Cercando nel labirinto degli specchi

Showing posts with label cravatta. Show all posts
Showing posts with label cravatta. Show all posts

Wednesday, 11 March 2026

That's from the Bible

Disinfetti la lattina di birra col fazzoletto sporco delle tue lacrime. Dovrebbe essere questo il segnale d'allarme, no? Invece pensi solo alla puzza della sigaretta abbandonata sotto il letto, a mo' di bastoncino di incenso, mentre le rose dietro al cristallo sporco sembrano reliquie fatte di cenere spenta. Di solito non fumi, ma oggi vorresti darti fuoco. Nessuna fenice, nessun dente d'oro. Passi la punta delle dita tra le tue gambe, e rabbrividisci. Quel rosso caldo... ce ne vorrà, di tempo e di garza. Un sacrificio, ma gradito a chi? Ti ci abituerai, forse, in futuro. Pianto e sangue e materia fecale, Con la corda al collo risalgo le scale. Canticchi un momento, poi basta. Ricordi la sua cravatta, blu come... il colore più caldo? Ew. Quante sciocchezze dicono i meme, ti dici e mangi senza fame. Pane senza sale, un corpo senza Cristo. Hanno ucciso il tuo Dio, e cos'hanno fatto di te? Un abominio.

Wednesday, 11 March 2020

Eterna giovinezza a colpo sicuro

Adult shoots kid in order to keep him young forever
I wanna be forever young:
How not to grow up


C0C0nu#3R
& TWS 
a partire dalla Settimana Enigmistica
(numero e data di uscita: ignoti, ahimè) 

Tuesday, 5 June 2018

Another idiot living in an ice cream truck

Chris Parnell as Geoffrey Hoytsman
Hoytsman and Peralta in "Brooklyn 99" s02e19
Chris Parnell as Hoytsman

Chris Parnell as Geoffrey Hoytsman 
- again, again -
in 
Brooklyn 99 (s02e19)

TWS

p.s. the back of the other head is Andy Samberg's.

Monday, 4 June 2018

"Drugs are so silly" (Geoffrey Hoytsman)

Chris Parnell as Geoffrey Hoytsman
Geoffrey Hoytsman in "Brooklyn 99"
Jake Peralta and Geoffrey Hoytsman in "Brooklyn 99"

Chris Parnell as Geoffrey Hoytsman 
- again -
(with Andy Samberg as Jake Peralta)
in 
Brooklyn 99 (s02e19)

TWS

Thursday, 22 September 2016

Edgar Allan Doe

EAP without a face, hanging with a noose
Il cappio al posto del cravattino è stata la prima cosa che ho pensato...
Per il resto, nulla di personale contro/a che fare con Edgar Allan Poe!


Grazie mr Coconutter
 
TWS
(l'immagine da cui siamo partiti è la Ultima Thule Daguerrotipe del 9 novembre 1848, pare)

Friday, 8 January 2016

Pagliaccio seduto senza testa

Ho visto una statuina di clown su Ebay, e l'ho un po' ritoccata
TWS

non ho più ritrovato l'immagine originaria, scusate! Sicuro è che aveva una foto in mano e la testa al suo solito posto

Wednesday, 24 September 2014

Bang bang, you farted me down


Bang bang
(you fart me down)
TWS & ©©nu#3R

(thanks to mr ©©nu#3R for the title; both the vectors, the executioner and the Marilyn-sh, came from www.spreadtshirt.co.uk - danke)

Sunday, 16 June 2013

scotch ambrato


H la guarda.
Eccola lì, Berlin, che si rigira il bicchiere di scotch tra le mani, guardando rapita il fuoco. Poi ne beve un sorso, appoggiando appena le labbra... uno dei cubetti di ghiaccio le sfiora il labbro superiore, che subito dopo lei si lecca, sorridendo. Tea.
Berlin si sta quasi assopendo, ha gli occhi socchiusi ora... lo scotch a stomaco vuoto, il calore dolce che si spande nella stanza dal caminetto acceso... Possibile che si senta davvero così rilassata, ora? Così...
Al sicuro, mormora lei.
H si risveglia dal limbo tiepido in cui osservarla l'aveva sprofondato, e non riesce a trovare un commento adeguato. Non ha idea di cosa lei stia parlando.
Né di chi sia lei ora.
Tea, o Berlin? Vorrebbe vederle entrambe - ecco non osa ammettere a se stesso.
Qui, con voi, continua lei. Con te. Così... ora... mi sento al sicuro. E poi gli sorride. Ha lo sguardo leggermente velato, dev'essere lo scotch, ma il suo viso... ha un'aura così innocente che sembra purificare l'atmosfera. Berlin, pensa H. Inizia ad andare forte, a Indovina chi.
Grazie, conclude lei, dopo un po'. Fa girare ancora un po' i cubetti nel bicchiere, e poi lo svuota in un sorso.
H dovrebbe sgridarla, preoccupato, ma ha appena fatto lo stesso.
Vado a prendertene altro? si offre la ragazza, alzandosi di scatto. Una fiamma si solleva all'improvviso dietro di lei - sarà per lo spostamento d'aria che il suo movimento brusco ha prodotto. La luce d'oro e rosso cupo danza coi suoi riflessi sulle gambe nude della ragazza. La camicia bianca e nera che lui le ha prestato le copre a stento metà delle cosce. E sotto...
H non dovrebbe pensarci.
Sotto ha quegli slip neri di seta... Quelli coi bordi bianchi, e due bottoncini color perla in mezzo.
Il completino di Playboy... - quello che Rachel le ha regalato a Natale.
Rachel, dannazione, pensa H, distogliendo lo sguardo dal bordo della camicia della ragazza.
Ma lei se ne sta ancora lì, in piedi, ondeggiando di qua e di là come una bambina irrequieta, con le dita che spuntano appena dalle maniche.
No, non ti disturbare, risponde H, alzandosi a sua volta. Vado io.
Però non riesce ad andare.
Guarda quella strana, bellissima ragazza mostruosa, con cui ha già fatto l'amore una volta, mentre minacciava di uccidere il suo... compare... La volta in cui poi lei gli ha sparato, quando ormai avevano finito. Quella ragazza, che è l'unica a capire il suo segreto non più così segreto... l'unica che sa cosa voglia dire...
Due anime in lotta per lo stesso corpo, si lascia scappare.
Lei lo guarda sollevando un poco le sopracciglia. E poi ride. Tu e Wayne per Rachel?
H non osa avanzare. Perché sa cosa accadrebbe.
Perché adesso è stata Tea a parlare.
Ehi, scherzavo... come stai? chiede poi Berlin, appena ricomparsa, a caso. Sembra preoccupata, o meglio corrosa - consumata dal senso di colpa del non poterlo - né potersi - più curare.
Ora è H a sorridere.
Bene. Non ti preoccupare.
Le sorride paterno. Ma lei non si lascia spaventare.
La ragazza si china e posa il bicchiere sul marmo attorno al caminio. H sbircia, anche se non lo vorrebbe fare. Reggiseno a balconcino, coordinato agl slip. Berlin le aveva detto di avere una seconda scarsa, ma Rachel aveva fatto bene a ignorarla e prendere una terza.
Champagne, pensa H, stupidamente, mentre ricorda di non averle mai toccate.
Se ne resta lì imbambolato, mentre Tea dagli occhi di tigre lo abbraccia. La camicia resta impigliata nella fibbia della sua cintura. H sente gli slip di Playboy sfiorargli il cavallo.
Cazzo.
A questo punto gli riesce piuttosto difficile, pensare.
Grazie... di avermi salvata. Ringrazia Rachel, soprattutto, gli intima lei, quando si stacca.
Davvero, è stata un angelo con me. Fino ad adesso, aggiunge poi. Lo sguardo torbido di Tea si schiarisce a un tratto. Considerato quello che vi ho fatto... che ti ho fatto.
Una lacrima le solca la guancia, mentre guarda il petto di H. Sotto la giacca del completo, sotto la camicia ancora inverosimilmente inamidata, lì da qualche parte, tra le costole e lo sterno, c'è il segno in cui lei gli ha sparato. Ma ha fallito, e l'ha salvato.
Prima che H possa dirle qualcosa, la sua mano gli si posa sotto il nodo della cravatta. E scende, a cercare la cicatrice nascosta.
Scusa, mormora, e poi singhiozza.
H allarga le braccia, e la stringe a sé, avvolgendola tutta col suo profumo.
Berlin ne ricorda un altro, però. L'odore di sangue, carne bruciata e disinfettante, quella notte in cui lui sconvolto dal dolore l'aveva baciata e stretta a sé fino a farla quasi soffocare. Quando le aveva detto che la amava. Quando l'aveva scambiata per Rachel.
Scusa, ripete lui. Perché sa che lei sta pensando a quella notte.
Berlin alza il viso, a guardarlo.
H vede che non piange più, e le sorride.
Lei lo bacia. Sul collo, perché lui è troppo alto rispetto a lei. E perché non può averlo, è di un'altra. Quindi non ha proprio senso baciarlo. Lo bacia sul collo, è un secondo, e poi scivola via.
Lui la blocca, fermandola tra le sue braccia.
Berlin si sente morire di gioia, ma non può e si volta, per andarsene via... Ma lui la tiene stretta, e così resta abbracciato a lei, cingendole la vita da dietro.
Berlin trema un po', ma non se ne vuole andare.
H non le dice altro. La bacia sul collo, e basta, e lei si lascia baciare.
Il ghiaccio nello scotch ormai si è sciolto. Sarà un drink piuttosto annacquato, per chi prima o poi si ricorderà di berlo.

Wednesday, 30 January 2013

Steamy punk


Aveva al collo una lunga catena di anelli d'argento, chiusa in modo da imitare una cravatta: un cerchio stretto poco sotto l'epiglottide, e il resto della collana che le scendeva tra i seni, fino al bordo della gonna.
Vedendola in topless aspettarlo appoggiata alla sua vecchia scrivania, Felix si prese un colpo.
Ma che cazzo, miss Nix... Su, copriti. Ho visto di meglio.
Ed era vero. Un'ex-neo-adolescente con le tette acerbe e i cosciotti grossi non avrebbe mai potuto impressionarlo, ora che era abituato alla scintillante perfezione artificiale di Los Angeles.
Lei fece spallucce, e rimase lì dov'era, esattamente com'era. Gli sbarrava la strada.
Felix, la cui sigaretta, accesa entrando in camera, cominciava a impuzzare la stanza, non si lasciò intimidire.
Le passò davanti, rasente il muro, finendo comunque per spingerla contro la scrivania.
Se fosse stata in sé, la sua sorellina avrebbe strillato Ehi! e gli avrebbe tirato un cazzotto in pancia. 
Ma visto che ora recitava una parte, decise di sorprenderlo. 
Nix si appoggiò le mani sui fianchi, coperti a stento da un microscopico kilt viola e verde acido che rivelava il pizzo nero degli slip, e lo guardò con fiero odio. 
Allora? disse, fissandolo.
Felix sarebbe scoppiato a riderle in faccia, ma al momento preferiva tenere lo sguardo verso la finestra, che era riuscito ad aprire soltanto per metà - sempre a causa della strategica ingombranza di Nix.
Allora cosa? rispose lui, col suo solito sarcasmo.
Quello stesso sarcasmo che da anni faceva venire voglia a Nix di pestarlo.
Gli diede una sberla sul dorso della mano, facendogli precipitare la sigaretta giù dalla finestra. 
A quanto pare il bastardo aveva una scorta segreta di nicotina, che lei non era riuscita a scovare.
Forza, poeta tormentato. Sei così... maledetto... sottolineò con una certa ironia velata di rabbia. 
Non dovrebbe essere per te un problema, scoparti la sorella, no? 
Prima che Felix potesse contraddirla (e aveva almeno due argomenti eccezionalmente validi con cui farlo: 
1. lei non era sua sorella; 
2. lui non voleva fare sesso con lei),
Nix riprese il suo attacco: Non ti fai problemi a prendere per il culo la tua famiglia... Non ti fai problemi a farti di qualsiasi cosa... Si direbbe che ami distruggere tutto ciò che è sacro! L'amore, la felicità, la salute, fa tutto cagare, per te, vero?! E allora vieni qua e fai a pezzi anche la verginella, su! Tanto per te l'innocenza è una grandissima me...
Il fatto che scoppiò a piangere rovinò il finale.
Nix si trovò a smoccolare sulla giacca intrisa di fumo e devastata dagli anni del suo fratellone, e a Felix non rimase che abbracciarla alla lontana, cercando di non stringerla, per non sentire la sua (semi)nudità.
Allora sono davvero fottuto, disse tra sé e sé. Quella vecchia, cara sensazione di disgusto per sé stesso, che gli era così familiare, ricominciava a salirgli, come un'onda di nausea. 
, confermò Nix, che anche se tremava ancora stava iniziando a calmarsi. Per tutto quel suo nevrotico sfogo aveva tenuto le mani serrate in pugni, premendole contro il petto di Felix, come se avesse voluto sfondarlo per strappargli il cuore.
Grazie tante, piccoletta, ma non parlavo con te, rispose lui, con un tono abbastanza piccato da farle sentire che scherzava. Anche se in realtà non scherzava.
Appunto, fece allora lei, e alzò finalmente gli occhi, impiastricciati dalle lacrime e il mascara colato. Rideva.
Alice Cooper, pensò Felix, in un flash d'ispirazione. 
Poi però non riuscì a pensare altro, perché Nix era stretta a lui, era senza reggiseno o maglietta, e la punta della catena tintinnava contro la sua lampo.

Monday, 14 January 2013

artificial-self -halo-polishing


Munchies era una bambolina gotica, che come divisa aveva un corsetto di pizzo bianco e nero, lunghi calzettoni bianchi, ballerine in vernice lucida nera, e una gonna a balze in stile tartan optical.

Nessun colore, a parte il rosso delle sue guance, che prendevano fuoco di tanto in tanto, quando Doc si girava nella sua direzione e la sorprendeva a guardarlo. 
Dopo settimane e settimane al suo servizio, Munchausen non aveva ancora capito se il suo capo si fosse accorto o no, delle effetto che le faceva.

Doc aveva le basette, lunghe ma non troppo, gli occhiali con la montatura leggera, in metallo, portava sempre i guanti, pantaloni con la piega, una cravatta - o papillon -, una giacca con le code, e la sua faccia era attraversata da una lunga cicatrice, che si era fatto il giorno in cui era morto Florian.

I suoi capelli erano soffici e bianchi, e non si sapeva perché.
Sono nato così, aveva detto una volta Doc, e a lei era bastato.
Quando le si presentò, in ospedale, Doc aveva ventisei anni. 

Quel giorno, quando si era guardato nei frammenti dello specchio che aveva appena spaccato, nel vetro aveva rivisto il bambino che non era. 

Quel volto così angelico, quegli occhi che non piangevano, quelle labbra tanto sottili...
Perché non sorridi mai?! chiedevano i suoi parenti, scuotendo il capo delusi. Quella sua calma glaciale, velata di dolce mestizia, li esasperava tutti - ma non lo volevano lasciare stare.
Così lui prese una scheggia, proprio in mezzo ai resti dello specchio, e spezzando la sua immagine scomposta, traccio sul viso di Florian un bel ghigno di pace.
Suo padre ebbe un infarto, sua madre invece svenne, quando infine lo trovarono, tornati dal teatro, mentre lui riposava placido tra le lenzuola macchiate, confinatosi in soffitta. 
La mano sinistra era un campo arato, la sua faccia una maschera, ma anche quando lo picchiarono Doc non si pentì, per niente. 

I segni ai lati della bocca, che la chirurgia non era riuscita del tutto a celare, ricordavano che quella sera Florian era sparito, era stato sacrificato. 

Da quella sera era sorto Doc, e se ne era andato. 
I suoi l'avevano lasciato vivere in un attico, nella periferia della città, con un tutore, ben più coraggioso di loro. 
Doc ce l'aveva fatta. Era diventato libero, e poteva finalmente recludersi.
Studiò finché doveva, poi congedò il suo precettore. Compiuti i ventun'anni, salutò anche il suo tutore. Senza che venisse informato delle vicende familiari, un giorno ricevette una ingente parte di eredità dal padre.
Coi suoi parenti era rimasto in quieti rapporti epistolari, aveva chiarito tutto tanto tempo prima, quando ancora Munchies non lo conosceva. Nessun rancore, è solo che a differenza di voi non posso essere considerato umano.
Appena la sua mano era guarita, aveva ricominciato a disegnare. Per colpa di un amico che non aveva mai rinunciato ad immischiarsi e andare a trovarlo, in poco tempo il suo stile elegante e lacerantemente incantevole l'avevano reso un autore di culto irrinunciabile.
Così bello che fa male, si diceva, del suo lavoro.
Quindi la sua vita andava come lui l'aveva pensata, e poteva essere se stesso, che tanto nessuno lo vedeva.
A parte Munchies, che però lo idolatrava.
Andava tutto bene, dalla sera in cui aveva ammazzato chi lo torturava.
Era nato così. Fine.
La vita scorreva con il latte e con la china, nell'attico d'avorio Sans Aube.
Però anche allora, Doc non sorrideva mai.


Tuesday, 8 January 2013

Felix domesticus


Nix si appoggiò al bordo del tavolo, soddisfatta della missione compiuta.
Il roastbeef stava finalmente cucinandosi in forno, e aveva un aspetto magnifico. Tutta la famiglia sarebbe stata contenta.
Stava per accendere un fiammifero, giusto per il gusto di guardarlo bruciare fino allo stremo, per poi spegnerlo a mezzo millimetro dalla punta delle sue dita, quando il suo fratellone entrò in cucina.
Bé, Felix non era letteralmente il suo fratellone, ma dopo tutto quel tempo lei si sentiva parte del caotico clan in cui era non nata, ma cresciuta.
Ehi, NewYorkNixNivis, comme en ça va? Pensavo fossi scappata di nuovo dalla finestra.
Lei rise, tirandogli un dritto in piena spalla.
Ma dai, credi che in due anni non sia riuscita a inventarmi una psicosi nuova, e più interessante? Hai davvero una bassa stima di me, fratellone.
Due anni, da quanto Felix era andato a vivere nei dintorni di Sunset Boulevard. Si era proprio seduto sulla bocca dell'Inferno, come aveva commentato Nix quando aveva saputo della sua imminente partenza.
Non avrebbe potuto cadere più distante di così dalla verità - ma Felix sperava che non sarebbe mai giunto il momento di smentirla.
La abbracciò, e lei si lasciò catturare, schiacciandosi contro la camicia bianca a sbuffo, leggermente aperta sul petto, del fratello.
Ho sentito che hai cercato di ucciderti, testa di Uncino, miagolò Nix, quando l'abbraccio fu terminato.
Felix avrebbe voluto lasciarsi andare a un gestaccio di esasperazione, ma si limitò a sospirare.
Ho sentito che la dai via come se ne avessi troppa, ribatté, ma la sua sorellina sapeva scegliere tatticamente quando rivelarsi vulnerabile, e quando no.
Felix vide i suoi grandi occhi tra il verde e il castano (melma di palude, secondo la fiera definizione della loro proprietaria), e sentì la tentazione di darsela a gambe. Ecco, in quel momento la vulnerabilità era decisamente off.
Se anche fosse vero - e so che stai bluffando, perché di me dicono in giro esattamente in contrario -, beh, non sono cazzi tuoi, no? E comunque...
Felix le lanciò un'occhiata lasciva, scherzando. Come no?! Zuccherino, sai che avrei sempre anelato... a prendere il primo fiocco, e le accarezzò il collo con l'aria di un vecchio galante marpione.
Lei stette al gioco, e con un onesto rossore da verginella sulle guance si sventolò il viso - che pareva scottare davvero - con la mano. Già, in mancanza del tipico ventaglio da gattamorta.
Allora, mio caro... non devi perdere la speranza. Sai che mi preservo da sempre per te... fratellone.
La conclusione stonò parecchio, ed entrambi rimasero interdetti, in imbarazzo.
Nix stava per distrarsi - i fiammiferi, nascosti nell'ultimo ripiano della dispensa, la stavano chiamando a gran voce, lo sentiva. Ma quel cazzone doveva subire una bella lavata di capo, da lei almeno! Se no ci avrebbe riprovato, prima o poi, poco ma sicuro.
Nix conosceva Felix. Sapeva che dove lei riusciva a fare un po' di luce coi fiammiferi norvegesi, lui invece ricorreva all'alcol, di solito, o alle sigarette. Di solito.
Il problema risorgeva quando le Gauloises finivano, e i tabacchini si prendevano tutti il week-end libero.
Così, Nix riprese a fulminare il suo fratellone con lo sguardo, fino a quando lui non cedette.
Già, cocktail di pillole, qualche mese fa. Michael mi ha trovato in tempo, e fatto vomitare tutto. Una doccia e sono tornato come nuovo. Non c'è un vero perché, aggiunse, anticipandola. Nulla di più pesante di dover spiegare cosa ti porta a farti uno shottino con l'intero flacone dei tuoi barbiturici preferiti.
Nix non gli tirò una sberla, come invece Felix si sarebbe aspettato. Mani inspiegabilmente forti, per essere così piccole.
Non gli tirò una sberla, bensì lo afferrò per il nodo - già in via di disfacimento - della cravatta. Lo tirò con la sua solita sovrumana forza esplosiva, costringendolo ad abbassarsi fino a finire con la faccia dritta davanti alla sua.
A questo punto, Felix si sarebbe aspettato un generoso sputo, un bolo nato dal fatale incontro tra saliva e catarro da non-fumatrice, dritto negli occhi - o un bacio appassionato, che però era fuori discussione, visto che si trattava della sua sorellina.
Ciò che non si aspettava, era di sentire il profumo di rhum e vaniglia di Nix alterargli la coscienza, mentre la guardava nei suoi grandi occhi di melma e si accorgeva che la piccoletta era cresciuta, davvero.
C'è un vero perché per non farlo, però. Almeno uno, penso. E sarebbe un peccato sprecarlo, gli sibilò, guardandolo negli occhi con una luce intensa che lui non aveva mai visto.
Come le fiamme che crepitano piano nel bosco, poco prima di raderlo del tutto al suolo.
Sei posseduta? le avrebbe chiesto, fino a qualche mese prima. Ora però non ne aveva proprio voglia.
Che avesse davvero... perso la sua innocenza? Felix avrebbe preferito non pensarlo, ma ormai l'aveva fatto.
Qualcuno chiamò Nix dal salotto, e lui rimase lì imbambolato, con la stretta della cravatta che gli bruciava sul collo, a guardarla saltellare via, chiedendosi che cazzo fosse successo alla piccola Neve.
Ah già, bentornato! gli cinguettò lei, trotterellando via.

Saturday, 22 December 2012

No vodka no tears


Sai, Rachel, tra loro due c'è un... qualcosa... a cui non potrai mai arrivare, tu, bellissima. Perché loro hanno in comune... hanno molto.... in comune... Più che qualcosa, potremmo dire... qualcuno... Più che tra loro due dovrei dire... tra loro... quattro... Perché... tu non lo sai, ma... Bé, il nostro Dent è chiaramente... schizofrenico... le fanno bene, le medicine, al giorno d'oggi, veero? Piccoli miracoli... in pillole... e lei invece... bé avrai notato che anche lei... a volte... cambia... personalità, no? Che buffo, pensaci, lui... deve prendere qualcosa... per non essere... qualcun altro, mentre lei... deve evitare di prendere una certa... cosa... per non diventare qualcun altro! Magia, vero? C'è proprio della magia, nell'aria di Gotham... la magia che c'è tra loro, non trovi tutto questo... terribilmente... romanticoooo?

A quel punto l'altra scoppia a ridere - Berlin, se così si può dire.
Rachel è rimasta zitta, si limita a guardare J con gli occhi sgranati, in trepidante scetticismo.
Aaah... davvero, J? Sei serio? chiede l'altra, appena riesce a smettere di ridere. Vedi davvero della... magia, qui da qualche parte?
Lui fa per rispondere, ma lei riprende a parlare, indifferente.
L'unica magia potrebbe essere quel gas velenoso... sì, ha proprio un effetto... soprannaturale. Lui ama lei, che ama quello là - indica Wayne - che ormai non la ricambierà più. E quanto a me - pausa drammatica - bé, non mi ama nessuno. L'ultima volta che c'è stata magia, per me, è stato quando mi hai corroso l'utero.
Il suo sorriso crudele si spegne all'improvviso, e gli occhi le si riempiono di lacrime. Senza che nessuno abbia il tempo di prevederlo, la ragazza si avventa contro J, e gli pianta il coltello in pancia. Lui la guarda contento, e cade a terra, di schiena, sotto la spinta di lei.
Berlin lo lascia lì a sanguinare, lui non si rialza.
Slega i suoi compagni di ricatto, e piagnucolando corre via, lasciando J nelle mani della giustizia.
Quando esce sbatte contro Dent, che sta arrivando dalla direzione opposta. Riesce solo a frignare un Lei sta bene, prima di ricominciare la sua fuga dalla festa.

Solo quando è finalmente al sicuro, nel vicolo buio in cui sfocia l'uscita di servizio, riesce a respirare di nuovo.
J la aspetta fuori, appoggiato al muro col nodo della cravatta sciolto, il coltello tra le mani, e una macchia che si allarga piano piano sul panciotto.
Allora è l'alcol, che ti fa trasformare, piccola?
Lei si asciuga gli occhi col dorso della mano, e guardando gli scarafaggi che danzano sull'asfalto annuisce.
Ottima scelta, dolcezza, commenta lui, lanciandole il coltello.
Berlin lo prende al volo, imbrattandosi di rosso le mani.
Vorrebbe scusarsi. Non dovrebbe scusarsi.
Ti porto a casa, si ritrova a dire, e come guidata da lunghi fili invisibili si avvicina a lui, e insieme si trascinano verso una qualche lontana topaia inospitale.

Thursday, 20 December 2012

Mele e psicofarmaci


C'è un solo uomo al mondo, per me, un solo uomo perfetto.
Quello che mi ha risvegliato con un bacio, che ha fatto sparire la mia bara di cristallo. Quello che mi sono trovata accanto quando pensavo di essere caduta nel baratro, da sola. Quello che mi ha fasciato i polsi prima che potessi tagliarmeli, e ha fatto di me una donna viva.
Conosco un solo uomo, al mondo, l'uomo che se potessi vorrei diventare.
L'unico che riesca a trovare bello, l'unico che mi risulti interessante.
Ha gli occhi di un profeta scomunicato, e il viso di un angelo venuto all'inferno a trovarmi.
Dolce, geniale, eccitante, perverso.
Un camice bianco, aperto su una camicia nera con cravatta, e le mani sempre sporche d'inchiostro.
Ha perso l'aureola, perché l'ha data a me - mi ha ammanettato con quella, perché non potessi più farmi del male. E poi mi ha legata a sé, prigioniera per sempre.
Qualcuno potrebbe dire che mi ha rapita, o salvata. Io resto con lui, comunque.
Ha la voce con cui cantava Orfeo giù negli Inferi. Le braccia bianche, come una vetrata gotica di vene blu, e naturalmente una bella vecchia cicatrice.
Oh, wow. Già.
Qualcosa mi ha buttata giù, qualcuno forse mi sta tirando su.
Doc è l'uomo perfetto... peccato che però non esista.
Doc è l'uomo perfetto, proprio perché non esiste.


Friday, 12 October 2012

F* pervert

Caro diario,
                 come stai?
Ultimamente mi sono innamorata di uno psicopatico. Non prova emozioni, è bellissimo, è brillante, e ieri mi ha invitato a un massacro di cui sono stata l'unica sopravvissuta. Molto romantico: mi ha offerto un drink, che tra i disponibili sulla lista pare io sia stata l'unica a scegliere, e questo l'ha colpito (ah, sì, devi sapere che si era travestito da cameriere, e stava dietro il bancone all'insaputa di tutti. Stava proprio bene, con la cravatta e il gilet. Erano di un colore un po' strano, ma che, sono sicura, diventerà presto di moda, e si intonava ai suoi capelli). Ha detto che l'avrebbe ribattezzato, ispirandosi a me. E poi mi ha allungato una carta da gioco, la Donna di Fiori - Les fleurs du mal, je l'espère, ha sussurrato. Bè, sembrava più un sibilo, un seducente sibilo... ma mi ha fatto venire le vertigini. E poi ha usato quella carta come sottobicchiere, per posarci il mio cocktail. Era assurdamente bello: c'era un verde radioattivo in perfetta armonia con un viola bellissimo, mi ha fatto pensare a qualcosa di sacro... dividevano in due il bicchiere, ma quando l'ho preso in mano hanno iniziato a... come dire... espandersi, però in maniera complementare... come nello Yin e Yang, hai presente? L'ha notato anche lui, e si avvicinato di nuovo. Con la siringa (già, già, ma era la festa di Halloween, ho pensato che fosse un "attrezzo di scena", e non mi sono impressionata - con gli effetti che mi fanno gli aghi da qualche tempo, poi...) che a quanto pare aveva usato prima per preparare quello spettacolare drink (credo, ma non so perché affermo una cosa del genere, ero troppo impegnata a ignorare la gente attorno a me per usare la vista a raggi x e guardare attraverso la sua schiena come stesse mescolando i miei ingredienti... insomma, diario, sai come sono fatta e sai che la gente mi fa strano, abbi pietà! e poi lui ha le spalle così larghe, e forti... non troppo, tipo palestrato - che schifo -, ma più... insomma, da vero uomo... mh...), con la siringa magica ha fatto cadere due gocce, una per ciascun colore, e puff! con una lieve lingua di fumo che si levava dal suo contenuto, ecco nel mio bicchiere la perfetta versione viola-verde del simbolo dell'armonia. Compenetrazione degli opposti. Avevamo mormorato entrambi la stessa cosa. Surreale. Anche lui deve essersi (piacevolmente?) sorpreso, perché mentre io arrossivo senza vederci più granché, riuscii a notare che sorrideva. Aveva del cerone in viso, forse per essere più "spettrale" per quella festa, però... il mio senso di ragno mi diceva che aveva anche qualcosa da nascondere, sotto quel trucco. Cicatrici, avevo intuito/sperato, e così emozionata da quell'incontro, che non so perché inziavo a sognare non finisse mai, sollevato il calice in un cenno di brindisi verso di lui (che, avevo notato, si era fatto lo stesso delizioso capolavoro etilico e aveva imitato il mio gesto, verso di me, in stereo con me) avevo preso il primo sorso.
Non c'è certo bisogno di dire che era strepitoso.
Bevetti piano (beh, più lentamente che potevo - ma era così buono, cavolo!), guardando la carta che avevo davanti - era un po' gothic, un po' lolita, per essere una Regina di Fiori, ma d'altronde era proprio così che mi immaginavo Ginevra (storia con Lancillotto a pare, io ho sempre amato Galahad), e lanciando a quello ancora per poco avrei creduto il barista qualche occhiata furtiva, che speravo sembrasse casuale. No: sapevo che avrebbe capito, e in fondo ci speravo, era giusto così. Ero folgorata. Quell'uomo aveva... qualcosa. Di fantastico.
Ma non m'illusi. Barista. Sappiamo che significa. E io non ero neppure la meno brutta del locale. Certo, avevo un bel vestito, ma... un travestimento da birraia tedesca... alla stessa festa in cui ogni cm quadrato era affollato di angeli di Victoria's Secret e diavolette vogliose. Mah. Però avevo scoperto un nuovo grandioso drink, ed ero sopravvissuta a un evento sociale. Letteralmente.
Quando finii il drink, sotto lo sguardo acceso di una luce che m'incasinava le sinapsi e annodava l'anima del barista, mi accorsi che una leggera nebbiolina si stava alzando dal pavimento. Pavimento ricoperto di persone svenute, per l'alcol, pensai. Scoccava proprio in quel momento la mezzanotte, era presto, ma in fondo era una festa privata, e... bè, era naturale fossero tutti già sbronzi, è la natura umana.
Mi voltai stranita verso di lui, che aveva a sua volta finito il drink. Mi sorrise di nuovo, e la luce diabolica dei suoi occhi diede una fiammata che mi accelerò notevolmente i battiti cardiaci - il suo sorriso, non l'atmosfera da Notte dei Morti Viventi che si era creata lì attorno. Caro diario, sono proprio una sociopatica.
Adesso va', mia regina, la tua zucca ti aspetta.
Sorrisi alla sua duplice battuta, e non so perché ma saggiamente ubbidii.
Grazie, era spettacolare! Sorrisi ancora di più, tentanto il tutto e per tutto. Arrivederci!
Ah, com'ero educata .-.,
Ah, a molto di più... spero, rispose lui in un sussurro un po' rauco, una versione Halloween di Tom Waits, in quel momento, e il mio intero essere vacillò. Spero anch'io, pensai, augurandomi che intendessimo la stessa cosa, e chiedendomi amaramente se fosse davvero così. Certo! mi trovai ad esclamare, al colmo della mia audacia, mentre sguasciavo fuori dalla porta, occlusa da una pila umana, una delle tante che si erano accidentalmente formate in quel labirinto di prosaici sbronzoni.

Caro diario, ho letto qualche minuto fa il giornale. 
Mi chiedo come, e se il mio amore fiorirà in manicomio.

XOXO (ahahah, citazione colta. Ah.)