![]() |
| cyclops TWS |
Cercando nel labirinto degli specchi
Showing posts with label white haired - red eyed guys. Show all posts
Showing posts with label white haired - red eyed guys. Show all posts
Sunday, 22 March 2026
Monday, 18 July 2022
Friday, 9 November 2018
Bring me your heart
![]() |
| Heart of Snow TWS |
(Biancaneve da colorare da www.disneyclips.com ; cuore umano da reemee.info - merci)
Labels:
</3,
♡,
♥,
🔪,
Biancaneve,
coloring page,
cuore,
cuore crudo,
Disney,
Disney maid,
I heart you,
muscolo cardiaco,
occhi viola,
Snow White,
twisted fairy tales,
white haired - red eyed guys
Saturday, 26 May 2018
Sunday, 12 April 2015
Wednesday, 13 November 2013
Mudflap Bunny
Tuesday, 29 January 2013
Monday, 28 January 2013
Amore inverso
Sei mai stata... il negativo... tragico... di qualcun altro?
Esistere solo in funzione di costui... essere per essere il suo opposto...
Avere una forma... solo perché lui possa avere un proprio riflesso,
Vivere... schiacciati tra il nulla, e l'al-di-là dello specchio...
Non è... essere... è solo... esistere, e l'esistere del genere peggiore... Quello in virtù di qualcos'altro che già è... e che sarebbe anche senza di te, perché tu... non sei che il suo non-essere... e come sappiamo, in questo mondo di infiniti mondi... c'è una realtà, come infinite altre possibili... Quindi tu potresti benissimo non essere mai stato... che ci sarebbe comunque qualcun altro a fare da contrario a lui... colui che è... e per il quale tu sei!
Non trovi anche tu che sia bellissimo, morire perché lui vive? Io lo penso, sì! E sai perché? Perché lui invece lo ritiene... terribile!
Lui ha pietà di me, e perciò io lo disprezzo.
Lui mi vorrebbe salvare, quindi io vorrei ridurlo in rovina.
Lui mi ama, e ciò fa sì... che io lo odi, con tutto il mio cuore.
Perché per amarmi lui usa il cervello.
Sunday, 27 January 2013
Cicatrici ornamentali
Forse aveva pianto tutto il suo sangue, quando Doc l'aveva pugnalato.
Forse quel rosso si era spento, aveva perso ogni calore.
Forse quando Doc aveva disegnato su di lui, il nero dell'inchiostro ci si era mescolato, e poi era sparito per sempre.
Perché gli occhi di Doc erano ancora follemente azzurri. Anche se Florian era ricomparso.
Forse, a differenza del rosso dei suoi occhi, lui non era mai svanito.
Cambiato.
Alterato.
Forse Doc era sempre rimasto Florian, nonostante tutti i suoi tentativi per annegarlo.
In fondo tra i due l'unica differenza era quel rosso. E le cicatrici, già - che però il cerone poteva coprire.
In fondo il bambino che era quella sera non era mai cambiato. Era solo invecchiato.
Ma il suo cuore era rimasto sempre vuoto, e secco, come il gheriglio marcio di una noce.
Dentro di lui c'erano sempre state solo emozioni morte, rattrappite.
E quest'aridità non si era placata, mai.
Doc aveva cambiato nome... no, a dire il vero.
Doc aveva solo scelto di non lasciarsi soffocare - la sera in cui aveva ucciso lo specchio, era stata solo l'alba di una vita nella solitudine più rarefatta.
Quando Doc aveva truccato il volto scontento di Florian, in realtà l'aveva solo smascherato.
Aveva grattato via con le schegge la sottile pellicola falsa, per riportarsi in superficie, alla luce tanto odiata - aveva stretto forte nella mano la verità.
Florian aveva scelto la sua pazzia, le aveva sorriso come avrebbe sempre voluto fare - e l'aveva chiamata Doc.
Specchio riflesso
Eccola lì. L'ombra. E tutti i fantasmi del buon vecchio Florian.
Dovrebbe smetterla, di chiamarlo così. Florian non è mai stato buono, né vecchio - almeno stando a quanto dicevano.
Ma Florian non aveva neppure quelle profonde occhiaie, i capelli così fini e così bianchi... o l'iride rossa come il fondo di un Bordeaux d'annata, attraversata da qualche raro, lento raggio infuocato.
Florian, secondo quanto ricordava Doc, era morto poco prima di compiere... non ricordava.
Però sapeva che era ancora un bambino.
E questo spiegava la curiosa maniera in cui le decorazioni che si era fatto quel giorno erano cresciute e cambiate negli anni. Come fili di una ragnatela, ma piacevolmente ruvidi, e stirati.
Doc non ricordava molto altro, di Flo - non ne aveva mai avuto bisogno, perché a rievocarlo gli bastava uno specchio.
Ogni volta che Doc Sans Aube passava davanti a una superficie riflettente, sbirciava se stesso che fingeva di non sbirciarlo a sua volta - ma ogni volta vedeva un paio di grandi occhi azzurro elettrico, come di vetro, e un sorriso che in realtà era solo... scolpito.
Scorgendo se stesso non aveva mai visto quegli occhi scorgerlo. Quegli occhi color rogo che ora bruciavano di gioia davanti a lui.
Doc aveva sempre coltivato un placido astio nei confronti degli specchi - li evitava, il più possibile.
Anche Münchhausen non li amava affatto, tanto da arrivare a coprirsi il volto con le sue piccole mani ben fatte quando era costretta ad avvicinarsi ad uno di quei perversi rivelatori di bruttezza.
Così, nel suo rifugio non c'erano specchi. Solo qualche vetrata, e il marmo bicolore in alcune stanze - materiali lucidi utili quando Munchies era impegnata, e lui voleva appurare di essere adeguatamente curato nel suo aspetto. Capitava di rado, ma capitava.
Solo qualche vetrata, dunque, e il marmo bicolore di alcune stanze - oltre alle pareti della bolla di sapone in cui Doc era stato confinato di recente.
E proprio sulla parete che lo separava da Munchies - perché non c'era altro utensile che Doc non potesse raggiungere, in quella sua piccola, confortevole prigione domestica - si stava ora seccando la firma del suo passato sommerso.
Doc credeva di averlo annegato, quella sera, in un mare di goccioline di vetro. Invece no.
Florian Sainte Aube non se n'era mai andato, e ora reggeva nelle sue mani di pianista la testa di Münchhausen, come Aubrey Beardsley aveva raffigurato Salomé.
E la cosa peggiore era che, in quell'oscurità affollata di terrore, Flo stava per costringere Doc a baciarla.
Il piccolo caro Florian era sempre stato turbato dal buio - perché su quel morbido schermo nero uniforme gli si proiettavano intorno tutti gli scheletri che teneva in formalina nell'anima.
Adesso toccava a Doc assistere a quello spettacolo penoso.
Tanti auguri a me... sussurrò Florian, leccando con appetito le labbra spaccate di Münchhausen.
E buon non compleanno.
Doc rimase trascorse la notte a guardare la scritta senza poterla cancellare, mentre Munchies giaceva dolente e addormentata dall'altra parte del vetro.
Nessuno gli avrebbe creduto, se Doc avesse ammesso di essere stato lui a devastarla. E non una proiezione.
Alas Sainte Aube
Florian Sainte Aube era un bel bambino, gracile, con grandi occhi color vino.
Vino rosso, e questo ai suoi non piaceva neanche un po'.
Perché la cupa porpora regale che velava come velluto lo sguardo lontano, spesso assente, distratto del piccolo era, secondo la rigida casta in cui gli era capitato di nascere, un'atroce sventura.
Florian era bianco come un morto in mezzo alla neve, e di tanto in tanto sveniva, o così credevano i suoi - in realtà il giovane Flo si addormentava, a suo piacimento, per sfuggire all'angoscia, all'ansia o alla noia, per lo più durante gli avvenimenti mondani, con grande sconforto dei suoi, che lo avrebbero voluto un poco più espansivo, in particolare quando si trattava di mescolarsi ai loro pari.
Non che coi sottoposti Florian si trovasse a maggior agio - ciò aveva reso evidente che, purtroppo, la timidezza del fanciullo non era frutto di una chiara consapevolezza della propria elevatezza di classe, ma che si trattava banalmente, ahimè, di mera insocievolezza.
Ciò, non aveva mai mancato di spiegargli suo padre, avrebbe fatto di lui un animale non umano, agli occhi sapienti dello Stagirita.
Che vergogna, mettere sotto lo sguardo inquisitorio del mondo un figlio tanto degenere! Proprio un amaro fardello, per la madre di Flo, il grazioso bambino forgiato a colpi di pungolo nel ghiaccio.
Che frustrazione, accompagnarsi a un erede tanto inetto nel contatto interpersonale, quanto insensibile alle problematiche sociali! Davvero un peso senza pari, per il padre di Flo, il giovane senza cuore che sotto i riflettori del Bene proprio non accennava sciogliersi come un fiocco di neve.
Florian Sainte Aube era un ragazzo brillante, straordinariamente colto per la sua giovane età, che senza pietà faceva lacrimare gli occhi ai suoi parenti da quando era nato - come un sorso di vodka liscia, russa e ben ghiacciata, tracannato d'un fiato, scambiato per acqua pura.
Il buon vecchio Florian era un diamante all'occhiello dei Sainte Aube - bastava un certo suo sguardo, per incidere i loro cuori.
Flo Sainte Aube era un mostro e un miracolo, pacato, silenzioso, dai morbidi capelli chiari come avorio.
E tutti si rammaricavano che fosse, purtroppo, nato.
WYSIWYG
Vedi, in me...
(alza la testa della ragazza, sollevandola per il collo, e ne appoggia la faccia al vetro)
...non c'è nessun segreto, nessun recondito mistero.
(la ragazza, semisvenuta, emette un mugolio confuso)
Nessuna ferita celata nel profondo, nessun taglio che si riapre di tanto in tanto, causando una drammatica emorragia. Io...
(guarda un attimo in basso, incrociando lo sguardo con le palpebre a mezz'asta di lei)
...non sono un iceberg, di cui i più vedono solo la punta, e che solo pochi eletti sventurati riescono a conoscere, ma non sopravvivono per raccontare...
(piega indietro la testa, scrocchiando il collo, con un sorriso che pregusta il piacere che sta per arrivargli)
Ciò che è profondo e pericoloso, in me... è già tutto in superficie, capisci?
(con uno scatto schiaccia il viso della ragazza contro il vetro - si riesce a sentire il suono della cartilagine del naso accartocciarsi - e mentre il suo sorriso, inizialmente composto, si allarga sempre più in una smorfia delirante, lo muove sulla superficie, calcando bene il tocco, come se fosse uno straccio con cui pulire le ditate)
Ciò che vedi... è ciò che è.
(sospira, allentando la presa sul collo della ragazza, che cade priva di sensi, di faccia, sul pavimento, sporcandolo)
Sul vetro, in caratteri di sangue e saliva, rimane scritto Florian.
La firma del vecchio sé.
Tuesday, 8 January 2013
Paralisis
Allora, fai la tua mossa... Non puoi restare immobile per sempre... Il tempo... scorre...
Inchiodata al centro della scacchiera, circondata da ogni lato da finestre bianche e nere, non ci riesco.
Sono bloccata.
Ma non so dove andare! piagnucolo.
Devi avanzare comunque, risponde lui, senza battere ciglio.
Sono così frustrata da sentirmi ininterrottamente sul punto di vomitare, eppure non riesco a fare neppure quello.
Cerco con gli occhi la persona davanti a me, per leggergli in faccia un segno, qualsiasi cosa...
Ma lui resta uguale, sempre con la stessa faccia.
Getta il mio ultimo pedone nel fuoco alle sue spalle, senza neppure voltarsi. Il suo silenzio non fa che rendere più forte il ticchettio dell'orologio.
Stai sprecando tempo...? dice, guardandomi friggere in me stessa. Per poi richiudersi di nuovo nell'enigma. Non riesco neppure a capire se sia una domanda o un'accusa.
Guardo il suo viso indifferente, e non provo nulla.
So di essere innamorata di lui. È che non lo sento.
In uno scatto faccio avanzare la regina di un passo, ma sono troppo irruenta, e la costringo a cadere.
L'ironia increspa la sua bocca da gatto.
Alza con due dita il re, e mi fa scacco matto.
Ops, esclama.
Ma lo sa bene, che non è stato un incidente.
Subscribe to:
Posts (Atom)




