quella non era Berlin.
Tea.
Lui la guarda, poi stringe la mano che lei gli porge.
Lui ti chiamava...
Berlin non c'è, in questo momento. Vuoi lasciarle un messaggio? lo interrompe lei, e tranquilla si siede sul letto.
Forse pensa che sia un'allucinazione, o un sogno lucido.
A Tea non importa... essere lì le dà una sensazione, e questo le basta.
Bello vederlo vivo.
Bello essere viva.
Harvey Dent.
Lui, anche se a metà, sorride ancora, e si mette a sedere, appoggiando la schiena sul cuscino.
Ancora nessuno a correre tra loro - da loro, cioè. Ancora nessun infermiere che venga a controllare.
Lei resta a fissare il vuoto, contenta.
Non sa perché, ma ora si sente bene. Quasi euforica.
Lui non sembra confuso, forse è solo divertito da quella visita.
O forse è una proiezione dello squilibrio mentale della ragazza, che ha smesso di sapere chi è molto molto tempo fa.
E tu... perché sei qui? Se posso... chiede, garbatamente.
Un incontro surreale tra quattro persone - tre e mezzo?
Tea alza le braccia, come in segno di resa, e le maniche della vestaglia, troppo larghe, le cadono giù, fino ai gomiti. Le sue braccia sono fasciate, interamente avvolte di bende bianche e garza.
Bende che la stringono anche sul petto, sul collo, sulla pancia e le gambe - ma Dent può intravederne solo pochi pezzi, negli spazi tra i bottoni.
Tu.
Una domanda, per farsi raccontare come è finito lì lui? Oppure una spiegazione, per dirgli che la causa del suo ricovero è lui.
Dent potrebbe chiederselo, ma sa che si tratta di entrambe.
Prima che possa rispondere, Tea lo guarda in faccia, e poggia la sua mano sul lato non fasciato.
La sua pelle è fresca, ma non gelata di morte. Liscia, a parte l'ombra di barba che gli sta crescendo da un po'.
Bello, vero? chiede lui, scherzando. Così gli fa pensare a quanto sia stato bruciato.
Tea continua a fissarlo, seria - i suoi occhi grigi si fanno due fessure. Come un gatto indagatore.
Sei vivo, veramente?
Lui ride. Perché, se non lo fossi...?
M'incazzerei, e andrei a ballare sulla tomba... di lei, dice in un sussurro.
Lui si irrigidisce, e con un colpo della mano destra spinge via la mano di lei dal proprio viso.
Il dolore che le si accende sotto la fasciatura, quella sensazione di fuoco vivo che rinasce, e di vertigine, e nausea... quella reazione le prova che allora è tutto vero.
Il suo viso si illumina.
Lui rimane interdetto.
Tea è bella come la luna che si specchia nei pozzi.
Tea gli ricorda qualcuno... ora la rabbia rinata lo fa sentire un altro. Quell'altro.
Dov'è Berlin?
All'altro il cuore batte, di nuovo, sempre più forte.
Tea l'ha innescato. Ha parlato di Rachel... per farlo risvegliare.
Berlin - è dentro quello stesso corpo.
Le prende la mano che le ha colpito, con la sinistra, adesso - due mani entrambe fasciate si stringono, con forza.
Io sì... e tu, sei davvero... reale?
Tea ride del gioco di parole, e per una volta senza orrore annuisce con la testa.
Ci puoi scommettere, mormora, e lo sfida. Testa o croce?
Adesso è lui che ride, l'altra metà fa male - ma lui sorride lo stesso, anche dove è sfregiato.
Ecco dov'era finita.
La ragazza gioca con la moneta, in attesa della sua risposta.
Tra le veneziane chiuse inizia a filtrare l'alba.
Lame di luce lambiscono lei e i suoi lunghi boccoli.
Dent resta in silenzio, a guardarla, aspettandosi di vederla svanire, come una fata morgana.
Tea è croce, per Berlin - la cui tormentata innocenza si sente ancora, nel calore della sua pelle, nel suo pallore di angelo ferito, nella luce dolorosa che appare adesso nei suoi occhi, ora che Tea è distratta.
C'è ancora Berlin, in Tea.
E nessuna delle due scompare, neppure quando il nuovo giorno sorge, anche lì, in quel limbo sospeso.
Monday, 12 November 2012
If you love someone, set them free
E poi Berlin raccolse la pistola, lo abbracciò, e guardandolo in viso - il suo viso, il solo - gli sparò al cuore.
Un bagliore risplendette nei suoi occhi.
Sollievo.
Grazie... mormorò, mentre la sua vita si irrorava il petto della ragazza, tingendo a fiotti la sua camicia stropicciata.
Berlin gli sorrise, mentre una lacrima le scivolava lungo una guancia.
Ti amo, gli disse.
Allora la bestia morì, e il principe rinacque.
Dent crollò senza vita addosso a Berlin, che rimase con lui, piangendo - col peso che aveva gravato su di lui eternamente cancellato.
Yet each man kills the thing he loves,
By each let this be heard,
Some do it with a bitter look,
Some with a flattering word,
The coward does it with a kiss,
The brave man with a sword!
De Profundis, Oscar Wilde
Un bagliore risplendette nei suoi occhi.
Sollievo.
Grazie... mormorò, mentre la sua vita si irrorava il petto della ragazza, tingendo a fiotti la sua camicia stropicciata.
Berlin gli sorrise, mentre una lacrima le scivolava lungo una guancia.
Ti amo, gli disse.
Allora la bestia morì, e il principe rinacque.
Dent crollò senza vita addosso a Berlin, che rimase con lui, piangendo - col peso che aveva gravato su di lui eternamente cancellato.
Yet each man kills the thing he loves,
By each let this be heard,
Some do it with a bitter look,
Some with a flattering word,
The coward does it with a kiss,
The brave man with a sword!
De Profundis, Oscar Wilde
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