Cercando nel labirinto degli specchi

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Wednesday, 26 March 2025

Sunday, 17 December 2023

Carme funerario


Ti crocifiggo con il filo spinato

Per dare fine a un amore insensato.

Ti strappo l'anima con baci e graffi

Scrivendo lieta dei lunghi epitaffi.

T'impicco il cuore strappato dal petto

Per celebrare il mio odio perfetto.


Monday, 16 September 2019

Wednesday, 20 June 2018

La crocifissione secondo Mason Verger

"Un'altra anomalia è che la figura è infissa alla croce con chiodi che passano attraverso i polsi, invece che attraverso le palme delle mani."
"È così che bisogna fare" intervenne Mason. "Bisogna inchiodarli ai polsi e usare grossi dadi di legno per fissare i chiodi, altrimenti i tessuti si smollano e il corpo comincia a ondeggiare. Io e Idi Amin l'abbiamo scoperto per via diretta, quando una Pasqua, in Uganda, abbiamo rimesso in scena l'intera faccenda. Il nostro Salvatore, in realtà, era inchiodato ai polsi. Tutti i dipinti con la Crocifissione sono sbagliati. È a causa di un errore di traduzione fra la Bibbia in ebraico e quella in latino."


Thomas Harris, Hannibal

Mondadori, Milano 1999, 
pp. 258-259

TWS

Sunday, 11 October 2015

Saturday, 18 July 2015

X-Shaped Cross

X-Shaped Cross (and Phi)
- the Phi in the corner was not included in the original drawing -
picture from I. Thompson, The A to Z of Punishment and Torture, Book Guild Publishing, Brighton 2008, p. 126

Sunday, 12 July 2015

Scena della Crocifissione


Crucifixion Scene

TWS
[posizionamento del corpo da Cabinet de Vivant Denon - The Crucifixion of the Christians (Laurent de La Hire or Laurent de La Hyre) - merci]

Tuesday, 28 April 2015

Excel on cross

"Una lampada a immagini rotanti? ... è troppo tardi. Ormai è andata." :
Uno dei flashback di Excel mentre si avvia verso la morte

(da Excel Saga s01e01)

TWS

Thursday, 26 March 2015

La morte in croce di Gesù Cristo sfida ogni filosofia

Il Figlio di Dio crocifisso è l'evento storico contro cui si infrange ogni tentativo della mente di costruire su argomentazioni soltanto umane una giustificazione sufficiente del senso dell'esistenza. Il vero punto nodale, che sfida ogni filosofia, è la morte in croce di Gesù Cristo. Qui, infatti, ogni tentativo di ridurre il piano salvifico del Padre a pura logica umana è destinato al fallimento.

GIOVANNI PAOLO II, lett. enc. Fides et ratio (14 settembre 1998), 
(a p. 37 dell'edizione in italiano edita da PAOLINE Editoriale Libri)

Sunday, 24 August 2014

Terry Gilliam's version of the Crucifixion


- I've got mixed feelings about this -

Jesus Christ on his Cross / security camera, in Gilliam's The Zero Theorem, 2013

Tuesday, 15 April 2014

Alcholyc



Atticus crucified
(from Californication's Blind Faith: s06e10)

video from Youtube, posted by Major Tom - thanks!

Wednesday, 19 March 2014

Fata espiata


Fatine in teca
(collezione di fate)

TWS


(little fairy vector da www.vectorstock.com ; spilli da www.didatticannalaura.it - grazie!)

Friday, 24 January 2014

Strait-Joker

Dioniso in croce
TWS

(il pittoresco contesto dello stauròs viene da il De Cruce di Justus Lipsius ; la camicia di forza da  http://feitcanwrite.com/category/thought-of-the-day ; il viso di Joker è quello di Heath Ledger ne Il Cavaliere Oscuro - merci!)

Thursday, 11 July 2013

Rotten Crucifixion

Johnny Rotten crucified
Johnny Rotten crucified

TWS

(pic found on We Heart It - gracias!)

N.B.: WHO THE HECK TOOK THIS PHOTO? I'd like to thank him/her.

Saturday, 4 May 2013

Halo of lies


(WARNING! RAPE & VIOLENCE & PERVERT'S STUFF.
attenzione. si parla chiaramente di stupro, in una chiesa, e la verginità violata non è quella canonica. non intendo offendere nessuno. il presente brano non è composto con finalità anticlericali, è semplicemente un frammento di violenza casuale in un mondo casualmente violento.
Rispetto ogni fede e ogni culto, e credo fermamente che l'unica espressione carnale dell'amore possibile sia quella tra persone consciamente consenzienti. 
se non volete saperne, non leggete. se no, non prendetevela con me. come saprete, esiste la libertà di espressione e il principio dell'Art for Art's sake, e questo è il mio blog.) 


È un attimo, e appare dietro di me. Non faccio neanche tempo a realizzare che gli occhi verdi veleno in cui mi sto specchiando sono quelli di un fantasma, che lui già si è dissolto, e mi cattura, in ostaggio.
Per la sorpresa mi scappa un grido, ma è presto soffocato.
Andate, strillo a quegli altri, che ci guardano agguerriti. Tocca a me ora, ribadisco, con la voce fredda di chi non ammette repliche. Anche loro sanno che è vero, che non c'è altra soluzione. Quindi, alla fine, devono ubbidirmi.
E poi, non voglio che vedano cosa mi succederà.
Torniamo a noi, dice lui, quando le porte finalmente si chiudono.
Una frazione di secondo, di nuovo, e mi fa cadere. Finisco incaprettata tra le candele, sull'altare. E capisco.
Guardo quelle persone davanti a noi, sedute sulle panchine - alcuni inginocchiati, altri riversi sulle Bibbie impilate, e mi sento sollevata che siano tutte morte. L'odore di incenso mi penetra nelle narici, mischiandosi al fetore del sangue e dei cadaveri. Un raggio della luce dell'alba trafigge rovente un angelo della vetrata, a cui la nostra scossa non ha distrutto del tutto la testa. Il riverbero celeste si spande sul pavimento di marmo, su cui è colato l'ultimo riflesso di qualcuna delle vittime.
Lui si schiarisce la voce, si scrocchia le dita, mi immobilizza, e mi apre.
Il dolore che mi dà è inequivocabile, e gli piace. Non ha sbagliato. L'ha fatto. Mi ha del tutto violato.
Vedo - o meglio, non vedo, e davanti agli occhi serrati tutto si fa rosso cupo. Sto per svenire, ma lui, per tenermi sveglia, mi bacia. Le sue labbra umide mi sbavano sul collo, e la cosa peggiore è il sollievo che mi dà il frescore della sua saliva.
Allora? chiede. Ma non so cosa chieda.
Finalmente... ti ho trovato qualcosa di vergine, sibila, e mi lecca. La sua lingua mi passa lungo le vertebre del collo. Rabbrividisco, e non riesco a perdere i sensi.
Vuole che io rimanga cosciente.
Per mortificarmi meglio.
Si fa strada dentro di me, sempre più forte. Stringo il bordo della tovaglia finemente ricamata che fino a poco fa velava l'altare e ora si spiegazza sotto la stretta convulsa delle mie dita, come un bambino spaventato farebbe con la sua copertina. Lui non parla, e gode nell'umiliarmi.
Ricordo un vecchio bacio, per cui ora non c'è più spazio - quello sulla neve, appena prima che lui crollasse. Adesso c'è solo odio, per questo mi sta stuprando.
La cosa peggiore - quella peggiore davvero - è che lo sta facendo per insegnarmi la sua lezione. La sua preziosa lezione di male e morte. Come io gli avevo chiesto.
Sento la stretta della sua mano bruciarmi sul polso, sulla croce tatuata. Con l'altra mano non mi palpa, non mi accarezza - mi spinge la schiena verso il basso, premendo tra le scapole, schiacciandomi a faccia in giù sull'altare. Nella pelle mi si è conficcato qualcosa, sembrano tante piccole perle, legate assieme, e...
È un rosario.
Il crocifisso luccica davanti a me, ma presto lui se ne accorge, e mi dà un'energica spinta, che mi appanna ancora la vista, e mi porta tutto il corpo in avanti. Le mie labbra travolgono il ciondolo, e l'uomo si piega su di me, senza lasciare la presa. Le sue dita si aggrovigliano ai miei capelli - così farà più male. Poi mi alza piano la testa, e continuando a scorrere dentro di me strattona le ciocche che è riuscito ad afferrare, e mi sbatte il viso contro l'altare, di nuovo. La mia faccia investe il crocifisso di ferro, di cui ora sento in bocca il sapore. Credo di essermi tagliata il labbro, come minimo, ma è l'ultima cosa di cui mi debba preoccupare.
Una lacrima, arenatasi all'angolo dell'occhio quando prima mi ha aperta, si getta finalmente lungo la mia guancia, e cade sulla tovaglia d'altare.
Lui se ne accorge e ride, deliziato, lasciandomi i capelli per scivolare con la mano lungo il collo - sento le sue unghie premere, ma non graffiare... Poi scende lungo la clavicola, e si adagia tra i miei seni. Gioca con i grani del rosario, mentre col palmo resta immobile all'altezza del mio cuore. Le spinte rallentano, riducono la loro intensità, e il mio corpo smette piano piano di tremare. È ancora dentro di me, ma comincia a farmi meno male. 
Respiro di nuovo, piano, per non farmi sentire. 
Poi però dà un nuovo colpo di bacino, a sorpresa, così forte da farmi gridare, e stringendomi il seno con entrambe le mani mi sbatte ancora e ancora e ancora - la faccia mi si schiaccia ripetutamente contro il crocifisso di ferro, e i bracci della croce mi pungono le labbra, il naso, le guance, ovunque lui voglia farmi atterrare.
Non ce la faccio più e grido, continuo a gridare, odiando lui e i miei compari al sicuro e tutti quei morti che sono corsa lì a salvare, e le mie urla e le sue risa rimbombano per tutte le navate, echeggiano fino a fuori, là, oltre le vetrate rotte, dove stanno gli altri, a cui ho stupidamente detto di non entrare.
Il bastardo continua a montarmi e a ridere e a affondarmi le unghie nella pelle del seno, nelle cosce, fino a quando la sua risata non si interrompe un attimo, e l'orrore congela il mio pianto.
Si scrolla fino all'ultima goccia, poi, finalmente, esce. Mi schiaffeggia la coscia, soddisfatto.
E mi chiede:
Allora, piccola? Dov'era il tuo Dio, fino ad adesso?


Thursday, 27 December 2012

Take two

Che cazzo ci fai qui? urla una voce dall'inferno, dietro di me.
Mi volto, con gli occhi ancora incrostati di lacrime, e vedo il volto di un uomo a metà tra le ombre e la luce. Le ombre dei vivi, e la luce in fondo al tunnel, però.
La carne del viso gli è bruciata, è come corrosa, spolpata fino all'osso in certi punti, e il dolore dev'essere tale da far sembrare la morte per tortura un'oasi di pace. Metà faccia è andata, e l'altra metà... è quella di Harvey Dent.
Lui mi si avvicina, camminando piano perché tanto ha una pistola, e carica, ci scommetterei.
Rimango appiattita contro il bordo del tavolo operatorio, con la disperata consapevolezza che c'è J crocifisso dietro di me.
Tu sei... inizia Dent, o ciò che rimane di lui, arrancando verso di me. Ha una certa eleganza nel muoversi, ancora, nonostante le ustioni e la sofferenza che gli portano. 
...la sua... ragazza?! chiede, ma suona più come un'accusa, che una curiosità.
Magari, qualcun altro avrebbe pensato. Io stessa, forse, in un altro frangente.
Ma sento la violenza nelle sue parole, e so che ha bisogno di metterla interamente in pratica.
Un No! mi esce di bocca, spontaneo. Carico di sorpresa e di mal celato rimpianto.
Ho sempre saputo che J semplicemente non può amare.
Dent è a un passo da me, e si ferma. Mi guarda negli occhi, e vedo che mi crede. Forse.
Allora lascia... ansima, con la voce rotta dalla rabbia e dal dolore.
...che io finisca ciò che dev...
No! urlo di nuovo io, interrompendolo. Allargo le braccia per nascondergli J, e bloccarlo.
Mossa inutile, perché lui ha l'odio e la pistola, ma lo colpisce.
Mi guarda di nuovo in faccia, e stavolta con sincera sorpresa.
Perché? Allora stai mentendo, sibila, avvicinando pericolosamente il suo viso al mio.
Si sente ancora l'odore di bruciato.
Come fai... a difendere un mostro? chiede poi, tremando di rabbia.
Nei suoi occhi azzurri vibra tutto il dolore del mondo. Era il cavaliere bianco... e J l'ha fatto dannare.
Io... non so mentire, sussurro. Mi è addosso, tanto che la cenere del suo completo bruciacchiato inizia a farmi lacrimare gli occhi. E tu... tento il tutto per tutto, l'ovvia banalità. Tu sei l'eroe di Gotham. Lui uccide. Vuoi cominciare a uccidere anche tu?
Dent mi afferra il polso, con la mano libera, e lo stringe fino a farmi male. Potrebbe gettarmi via, in un attimo, e finire ciò che con J ha iniziato.
Ho gli occhi carichi di lacrime. Ho paura - che riesca a uccidere il Joker.
Poi una luce diversa attraversa gli occhi di Dent, in un bagliore fioco.
Una lacrima mi scivola giù lungo la guancia - le altre le riesco a fermare.
Sono... orribile, vero?
Sembra quasi... fragile.
Nella sua voce riconosco qualcosa. Quel disprezzo che io... nutro verso me stessa.
Non lo dice per farsi compatire.
Lo dice perché l'ha sempre pensato.
Allora guardo, veramente, per la prima volta, il suo viso.
I suoi occhi sono lucidi per il dolore che gli sta attanagliando la carne. Ma quello che per cui sta soffrendo, quello per cui vuole uccidere... è il male che gli corrode il cuore.
Rachel, realizzo, di colpo. Dev'essere successo qualcosa a...
E poi capisco. J ha fatto morire Rachel.
Non riesci neppure a guardarmi e parlare, riprende Dent, e mi fa risvegliare.
Lo guardo in viso e mi sento spezzare l'anima a metà.
Non riesco neppure a parlare, è vero.
Riesco solo a guardarlo negli occhi, dimenticandomi perfino di respirare.
Cerco di rispondere, ma la mia voce è flebile. Non riesco a pensare.
Perché lui, Harvey Dent... è perfetto.
Alzo piano la mano, quella che mi ha lasciato libera, e lentamente la poso sul suo viso, tremando. Il pollice poggia sulla sua guancia intatta, e le altre dita... sfiorano appena l'altra parte, per non ferirlo.
Lui rimane fermo, ma la sua stretta intorno al mio polso un po' si allenta.
Continua a guardarmi, come se potessi fargli del male.
Sei... pazzesco, sussurro sconvolta. Ma anche lui lo sa, che la mia non è affatto paura.
Opposta a quelle ferite profonde, la parte del suo viso che è ancora quella di prima... risalta, dannatamente bella. E l'altra... beh, è ciò che il mondo gli ha fatto soffrire.
Perfet... sto per aggiungere, ma potrei indurlo a farmi male. Sono tanto ipocrita da aver paura che potrebbe sfregiarmi, per vendicarsi.
Io sono già come è lui - solo che lo sono dentro, e non lo si riesce sempre a notare.
La sua stretta è più leggera, ora, sì, però mi sembra scottare.
Sento il suo corpo che mi s'impone contro - il corpo di un uomo del genere...
Non voglio ma il viso mi si accende.
E lui mi vede arrossire. Ma si riscuote, e per un attimo il nostro incantesimo è vano.
O menti, o davvero... hai il gusto dell'orrore... d'altronde, visto chi vuoi proteggere... questo qui...
Allora mi lancio contro di lui, e riesco a far cadere la pistola. La sento piombare sul pavimento, mentre Dent riprende il controllo, e mi torna a bloccare.
Mi gira col viso rivolto a J, verso il tavolo operatorio, e con le mani mi tiene ferme le braccia.
Sento ancora su di me tutto il calore del suo corpo.
So che anche lui ricorda il modo in cui l'ho guardato.
Non c'era il terrore che lui si aspettava, nei miei occhi.
Mi abbandono a lui, e spero solo che non ammazzi J.


Tuesday, 13 November 2012

My baby shot me down

Come una vedova nera! commenta J, ridacchiando, ancora inchiodato al tavolo operatorio.
Berlin lo ignora, ancora impalata al centro della sala operatoria.
Guarda senza vederlo il corpo accasciato su di lei. Il suo cuore non batte più.
Neppure quello di Berlin, batte.
Dopo un'eternità di pochi secondi, la ragazza dà un'occhiata al crocifisso.
Allora, tesoro, che si fa ora? le chiede lui, sempre di buon umore.
Sembra che non senta affatto il dolore. Né il proprio, né quello di Berlin.
Lei non si muove, non cambia espressione, resta murata viva nella sua apatia.
Io torno a casa... e tu ad Arkham, immagino, risponde, dopo un po'. La sua voce esce come da una statua di marmo. Nel buio attorno a lei, in quella sala invasa dalla luce dei neon, non le si vedono muovere le labbra.
Probabilmente J risponde, o forse no.
Berlin se ne va, assordata ad ogni passo dal tonfo della sua carcassa che ancora si trascina dietro.
Fatti curare, dice come ultima cosa. Non sa se sta parlando a se stessa, o a J. O forse è J a consigliarglielo. Oppure, non vola parola, ed è tutto dentro di lei, ciò che accade.
Da sempre.

Fuori è il tramonto, o l'alba - il chiarore si spande ovunque, e investe anche lei, polverizzando ogni sua sensazione.
Incrocia il suo vecchio amico, che sta scendendo proprio ora dalla grande e minacciosa auto scura dai vetri affumicati, su cui Berlin prima o poi farà un giro, se lo sente. Lui la guarda - lei si sente il suo sguardo addosso, ma non si premura di accertarsene. Lui è preoccupato, presumibilmente, per lei - ma sa che non c'è motivo di chiederle cosa le sia successo.
La sua divisa scolastica imbevuta di rosso, i suoi occhi senz'anima, i bottoni strappati, e la moneta che le scivola dalle mani appena Berlin emerge dall'inferno, sulla soglia dell'ospedale - è chiaro, fin troppo chiaro, che cosa sia successo.
Qualcuno è morto là, qualcuno se ne è andato, qualcuno è stato salvato.

Berlin si volta all'ultimo, e fa ciao con la mano - il suo vecchio amico è entrato, ormai. 
Lei rimane a guardare il grande scheletro dell'ospedale, i suoi resti carbonizzati, scintillare nell'ultimo sole, o al sole del mattino. 
Il ronzio della città è lontano, non potrà più raggiungerla.
La ragazza si guarda in una pozzanghera, grigia come i suoi occhi e come il suo cuore abbandonato. Adesso è come quell'edificio, è ciò che resta di ciò che era prima, quand'era qualcosa di buono. Adesso non è niente, se non un triste scarto.
Si appoggia la bocca della pistola sul cuore, affondandosela nel petto - il seno le fa male, proprio dove qualcuno le ha tracciato gli indizi. Potrebbe mandare un proiettile in esplorazione, a cercare ciò che le rimane - magari così potrebbe trovare le briciole della sua sensibilità.
Ma poi la lascia cadere - la pistola si tuffa nella pozza, e Berlin la lascia annegare. La prova che a questo punto di lei non resta più niente.

Una sirena canta all'improvviso nel suo sonno.
Berlin si scuote da quel torpore che la tiene in sospensione in quell'aria senza tempo, là a qualche metro dall'ospedale. 
Un'ambulanza, la polizia, o entrambe.
Il suo amico resterà là ad aspettare i suoi amici, sicuro.
E lei? 
Si china per raccogliere la pistola, ma quella non c'è più. 
Berlin con le mani di fango respira, se ancora può farlo, e con la notte nei polmoni torna verso la macchina, per accocolarsi sul sedile, e farsi portare via, lontano da quei resti.

Tuesday, 30 October 2012

Excrucior

Promemoria per un tableau:

Ragazza... innocente... crocifissa... una cancellata... di ferro battuto, nero, lucido... il suo pallore risalta, e così anche... il bianco delle rose... rose dai petali striati di rosso cupo... come le lacrime che la ragazza dovrà piangere. Le rose sono conficcate nei suoi palmi, affondano... nelle mani e la inchiodano alle sbarre... che sono lavorate in modo da disegnare i bracci... di una croce, naturalmente, latina. Con un tocco celtico. Sì, perfetto... i suoi boccoli le piovono sul viso... sulle spalle... sul seno... coperto da bende bianche... bianche crema, così... risaltano anche loro... bende anche sui fianchi, non vogliamo... essere impudichi... vergine crocifissa in una campana di vetro... una rosa bianca le inchioda... anche i piedi, congiunti... uno davanti all'altro, uno sopra l'altro... boccoli scuri, castani... scuri, abbastanza lunghi... devono... sfiorare il seno... e poi lei... è bendata, come i condannati... alla fucilazione... così la paura è più grande... ma lei non è condannata... piange... per chi lo è.... ma grazie a lei... non più... lo sarà. Piccolina... poco più... di vent'anni... Petite, en français... è innocente, ha gli occhi... umidi, sempre lucidi... di pianto... grigi... ma... vede in bianco e nero, ecco perché... lei mi ama... e io... lei... non lo sa... Così pallida che potresti vedere il suo cuore battere... se non fosse che... io il cuore gliel'ho strappato.... i petali ai piedi della croce, del cancello... sulla neve... lei non sente... il freddo, vede... solo i cristalli... che scendono... come schegge di vetro... che non la feriscono... perché la sua ferita è... dentro... non la feriscono perché... io, la ferisco... la sua pelle... è perfetta... sulle bende che le coprono gli occhi, la stessa striatura dei petali... lo sfondo... è la città... la nostra assurda... città... quei palazzi, deserti... è un'alba bianca... di lunghe ombre... e la luce... è lei... In croce come i vecchi ladri... ha rubato qualcosa di mio, e non sa... le sue labbra... un sorriso... triste... ma è un sorriso... In croce come in sacrificio... si sacrifica per salvare me... è uno... scambio... Sotto una campana di vetro... perché non deve... entrare in contatto con gli altri... mai corrompersi. Lei... mai, no.

Il nastro, rovinato, andava avanti, continuava, la registrazione, tra i fruscii e le scosse, finiva e ricominciava. Quella visione sarebbe andata avanti in eterno.