Cercando nel labirinto degli specchi

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Thursday, 25 April 2013

the wrong (?) side of the moon


MILO:                                            WHAT D'YOU THINK, DENT?
TWO-FACE:                                 THE MOON IS SO BEAUTIFUL.

          Milo stands behind Two-Face, who continues to gaze up raptly. Two-Face is crying.
Milo simply look bad-tempered. (The thing about Milo is that he's supposed to have been exposed to a 'madness gas' of his own devising. According to 'Who's Who', 'the effects of the madness gas have not been neutralized and Professor Milo remains in custody at Arkham Asylum.' What we're implying here is that the gas has worn off but the poor bastard can't convince anyone that he's back to normal.)

MILO:                                            WHAT?
TWO-FACE:                                 IT'S A BIG SILVER DOLLAR, FLIPPED BY GOD.
TWO-FACE:                                 AND IT LANDED SCARRED SIDE UP, SEE  ?

          We see only the acid-scarred left hand side of Dent's face as he continues to stare at the moon, continues to cry and delivers his bleak punchline.

TWO-FACE:                                SO HE MADE THE WORLD.



                                                                                                              Grant Morrison - Dave Mc Kean, 
   Batman: ARKHAM ASYLUM: A SERIOUS HOUSE ON SERIOUS EARTH
                                                                                                                                 15th Anniversay Edition, DC Comics, p. 33                                                                                                                                                                        




Sunday, 25 November 2012

Heartless party (no love party)

Quel cuore, avvolto nella carta insanguinata. Quella lettera. Un invito.
La luce al neon che viene e che va, volti che scompaiono in un battito di ciglia.
Lei continua a camminare, stringendo tra le mani la lettera scarlatta. Intorno la gente balla, appare e svanisce.
La musica continua, sempre la stessa. Le casse sparano vibrazioni che la attraversano. Tutto il suo corpo vibra. Tutti quei corpi sudati che si accalcano nel buio. Qualche flash rischiara l'oscurità, ma è solo un momento. Poi tutto ripiomba nel caos. Nessuno sembra notare gli altri, ognuno balla per sé.
Pillole bianche che piovono dal cielo. Apre la mano, e nel palmo gliene cade una, sulla pelle macchiata dal sangue. Sente l'odore del ferro, quando riapre il pugno, e guarda la pillola. Un largo sorriso che la sua stretta ha tinto di rosso. La musica s'interrompe. Il cuore ricomincia a batterle.
Sta scendendo negli inferi.
Una gatta in latex le piroetta davanti, poi un altro lampo, e scompare.
Le pillole ricominciano a grandinarle addosso. Sono come Smarties, di un unico e solo colore.
La chitarra riprende a suonare.
Il mondo è ipnotizzato.
Ora lei sente solo quei suoni, la musica e il tonfo assordante del proprio cuore.
Delle note di piano, ogni tanto. Ma che cazzo...
E poi di nuovo la chitarra.
Un suono così acido, distorto e vorticoso...
Il vestito inizia a farle caldo, troppo caldo. I brividi le danno una strana energia.
Vorrebbe strapparsi gli abiti di dosso, e farlo.
Stringe la lettera lorda di sangue, e anche quella sola stretta le dà piacere.
Il cuore è ancora a casa, a marcire.
Si morde il labbro, e continua a cercare.
Una scala. Di metallo, a chiocciola, a precipizio da quel piano verso un abisso.
Ragazzi che scopano tra loro, tutti attorno.
Lei scende.
Si sente cadere, è come cadere, si afferra alla ringhiera e continua a scivolare.
La musica vive per lei che non ha più voglia di pensare.
Nessuno la ferma.
Nessuno la vuole toccare.
L'ultimo gradino - dopo non potrà più risalire.
Alza gli occhi verso il piano che ha appena attraversato. Oltre quel pavimento di vetro, vede tutti quegli sconosciuti baciarsi, strusciarsi, bagnarsi e ballare.
Lassù, tutta quella carne calda, quel fetore di sudore.
Laggiù, invece, non c'è niente. Solo il buio della notte, il freddo.
Quella canzone sembra non finire mai.
Un attimo e il cuore sospende il suo battito.
I suoi piedi toccano il suolo - è fuori, lontana dalla festa.
Qualche pasticca cade sui gradini alle sue spalle, tintinnano sul metallo fresco.
Una caramella verde acido le rotola vicino, fermandolesi davanti.
Quel sorriso, sul verde risplende. 
Il suo cuore le scoppia.
Respira a fondo, e l'aria ghiacciata e pungente le trapassa i polmoni come una nuvola di spilli.
Stringe le cosce, per un secondo senza fiato.
Piacere.
Quella ricerca la sta riempiendo fino all'orlo di... piacere.
Ancora un passo, e se non troverà ciò che cerca... esploderà.
Si schiaccia la lettera spiegazzata e sporca sul seno, e i suoi occhi si chiudono.
Un battito.
Li riapre e vede di fronte a lei quel sorriso.
Un respiro - un sospiro, non geme ma le manca poco... Il sorriso è scomparso, restano solo i mattoni umidi delle pareti in cui la festa è imprigionata.
Cala il silenzio, là sopra di lei.
Altre note di piano, una malinconia delicata di pace... Sta per abbandonare ciò che cerca. E poi la chitarra riprende. Ora sente anche la batteria. Non può più aspettare.
Corre, corre fino a schiantarsi contro quel muro. Si getta la pillola che le ha mandato il cielo alle spalle, e con i pugni batte ovunque, colpisce tutti i mattoni, per cercare una porta. Il buio la avvolge ma lei non ha bisogno di vedere. Striscia lunghi i muri, un'ombra che si confonde in tutto quel nero... colpisce sempre più forte, finché non sbatte contro la porta, e la sua disperazione può calare. Un altro pugno, una spallata, e cade in quella tana dove non si sarebbe mai dovuta trovare.
E cade, cade, continua a cadere, cammina o scivola o finisce per inciampare... forse è un corridoio, forse un'altra scala... lei va avanti, il suo vestito si impiglia e si strappa... come una principessa tra i rami della foresta oscura. Qualcosa le graffia qualcosa, lei vede rosso, ma non si ferma... poi le gambe le cedono, ancora, e precipitando urta e apre l'ultima porta... atterra, in ginocchio, su un terreno di schegge e di polvere. Le luci si accendono, o è una lampadina sola... un fulmine, un tremito elettrico, e in quella scarica lei ritrova il suo amore.
Inginocchiata e sbucciata, col vestitino lacero che tremola nel respiro di una corrente fredda che non si può spiegare... tiene ancora salda la lettera, che non si può più macchiare.
Mi dispiace che ti sia stato fatto del male, dice il biglietto, che lei non riesce a lasciare.
Chissà che non ti possa curare.
E l'indirizzo di quell'inferno.
Ma lei è lì, al suo cospetto, a offrirgli ancora, in tributo, il suo cuore spezzato.
La luce torna ancora, solo per poterglielo mostrare.
Senza trucco.
Lui, solo.
Lei non lo può più lasciare.
Si rialza, barcolla verso di lui. Le gambe, le braccia, tutto le fa male.
Gli cade addosso. Un silenzio.
Non riesce a smettere di guardarlo. Non riesce a pensare.
Là dove un tempo c'era il suo cuore... ora si sente solo bruciare.
Lui le scosta i capelli dal viso, sposta le ciocche che le ricadono sul petto. Le allenta il corsetto. Solo un po'. Per guardare.
I buchi degli aghi le hanno lasciato il loro segno.
La firma di qualcuno che l'aveva voluta fermare.
Le sue dita. La sfiorano. Toccano piano quei segni, uno per uno, li contano.
Lei trema. Di più, vorrebbe... di più.
Le sue mani non hanno i guanti.
Lei si sente scoppiare.
Mi dispiace...
La sua voce la uccide.
Non basta, non fa che alimentare... il bisogno pauroso che ormai lei sente di lui.
Lo guarda, e basta. Non parla, ogni cosa che vorrebbe dirgli... le muore in gola. Come dovrebbe morire tutto il resto.
Gli stringe la mano che conta le sue cicatrici, con le dita incrostate del succo del cuore che lui le ha mandato.
Almeno ora... sussurra lui, la tensione che sprigiona la sua voce ora più lieve del solito.
Non si sente più la musica... ma lei si sente comunque ancora vibrare.
So... qual'è il punto... perfetto.
La sua mano ricambia la stretta.
Lei sente la propria anima implodere, e uscirle a fiotti dalle orecchie.
Lo guarda, e basta. Negli occhi.
Schiude le labbra, per dire qualcosa. Lo sguardo di lui si sposta sulla sua bocca, in sospeso.
Lassù, alla festa, la chitarra riattacca, ancora.
Lei si alza, solleva la testa.
Lui le stringe più forte la mano - le loro dita sono ancora intrecciate sul suo reggiseno scoperto.
Poi le loro labbra si scontrano, di colpo, e ricomincia il bacio di tanto... troppo tempo prima.
Eri... vergine, vero? le chiede.
Lei abbassa gli occhi, e annuisce. Scusa, non dovevo..
Già. A me... non piace, lo sai?
Lei annuisce ancora.
Un atto ridicolo... che fa impazzire gli esseri umani. osserva, alzando le spalle.
Però... con te... le sue dita scorrono scorrono sotto la sua gonna, sfiorando il bordo delle mutadine. Perversamente... mi piace, conclude, abbassandogliele, all'improvviso.
Lei alza di nuovo lo sguardo, sorridendo, con aria di sfida.
Forse perché... io non sono un essere umano.
Lui ghigna. No, non lo sei. e la bacia di nuovo.
Nel buio lei riesce a intravedere solo il suo viso, ma non le serve altro.
Non sa dove siano, non sa su cosa siano appoggiati...
Ma non ci pensa, mentre lui la alza e fa scambio con lei di posto, facendola sedere... al bordo di quel trono... Le alza le braccia sopra la testa, e poi le apre il corsetto, senza smettere di guardarla e sorridere... lei osserva la luce inquietante nei suoi occhi, nell'imprevedibile crudeltà del suo ghigno... e da quella luce si sente riscaldare, è un calore insopportabile, si sente squagliare... si lascia spogliare e resta nuda sotto di lui, lo lascia fare... gli lascerebbe fare qualsiasi cosa... Lui le abbassa gli slip e la continua a guardare... Lei sorride... ha il suo stesso... bagliore spietato... c'è qualcosa in lei... che lo...
Lei sussulta, quando si sente leccare. Il tocco ruvido e bagnato della sua lingua sul collo... la assaggia e la assapora come se stesse davvero per divorarla... Dovrebbe essere spaventata, però... Non muove le braccia da come lui gliele ha disposte, come se l'avesse ammanettata... Lascia che le sue mani le scendano tra le gambe, le aprano le cosce... Un altro brivido, e il bruciante calore... della felicità.
Lei non riesce a fermarsi, e afferra di scatto i braccioli che li circondano. Quel trono dovrbbe essere... una poltrona, forse.
La sua bocca... la... sua... bocca... riesce solo a pensare. 
Succede. Davvero. Di nuovo. è tutto ciò che le può risuonare nel cervello ora.
Dovrebbero parlare, tipo? E di cosa?
Tra loro qualsiasi cosa, o legame umano... non può esserci.
Nessuno dei due saprebbe dire come, eppure... in questo momento sono insieme, e altro non si potrebbe dire.
Sì... lo voglio...
Si sente impazzire, ma ormai che ci può fare?
Il suo cervello scoppia, il suo corpo anche...
Geme senza bloccarsi, e si lascia crollare.
Passa un tempo indefinito, scorre forse via l'intera notte... e quando la luce ritorna, li trova sotto i neon della sedia elettrica.
Buon san Valentino, piccola, le bisbiglia lui all'orecchio, appena hanno finito.
La lettera è ai piedi della sedia, accartocciata. Ci fiocca sopra la cenere di una sigaretta.
A lei scappa una risata, esausta.
Pesce d'aprile anche a te, J.


Friday, 23 November 2012

This one goes out to the one I love - fire

Rachel si china, e immerge la mano nella vasca.
Mmm, ora è perfetta. Prova!
Lui la guarda, le sorride, e sedendosi accanto a lei fa scorrere un dito lungo la superficie dell'acqua. Poi, uno sulla morbida pelle di pesca di lei. Dio, è bellissima, pensa.
E lo è davvero. Quei grandi occhi verdi sottobosco, quel sorriso che farebbe sciogliere un iceberg... quel corpo. Oh, quel corpo! Dent la fissa con il cuore in gola, mentre s'immerge allegra nell'idromassaggio. Le sue gambe... il seno, ora svelato, adesso che ha messo via l'asciugamano, sprofondandosi nelle bolle d'acqua calda, che le pizzicano la pelle... La guarda estasiato godersi quell'estasi, e commosso ringrazia il cielo.
Quello, è amore. Davvero l'amore perfetto.

Berlin sfonda la porta, semplicemente cadendoci addosso.
Il tonfo rimbomba per le navate, per un po', e poi su quel luogo ombroso e sacro ripiompa la pace.
Si guarda attorno, turbata. Non si sarebbe mai immaginata tanta bellezza in un solo luogo. Soprattutto, non si sarebbe mai immaginata una chiesa, un'intera chiesa, in una villa privata.
Ma l'alcol l'ha resa estatica, e le pillole le hanno sciolto ogni baluardo di logica, quindi non si fa domande, e prosegue il suo viaggio, marciando come una sposa per delle nozze fantasma.
L'atmosfera gotica - questo era già più à la Wayne - le infondeva una calma profonda, una spiritualità che pensava in lei fosse ormai morta. Le risate isteriche che prima l'avevano scossa fino a farle dolere gli addominali, ora sono placate. Si sente vuota, ma è un vuoto bello, rispettoso.
Berlin si passa la mano tra i capelli, forse per la prima volta nella sua vita, e li sente così deliziosamente lisci... come se un velo impalpabile e stupendo le fosse stato calato addosso. Un'incoronazione, un mascheramento... per lei a questo punto, è tutto lo stesso.
Si scioglie una ciocca tra le dita, fermandosi poi a rimirare la propria mano. Così piccola, ben fatta forse, ma... sicuramente priva della linea dell'amore, pensa. Poi la sua attenzione cade sull'anulare. Lo sente, proprio lì, tra il palmo e la falange... il delizioso peso di un anello, quell'anello - il segno che qualcuno ti ha accettata e eletta per sempre. Poi guarda meglio, e - come già sapeva - la fede non c'è.
Berlin non ci si concentra, e avanza. Vaga per la chiesa, a piedi nudi sul marmo grigio, attenta a non calpestare eventuali tombe, con gli occhi che si riempiono dei colori fragili delle vetrate. Chissà su cosa si affacciano, quelle meravigliose finestre! Attraversa le navate, si perde in un rettilineo labirinto di panche, raccoglie una Bibbia e la libera dalle ragnatele del tempo... e poi, proprio quando inizia a desiderare di vivere lì per sempre, in un volteggio perde l'equilibrio, cade, e così finisce nel battistero.
Si sveglia appena in tempo, e mettendo le mani avanti riesce a non sbattere sul bordo.
Si rialza, stordita, e le sirene nella sua mente cantano. Cori angelici, le pare.
L'acqua. C'è l'acqua, in quella vasca consacrata.
Berlin si ripiega su se stessa, all'improvviso, attraversata da un vecchio dolore. Si sente così sporca, non riesce a dimenticare il passato. Ricorda le notti, soprattutto le notti, e i sospiri, e il sangue, e i baci che non avrebbe dovuto dare - la nausea la vince, di nuovo. Perché per lei un innocente se ne è andato.
Pensa a quel bambino, alla vita che lei ha stroncato.
Pensa all'uomo cui una volta ha sparato, e che ciononostante si è salvato.
Pensa, suo malgrado, a quanto vorrebbe fosse stato il contrario. Pensa al suo bambino nato.
Poi si sente uno schifo, e vorrebbe cancellarsi del tutto.
Dovrebbe lei, rinascere, per dare un taglio a quella catena di peccato che si trascina dietro, legata ai polsi che non ha mai reciso.
L'acqua aspetta, immobile. Le sta davanti. Il silenzio è totale.
Berlin si inchina, e poi sa cosa fare.

Il rasoio è pronto, appena lavato.
Non serve schiuma, stavolta. Basta l'acqua.
Il lavello è colmo fino all'orlo. Ci si può specchiare.
Chiude il rubinetto.
L'acciaio è freddo, ma a quell'ora fa bene, un po' di fresco.
Mezzanotte, in punto, appena scoccata. L'ora a metà tra un giorno, e quell'altro.
J fa un sospiro, uno sbadiglio - dategli tregua, sono giorni che non dorme! -, e poi piega il collo, da un lato, e dall'altro. Lo scrocchio gli dice che è giunto il momento.
Si accarezza il viso, la pelle liscia agli angoli della bocca. Sbarbato di fresco... la barba non gli crescerà più, teme. Sorride. Ma chissenefrega.
Lancia un'occhiata a quella faccia bianca che lo guarda, là sotto, nell'acqua.
Quella caduta... è una volta per tutte, amico. Un precipizio a senso unico, ecco cosa è stato.
Un orrendo odore gli solletica il naso. Non si preoccupa di cercarne la fonte, la conosce già. Sta imputridendo da qualche parte, qualche metro più in là, in quella stessa cucina.
Scrolla le spalle, prende un'unica boccata d'aria, ed espirando tutto si taglia.

Oh, Harvey. Ti amo tanto...
Lui la stringe con forza, senza riuscire a lasciarla andare. Ogni volta che lei glielo dice... è come volare, dritti fino al Paradiso.
La bacia, quasi piangendo. Ma che diavolo gli ha fatto, questa donna perfetta?
Anch'io, piccola. Non riesce a smettere di guardarla. Perfetta, è davvero perfetta. Anch'io ti amo.
Si baciano ancora, a lungo, senza fretta. Un bacio romantico, una dolce pressione sulle labbra.
Intanto il desiderio sale.
Dent la sente nuda contro di lui, sente i suoi seni perfetti accarezzargli la pelle, i capezzoli turgidi, le sue gambe che si stringono alle sue... Lei seduta, con le braccia abbandonate oltre la testa, a stringere il bordo della vasca, sempre più forte... lui sopra di lei, che la tiene stretta cingendole la vita con le braccia, sfiorandole la schiena e le spalle in un tocco febbrile... E come lei gli parla... Quella voce, quel tono, la passione che gli infonde... Un'occhiata al suo pancino perfetto, e poi... non riesce più a trattenersi.
Da morire, le sussurra, affondando dentro di lei, col cuore che scoppia ad ogni suo gemito, unendosi a lei, e desiderando con tutto se stesso di non lasciarla più.

Berlin affonda nell'acqua gelata. S'inginocchia, e poi scivola, in avanti, fino a distendersi tutta.
Perdonami, Padre, perché ho peccato, supplica, col pensiero, mentre le sue lacrime si confondono nell'acqua santa.
Perché ho orribilmente, dannatamente peccato.
Una mano le afferra il polso, e la strattona, tirandola fuori.
Lei ritrova l'aria, e aprendo gli occhi si sente annegare.

Zac zac, e presto è fatto! esclama, e si specchia soddisfatto nell'acqua che arrossisce dello splendore che si appena conquistato.
La pelle gli tira, le guance gli fanno male, ma è un bruciore che può tranquillamente passare.
Ciò che non se ne andrà, invece... è la sua felicità.
, si dice fiero, guardando il sorriso che gli gocciola ora allegro in faccia. D'ora in poi... non avrò più alcun dolore. 


Wednesday, 21 November 2012

Laugh to pieces

Quindi è vero... che l'amore non esiste? chiese lei, col viso storpiato dalla speranza.
Lui scosse la testa, sorridendo pietosamente, come se lei gli avesse chiesto per l'ennesima volta un'ovvietà.
La luna era quasi giunta al bordo della nuvola... stava per riapparire.
Mia cara... ma certo che l'amore... NON esiste! Come potrebbe essermi possibile, in un mondo... in cui l'amore esistesse... fare... tutto questo?!
La luna si liberò dal velo, lo squarciò all'improvviso, illuminando tutta la radura di bianco.
Berlin perse il respiro, rimase a fiato mozzo.
Davanti a loro, sotto di loro, intorno a loro, c'erano solo bambini. Morti. Sfregiati come J si era sfregiato una volta.
Alcuni di loro avevano ancora il cordone ombelicale, altri erano riversi in piccole pozze verdastre, di rigurgito. Erano nudi, eccetto qualcuno che aveva ancora il polso il cartellino dell'ospedale.
Berlin cadde in ginocchio, la pancia attraversata da una fitta che non riusciva a fermare. Come se il suo utero stesse per scoppiare.
No!
Tutta la radura era ricoperta di neonati e feti e ciuffi d'erba che spuntavano dalla neve in poltiglia.
Ovunque lei guardasse, si sentiva sempre più morire.
Rimase ammutolita dallo shock fino a quando il dolore non fu troppo, e la fece strillare.
Il suo grido non echeggiò in quella discarica di vita, perché le rimase, strozzato, a metà gola.
Non aveva bisogno di abbassare gli occhi per saperlo. Lo sentiva dal male, e lo sentiva dall'odore - il suo corpo stava perdendo sangue.
Afferrò con violenza il polso di J, che stava contemplando rapito quello spettacolo, e lo strattonò, accecata dal dolore che le stava bucando la pancia.
Ti prego... riuscì solo a rantolare. Dobbiamo...
Un altro grido le morì in bocca, soffocato dai denti che affondavano nel labbro per trattenere quel male.
J si chinò su di lei, per essere alla sua altezza, e le prese con dolcezza il viso tra le mani.
Per la prima volta Berlin riusciva a sentire il suo fetore di morte.
Sssh... le soffiò piano in faccia. Sssh... no... non dobbiamo... perché tu e questo bambino... siete troppo belli... troppo perfetti e puliti... per questo mondo cariato!
Parlò sorridendo, con fitte lacrime che gli sporcavano gli occhi. E intanto le teneva la mano nella sua.
Allora lei capì.
Per loro due non c'era speranza.
Si piegò su se stessa, stringendosi il ventre con le mani, cercando disperatamente di salvare quel bambino... di trattenerlo con lei, di salvarlo dal finire in quella atroce radura.
Sapeva che era inutile. Non sapeva spiegarsi come.
Urlò con tutta la forza che aveva, come una belva ferita che non può che essere finita dai cacciatori.
Urlò e pianse fino a sentirsi mancare, cercando di alzarsi, ricadendo ogni volta, sporcandosi le gambe di fango, neve e suo sangue.

Poi la luce dei fari li investì, qualcuno colpì J alle spalle. Lui cadde, lei fu afferrata e sollevata, piano.
Continuò a tenersi la pancia, per proteggerla, mentre sentiva che tutta la vita che aveva stava gocciolando fuori da lei, con quel sangue. Pianse fino a quando non vide Due facce, che la teneva in braccio come una bambina sperduta.
Fece per parlare. Ma noi... Tu, perché... riuscì a dire, poi smise di tentare, perché non aveva senso. Cosa lo aveva? Dentro di lei... moriva...
Si aggrappò alla giacca di Dent, singhiozzando. In qualsiasi momento fossero arrivati, sarebbe stato comunque... troppo tardi.
Lo so... ma una metà... è tua, no? le disse dolcemente lui. Poi la fece stendere sul sedile... di una qualche macchina, forse, Berlin ormai non aveva più voglia di capire. Erano sedili in pelle, però, questo le era chiaro.
Berlin sentì un mugolio di dolore di J, a qualche metro da loro. Ma non riuscì a guardare.
Restò con gli occhi che le bruciavano, rannicchiata su un fianco con le mani salde sopra l'ombelico, a tapparlo perché nulla potesse volarsene via, fino a quando non svenne, o si addormentò, senza provare più niente.

Quando si svegliò, avrebbe scommesso di essere nella solita clinica, nella solita stanza, nel solito letto cui ormai avevano dato il suo nome.
Ma poi sbatté meglio le palpebre, e vide che non era dove pensava.
Una bella camera in stile impero, con ampie vetrate e tende attraversate dalla calda luce del giorno, oltre a cui si intravedeva una terrazza, e più in là ancora il ricco verde di un giardino sterminato.
Era un posto così bello che si sentì quasi in dovere di essere felice.
Una sveglia alla vecchia maniera segnava le tre del pomeriggio.
Aveva dormito per oltre...
Tre giorni, disse Dent, entrando affiancato dal suo vecchio amico in borghese.
Lei si tirò su, facendo leva su un braccio, ma il suo amico le fece cenno di restare giù, per riposare.
Li guardò sorridendo - era un sorriso vuoto, da morfina, ma i due non si aspettavano di meglio, era chiaro.
Nessuno dei due le chiese come stava.
Era chiaro.
A un certo punto l'amico se ne andò, per chiamare un medico, o portarle qualcosa da mangiare...
Lei rimase sola con Dent, il cui viso ormai riportava solo qualche leggero cenno dell'incendio cui era scampato. Aveva ripreso su tutta la faccia la sua rude bellezza, molto maschia, da superuomo. Miracoli della medicina moderna. Buon per Rachel, pensò lei, e la cosa la fece scoppiare a ridere.
Dent la guardò sorpreso, vagamente sollevato, un po' a disagio.
Nessuno aveva idea di come trattare con una ragazza disturbata che aveva appena perso il figlio concepito nel braccio della morte con il Clown Sovrano del Crimine.
Ciao, sexy, lo salutò allora lei, inclinando la testa di lato per studiarlo meglio, ammiccante.
Tea? disse lui, stupefatto.
Lei annuì, sorridendo come se non avesse avuto più nulla da perdere.
Ops. In effetti era così.
Che c'è, non ti aspettavi di vedermi? chiese, mettendo su un broncio da finta offesa.
Lui la guardò ancora più perplesso.
E Berlin?
Curiosità prevedibile.
Lei non rispose. Si limitò a alzare gli occhi oltre le spalle di Dent, per ammirare i gigli bianchi che qualcuno doveva averle portato, resi quasi eterei dalla luce chiara che galleggiava nella stanza.

Tuesday, 20 November 2012

Smiling down

Appena ti ho vista... sai... cos'ho pensato? Tu... non sorridi mai.
Frustrante... nauseantemente dolce... povera piccola... bella bambina... L'unica a cui... non possa
Anche quando gli angoli della tua bocca si sollevano, quando le tue... labbra... si distorgono in un sorriso, tu... sei sempre triste! Anche quando ridi, anche quando fai una battuta, tu... tu non ridi mai, davvero! E ciò nonostante, io... non riesco... io con te... non sono... me... quello che voglio essere! Quello che ho deciso di essere, la maschera... che ho indossato un giorno disgraziato, e che poi... non ho più tolto... con te... va sempre... via... scivola via... e io... lo odio! Tu rovini la mia farsa, tu mandi all'aria il mio spettacolo... e io... non riesco mai... a farti ridere... come voglio io! Neppure il gas... non riesco a usarlo... neppure il gas riesce a stamparti in faccia l'espressione di leggiadra gioia... che tutti dovrebbero avere! Tu resti zitta, in disparte, non parli mai, e ogni tanto tu... piangi... sì, si vede sempre che piangi... che hai appena pianto... che stai... piangendo dentro... Dannazione, ragazza! Non ti uccido, non ti torturo, non ti diverto, non ti... affascino... non so che effetto ho, però... sembra che, tanto per cambiare... io ti faccia piangere! E il tuo pianto... non mi fa... divertire... non piangi come piace a me, con gli occhi da bambola giapponese spalancati, incrostati di lacrime e terrore... tu... sei sempre pallida... come se volessi sparire... perché?! perché te ne vuoi svanire via, nonostante... tu sei... il mio antidoto, dannazione, il mio fallimento più grande! Perché con te... non riesco a essere... ciò che voglio essere. Su di te non riesco a escogitare alcun... male. Sono solo dolcetti, per te, dannazione! Perché non posso farti uno scherzetto? Perché non posso intagliarti la zucca? Ho staccato la testa... a ragazze più belle... ho cucito il sorriso... a persone più interessanti... Ma tu... Ma tu... Riesci da sempre a disinnescarmi... Perché non ti ho... dato il drink della piccola morte? Perché nei tuoi occhi c'è sempre un velo... di lacrime... tu non dici nulla, ma si sente il tuo amore... a distanza... come il fetore di un esercito di morti... è così... fastidioso... questo insano calore... non ha senso, non ha... motivo... di continuare a bruciare... perché non si spegne? Non lo alimenta nessuno! Tutti cercano di spegnerlo... ti calpestano apposta! ...è per questo... che sei... così seria? E anche se sai che per questo dovresti essere condannata a morte... tu... continui... a essere triste... vicino... a me? Il sangue... non lava via... il tuo... amore... la morte... il delitto... non riescono proprio... a spegnere quell'osceno calore? Disgustoso... dannoso... inutile... accecante... sentimento... buono... Puah! Non vedi che ti sta piagando dentro? Non vedi che sarà quello che ti ucciderà?! Perché non lasci... perché non mi lasci lasciarmi... porre fine... alla tua sofferenza? 
...Ma che cazzo... ti hanno fatto... chi ti ha fatto cosa... per poterti rendere così... tragica?
Dimmelo!
Perché?
Che cosa dovrei farti io... per cancellare la tua faccia... e metterti addosso il dolore che vorrei io?

Sono incinta.

Lui tace.
Nella mia pancia, tic toc, tic toc, il tempo passa...
Taglierà lui il filo blu?
Un attimo, e lui mi travolge. Schiaccia il viso sul mio ventre. Lo divorerà?
Appoggia le mani sulla mia pancia, e resta colla faccia contro di me.
Lo sento tremare - è un rumore strano, sembra il pianto stonato di un gatto...
Poi quel verso si fa più forte, e capisco.
Ride.
Una risata squilibrata che non sembra si fermerà.

Ah...ah...ah! Tesoro... questo... è il più grande scherzo... che si potesse fare!

E io sorrido, perché in fondo è vero.
Sorrido, perché non sono ancora morta.


Colpito, e affondato! e rido, come se fosse uno scherzo, per davvero.

Monday, 19 November 2012

Pediophobia

Un attimo sono lì, con te - l'attimo dopo c'è lei, e io devo sparire.
Lei appare sulla soglia come un angelo oltre un cancello di fiamme - e le fiamme ci sono state, e si vede, l'hanno divorata come hanno fatto con te... e l'hanno risputata, rendendola ancora più bella.
Lei appare come un miracolo, io ero solo un miraggio... Appena la vedi io per te non ci sono mai stata.
La tua metà bruciata - la sua e la tua sono speculari, potreste fondervi e tornare un liscio androgino dalla pelle perfetta...
Ormai sono tra voi, ma nessuno mi vede.

Rachel!

Come una sola esclamazione riesce a ribaltare il mondo.
Una scossa di terremoto rimette tutto al suo posto.
Lei è viva, questo non ha senso, ma è viva. Tu sei vivo, questo non ha senso, ma sei vivo.
Io sono viva, ma questo non importa, e voi potrete vivere insieme, di nuovo.

Conosco qualcuno che sarà contento quanto me di questa riconciliazione contronatura, penso amaramente, ma sapere che qualcun altro soffrirà stranamente non mi aiuta.

Rachel, ma come...
Ma non t'importa, né lei ha fretta di spiegartelo - lei torna da te, ti si butta addosso (nei limiti che le ustioni concedono a entrambi), e la brutta vecchia realtà senza cuore attorno a voi sparisce.
Siete su una nuvola del Paradiso, il problema è che non siete morti.

Tu non sei Rachel! urla Tea, ma Berlin la soffoca.
Come può essere scampata a quell'esplosione?
Tutti, tutti pensavano che fosse morta.
Dev'essere un'altra, una gemella malvagia, o...
Come può essere così bella, se bruciata?
Dent la guarda folgorato.
L'universo si è fermato, perché dall'Ade potesse ritornare una dea.
L'amore asciuga le piaghe.

Berlin è shockata, Tea meglio non parlarne.
Berlin rimane con gli occhi sbarrati, vivisezionata dai sensi di colpa - cerca di parlare a Rachel, ma lei ora è un angelo, è di un mondo superiore. Lei si volta verso Berlin, e in uno scatto la abbraccia - la ragazza si sente come stretta tutta in una tagliola. Le braccia di Rachel le circondano le spalle, le si getta al collo - Berlin si sente decapitare.
Grazie, dice la morbida, dolcissima, soffice voce di Rachel.
Berlin la guarda, con terrore - ha fatto sesso col suo amore, e poi gli ha sparato, per cosa dovrebbe essere ringraziata?
L'hai salvato.
Berlin rimane boccheggiante, come un pesce in una pozza di fango senz'acqua. Continua a non capire.
Ma io ho... gli ho sparato, e prima... sputa fuori, non ne può più.
Rachel la guarda col suo sorriso da gatto. I suoi occhi verdi risplendono di gioia, è... radiosa, e quella gioia accende anche i profondi segni coperti dalle bende.
Lo so. Berlin, va bene. Va tutto bene. Grazie a te Harvey è... tornato.
Adesso è lui ad essere invisibile - Berlin non osa guardarlo, e per fortuna non riesce a sentire la sua presenza in alcun modo. Ha troppa paura della sua reazione...
Ma se potesse vederlo, vedrebbe uno spirito nuovo, un'anima beata, un salvato.
Forse è meglio così, considerando Tea. Che muore ancora una volta, mentre Berlin vorrebbe svanire.
Non dico niente. Né Berlin né Tea riescono a reagire.

Rachel è tornata, è al suo fianco, è perfetta - una bambola, più delicata e più forte di prima.
Dent ne avrà cura, e lei lo curerà - adesso le crepe con cui quello scoppio aveva frantumato la loro felicità di cristallo si sono dissolte, e la loro perfezione è più angosciante di prima.
Li vedo insieme, sembrano quasi finti - i loro occhi, come quelli dei fantocci, si muovono insieme, sembrano così vuoti... Il loro amore, tanto fragile prima, che ora non potrà più essere distrutto... Lo vedo muoversi ed espandersi, e vorrei fosse inanimato. Sembrano così pericolosi, tanto sono felici.

Cado dal mio piedistallo, e gli occhi mi rotolano via - e vedono così dei nuovi sogni di morte. La mia pelle è delicata - basta toccarla, e sull'anima compare un livido blu.
Mi basta una parola, e mi lascio incrinare.

Le sorrido, tremando, borbotto un grazie commosso, e rea confessa e perdonata me ne vado. Non so neanche come, ma mi ritrovo lontano. Nella mia stanza, forse, o in un bagno. Mi chino e vomito, svuotandomi del cuore.