Cercando nel labirinto degli specchi

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Saturday, 5 April 2014

Ridotte all'osso (ragazze internate)

Per molte di noi l'ospedale era un rifugio e una prigione. Se eravamo tagliate fuori dal mondo e da tutti i guai che lì ci divertivamo a provocare, eravamo anche tagliate fuori dalle richieste e aspettative che ci avevano condotto alla pazzia. Cosa ci si poteva aspettare da noi, ora che eravamo rinchiuse in una gabbia di matti?
L'ospedale ci difendeva da tutto. Dicevamo al personale di rifiutare telefonate o visite di tutti quelli con cui non volevamo parlare, genitori compresi.
"Sono troppo agitata!" piagnucolavamo, così non eravamo costrette a parlare con nessuno.
Fintanto che stavamo al gioco, non dovevamo cercar lavoro o andare a scuola. Potevamo sottrarci a tutto, tranne mangiare e prendere medicine. 
In uno strano modo eravamo libere. Avevamo toccato il fondo. Non avevamo nient'altro da perdere. Privacy, libertà, dignità: era tutto sparito, ed eravamo ridotte all'osso.

Susanna Kaysen, La ragazza interrotta, Corbaccio, Varese 1993, p.93

Friday, 25 October 2013

vita, morte


Sentivo il mio battito contro il palmo della sua mano, mentre mi strangolava. 
Un battito così ansioso, così nitido, sotto quella morsa, che anche lui non poteva non sentirlo. 
Così forte da essere imbarazzante.
Non vali neppure lo sforzo di ucciderti, mi disse, respirando a fatica.
I suoi occhi, fissi nei miei, erano così freddi e indifferenti che non stentai a credergli. Ero una vittima indegna di tale nome.
Sciolse la stretta attorno al mio collo, e mi lasciò cadere. Sprofondai in ginocchio nel fango, ai suoi piedi.
Sei così debole da rendere la tua stessa esistenza... irrilevante, aggiunse, a mo' di spiegazione.
Appoggiò le mani al bavero del cappotto, mi lanciò uno sguardo gelido, e se ne andò.
Lasciarmi vivere, per lui, era più crudele che darmi la morte.

Wednesday, 19 September 2012

Nihil

Lei se ne è andata.
La musa se ne è andata, e io non avuto il tempo per salutarla.
Svanita nel nulla, si è riassorbita dentro di me. 
Un fiore era strisciato fuori dal mio cuore, era sorto con rami d'edera che avviluppavano la gabbia vuota dove soffiava una volta il mio spirito - e ora tutto è cenere, cenere sterile cui sono tornata. 

Non ho più l'ispirazione.
Cioè, sono inutile.
Inutile e persa, scomposta in mille e mille particelle, un pulviscolo allergenico che non riesce a rifarsi corpo.

Non ho di chi scrivere 
- perché non sono più niente
- nessuna passione, che mi faccia tremare di me.

Riposa In Pace, remoto caos ormai composto.