Cercando nel labirinto degli specchi

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Monday, 13 May 2019

Sacrifice Anatomy

Anatomia della vittima sacrificale
Scheletro di vittima sacrificale

TWS
(gallows and hand drawn human skull on white background from VectorStock ; Veal. Meat Cuts Manual from www.inspection.gc.ca - merci)

Saturday, 27 April 2019

A manga cameo of the St. Andrew's Torture Cross

Torture cross in "One Piece"

Croce da tortura in "One Piece"

The cross as torture device (from "One Piece")

Sì, a occhio direi che lo è.

Croce decussata in Eiichiro Oda, One Piece 
(vol. 80, Star Comics, marzo 2019)

TWS grazie a C0C0

Saturday, 23 February 2019

Wednesday, 19 September 2018

Un'artista macabra adolescente

Miss Grangerford, the mourning artist
Miss Grangerford

TWS

Morte secca

Passando dalla chiesa e dal cimitero alla casa il macabro ha mutato forma e significato. Il fine del tema macabro non è più di svelare il lavoro sotterraneo della corruzione. Così l'orrido cadavere roso dai vermi, straziato dai serpenti e dai rospi, è stato sostituito dal bello scheletro pulito e splendente, la morte secca con cui ancora oggi giuocano i bambini, in Italia il giorno dei morti, nel Messico sempre. Non fa altrettanta paura, non ha l'aria così torva. Non appare come l'ausiliario e l'alleato dei demoni, come quello che fornisce materiale all'inferno. Nel Cinque-Seicento lo scheletro è finis vitae, un semplice agente della Provvidenza oggi, della natura domani; nelle sue funzioni allegoriche può esser sostituito dal Tempo, un buon vecchio venerando senza secondi fini sospetti; su certe pale d'altare si è sostituito al santo patrono, dietro il donatore, nello stesso atteggiamento protettivo (Bruxelles, sec. XVI). Su certe tombe del Settecento porta in cielo il ritratto del defunto, al posto degli angeli, che assolvono in genere questa missione di apoteosi. Nella chiesa di Gesù e Maria, in via del Corso, a Roma, due tombe simmetriche di due fratelli stanno ai lati della porta d'ingresso: la principale differenza fra di esse è che in una il Tempo occupa il posto tenuto nell'altra dallo scheletro. Ormai, dal Seicento in poi la capacità di far paura sarà propria dell'ombra grigia e nera, senza corpo, o del fantasma ravvolto nel sudario, non più dello scheletro. 

Ph. Ariès, L'uomo e la morte dal Medioevo a oggi
Laterza, Bari 1984, pp. 379-380

TWS

An Impastor on a Cross

Croce di sant'Andrea a scopo ricreativo
Impastor Buddy on cross
Torture cross in "Impastor" s02e03 and s02e04
Pastor Buddy on a torture cross (Impastor s02e04)
Michael Rosenbaum gagged and crucified in "Impastor"

Michael Rosenbaum crucified and gagged
(Impastor s02e03 and s02e04)

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Sunday, 29 July 2018

Saturday, 21 July 2018

L'immortalità malinconica

Nel contesto di una iniziale esperienza di negazione (di una negazione universale che giunge alla dilatazione nichilistica per cui non esiste più nulla e i pazienti immaginano di non avere più organi interni ma solo pelle ed ossa in un corpo disorganizzato e lacerato) i pazienti immersi in questa radicale metamorfosi malinconica della esistenza si attribuiscono la immortalità affermando di non-poter-morire o di essere già morti e di essere consegnati ad una eterna sopravvivenza. Diverse sono le considerazioni che i pazienti fanno in ordine a questa loro (delirante) esperienza di immortalità: alcuni affermano che non moriranno più perché il loro corpo è divenuto così vuoto e inconsistente che non può morire: si dicono "morti viventi", soffrono (straziati) della loro immortalità (della loro impossibilità di morire) e chiedono di esserne liberati. Altri pazienti si vivono, invece, come segnati da un destino cifrato che impedisce loro di morire: un paziente, ad esempio, si diceva sicuro di essere elevato in cielo come il profeta Elia.
Nei casi di malinconia psicotica descritti da Jules Cotard si osserva, dunque, prima che insorgano poi esperienze di trasformazione demoniaca del proprio corpo e del mondo, questa radicale (patologica, ovviamente) eliminazione della morte, questa sua cancellazione assoluta, questa sua immobilizzazione pietrificata: la morte non è più possibile e si è divenuti immortali; o, ancora, la morte è giunta e non dimeno si continua a vivere in una eternizzazione senza confini e senza limiti: si è, appunto, morti viventi. La morte, così, non è più una fine ma è una realtà negata e vissuta come imprigionata in un presente che non ha futuro. Si può morire, nella anticipazione che ciascuno di noi ha della morte, solo se il futuro si apre dinanzi a noi nel vortice delle possibilità: delle cose che ancora non sono. L'esperienza della morte, cioè, fa parte del nostro futuro.

E. Borgna, 
L'impossibilità della morte e l'esperienza del demoniaco nella psicosi,
in AA. VV., L'Autunno del Diavolo, vol. II, Bompiani, Milano 1990, pp. 421-431

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