Cercando nel labirinto degli specchi

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Thursday, 8 January 2015

The daily, awful sacrifice

It was rumoured of him once that he was about to join the Roman Catholic communion; and certainly the Roman ritual had always a great attraction for him. The daily sacrifice, more awful really than all the sacrifices of the antique world, stirred him as much by its superb rejection of the evidence of the sense as by the primitive simplicity of its elements and the eternal pathos of the human tragedy that it sought to symbolize. He loved to kneel down on the cold marble pavement, and watch the priest, in his stiff flowered dalmatic, slowly and with white hands moving aside the veil of the tabernacle, or raising aloft the jewelled latern-shaped monstrance with that pallid wafer that at times, one would fain think, is indeed the panis cælestis, the bread of angels, or, robed in the garments of the Passion of Christ, breaking the Host into the chalice, and smiting his breast for his sins. The fuming censers, that the grave boys, in their lace and scarlet, tossed into the air like great gilt flowers, had their subtle fascination for him. As he passed out, he used to look with wonder at the black confessionals, and long to sit in the dim shadow of one of them and listen to men and women whispering through the worn grating the true story of their lives.
pp. 153-154

He had a special passion, also, for ecclesiastical vestments, as indeed he had for everything connected with the service of the Church. In the long cedar chests that lined the west gallery of his house he had stored away many rare and beautiful specimens of what is really the raiment of the Bride of Christ, who must wear purple and jewels and fine linen that she may hide the pallid macerated body that is worn by the suffering that she seeks for, and wounded by self-inflicted pain. He possesed a gorgeous cope of crimson silk and gold-thread damask, figured with a repeating pattern of golden pomegranates set in six-petalled formal blossoms, beyond which on either side was the pine-apple device wrought in seed-pearls. The orphreys were divided into panels representing scenes from the life of the Virgin, and the coronation of the Virgin was figured in coloured silks upon the hood. This was Italian work of the fifteenth century. Another cope was of green velvet, embroidered with heart-shaped groups of acanthus leaves, from which spread long-stemmed white blossoms, the details of which were picked out with silver thread and coloured crystals. The morse bore a seraph's head in gold-thread raised work. The orphreys were woven in a diaper of red and gold silk, and were starred with medallions of many saints and martyrs, among whom was St. Sebastian. He had chasubles, also, of amber-coloured silk, and blue silk and gold brocade, and yellow silk damask and cloth of gold, figured with representations of the Passion and Crucifixion of Christ, and embroidered with lions and peacocks and other emblems; dalmatics of white satin and pink silk damask, decorated with tulips and dolphins and fleur-de-lys; altar frontals of crimson velvet and blue linen; and many corporals, chalice-veils, and sudaria. In the mystic offices to which such thing were put, there was something that quickened his imagination.

pp. 160-161

from O. Wilde, The Picture of Dorian Gray, chapter 11,
 Giunti, Milano 2003

Sunday, 24 August 2014

Un angelo al buio


L'angelo

TWS
(particolare dell'altare della Cappella di San Giuseppe, nel Duomo di Udine)

Sunday, 10 August 2014

Foi


Foi

(presidio nazionale sarat foi 23 gmail.com)
TWS
via Mercatovecchio 10-12,
33100 Udine (UD)

Tuesday, 10 June 2014

Medical Mystical Miracle

god-dropping
TWS
N.B. IL POST, in ogni sua parte, NON HA INTENTI BLASFEMI.
(angioletto da www.vintageprintables.blogspot.it ; contagocce da www.shutterstock.com - grazie!)

Tuesday, 13 May 2014

respingere l'angelo e calciare la musa

Ogni uomo, ogni artista, rievocherà Nietzsche; ogni scala che sale nella torre della propria perfezione è il prezzo della lotta che sostiene con un duende, non con un angelo, come si è detto, né con la sua musa. È necessario operare tale fondamentale distinzione per la radice dell'opera.

L'angelo guida e regala come san Raffaele, difende ed evita come san Michele, e previene come san Gabriele.

L'angelo abbaglia, ma vola al di sopra dell'uomo, gli sta sopra, dirama la sua grazia, e l'uomo, senza sforzo alcuno, realizza la propria opera, la propria simpatia o la propria danza. L'angelo della via di Damasco e l'altro che entrò per le fessure di un balconcino di Assisi, o quello che segue i passi di Enrico Susson, ordina e non v'è modo di opporsi alla sua luce, perché agita le ali di acciaio nell'ambiente del predestinato.

La musa dètta e, in alcune occasioni soffia. Può abbastanza poco, perché è già lontana e tanto stanca (l'ho vista due volte) che dovetti metterle mezzo cuore di marmo. I poeti di musa odono voci e non sanno dove, ma sono della musa che li nutre e, talvolta, se li beve. Come per Apollinaire, gran poeta distrutto dall'orribile musa con cui lo dipinse il divino angelico Rousseau.
La musa sveglia l'intelligenza, reca paesaggio di colonne e falso sapere di lauro, e sovente l'intelligenza è nemica della poesia, poiché imita troppo, poiché eleva il poeta su un trono di spighe acute e gli fa dimentciare che all'improvviso se lo possono mangiare le formiche o gli può cadere sul capo una grossa aragosta di arsenico, contro la quale nulla possono le muse che stanno nei monocoli o nel rosa di tiepida lacca del salotto.

Angelo e musa vengono da fuori; l'angelo dà luce e la musa dà forme (da loro apprese Esiodo). Pane di oro o piega di tuniche, il poeta riceve regole nel suo boschetto di alloro. Di contro, il duende bisogna svegliarlo nelle più recondite stanze del sangue.

E respingere l'angelo e tirare un calcio alla musa, e perdere la paura della fragranza di violette che esala la poesia del Settecento e del gran telescopio nei cui cristalli s'addormenta la musa malata di limiti.

[...]

Quando la musa vede giungere la morte chiude la porta o innalza un plinto o si porta in giro un'urna e scrive un epitaffio con mano di cera, ma subito torna a stracciare il suo lauro con un silenzio che vacilla tra due brezze. Sotto l'arco troncato dell'ode, ella unisce con senso funebre i medesimi fiori che dipinsero gli italiani del Quattrocento e chiama l'impavido gallo di Lucrezio affinché spaventi ombre impreviste.

Quando vede giungere la morte, l'angelo vola in cerchi lenti e tesse con lacrime di ghiaccio e narciso l'elegia che abbiamo visto tremare nelle mani di Keats, e in quelle di Villasandino, e in quelle di Herrera, e in quelle di Bécquer e in quelle di Juan Ramón Jiménez. Ma che terrore ha l'angelo quando sente un ragno, per piccolo che sia, sul suo tenero piede rosato!

Invece, il duende non giunge se non coglie la possibilità di morte, se non sa che deve far la ronda alla sua casa, se non è certo che deve cullare quei rami che tutti portiamo e che non hanno, che non avranno consolazione.

Con un'idea, con un suono o un gesto, il duende si compiace dei bordi del pozzo in aperta lotta con il creatore. Angelo e musa scappano con violino o ritmo, e il duende ferisce, e nella guarigione di questa ferita che mai rimargina risiede l'insolito, l'inventato dell'opera umana.


Federico García Lorca
da Il duende. Teoria e giuoco, Semar, Roma 1996, pp. 3-39
cit. in  Il dio dell'ebbrezza, a cura di E. Zolla, Einaudi, Torino 1998, pp. 123-129

Saturday, 19 April 2014

Angeli sotto tiro

L'odore di piume bruciate al mattino

TWS ft. ©©nu#3R
(flamethrower from www.drawdoo.com ; angel from www.colourbox.com - thanks)

Monday, 31 March 2014

Poesia da lazzaretto


Plague on air

TWS


(lil' cherub from www.dreamstime.com ; contamination avoidance and liquid protective suit from www.globalsecutiry.org - gracias)

Wednesday, 31 July 2013

Live like a zombie / Love likes a zombie


Il giorno in cui Connie ha sbroccato
Splendeva alto un sole malato.
L'estate triste in cui Connie impazzì
La luna bianca risorse e morì.
Mille e altri angeli infestavano il cielo,
Mentre l'ombra chiara stracciava il suo velo.
Sugli avambracci una ragnatela di stelle
Tramite cui goccia giù caramello:
La tua croce è la tua cicatrice,
Quando hai già perso qualsiasi Beatrice.