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| da Dio caduto TWS -no, non è una bestemmia, chiedo perdono- |
Cercando nel labirinto degli specchi
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Sunday, 21 December 2025
Thursday, 27 September 2018
Make it sicker
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Friday, 25 November 2016
Tuesday, 1 September 2015
My little uniK.O.rn
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Tuesday, 13 May 2014
respingere l'angelo e calciare la musa
Ogni uomo, ogni artista, rievocherà Nietzsche; ogni scala che sale nella torre della propria perfezione è il prezzo della lotta che sostiene con un duende, non con un angelo, come si è detto, né con la sua musa. È necessario operare tale fondamentale distinzione per la radice dell'opera.
L'angelo guida e regala come san Raffaele, difende ed evita come san Michele, e previene come san Gabriele.
L'angelo abbaglia, ma vola al di sopra dell'uomo, gli sta sopra, dirama la sua grazia, e l'uomo, senza sforzo alcuno, realizza la propria opera, la propria simpatia o la propria danza. L'angelo della via di Damasco e l'altro che entrò per le fessure di un balconcino di Assisi, o quello che segue i passi di Enrico Susson, ordina e non v'è modo di opporsi alla sua luce, perché agita le ali di acciaio nell'ambiente del predestinato.
La musa dètta e, in alcune occasioni soffia. Può abbastanza poco, perché è già lontana e tanto stanca (l'ho vista due volte) che dovetti metterle mezzo cuore di marmo. I poeti di musa odono voci e non sanno dove, ma sono della musa che li nutre e, talvolta, se li beve. Come per Apollinaire, gran poeta distrutto dall'orribile musa con cui lo dipinse il divino angelico Rousseau.
La musa sveglia l'intelligenza, reca paesaggio di colonne e falso sapere di lauro, e sovente l'intelligenza è nemica della poesia, poiché imita troppo, poiché eleva il poeta su un trono di spighe acute e gli fa dimentciare che all'improvviso se lo possono mangiare le formiche o gli può cadere sul capo una grossa aragosta di arsenico, contro la quale nulla possono le muse che stanno nei monocoli o nel rosa di tiepida lacca del salotto.
Angelo e musa vengono da fuori; l'angelo dà luce e la musa dà forme (da loro apprese Esiodo). Pane di oro o piega di tuniche, il poeta riceve regole nel suo boschetto di alloro. Di contro, il duende bisogna svegliarlo nelle più recondite stanze del sangue.
E respingere l'angelo e tirare un calcio alla musa, e perdere la paura della fragranza di violette che esala la poesia del Settecento e del gran telescopio nei cui cristalli s'addormenta la musa malata di limiti.
[...]
Quando la musa vede giungere la morte chiude la porta o innalza un plinto o si porta in giro un'urna e scrive un epitaffio con mano di cera, ma subito torna a stracciare il suo lauro con un silenzio che vacilla tra due brezze. Sotto l'arco troncato dell'ode, ella unisce con senso funebre i medesimi fiori che dipinsero gli italiani del Quattrocento e chiama l'impavido gallo di Lucrezio affinché spaventi ombre impreviste.
Quando vede giungere la morte, l'angelo vola in cerchi lenti e tesse con lacrime di ghiaccio e narciso l'elegia che abbiamo visto tremare nelle mani di Keats, e in quelle di Villasandino, e in quelle di Herrera, e in quelle di Bécquer e in quelle di Juan Ramón Jiménez. Ma che terrore ha l'angelo quando sente un ragno, per piccolo che sia, sul suo tenero piede rosato!
Invece, il duende non giunge se non coglie la possibilità di morte, se non sa che deve far la ronda alla sua casa, se non è certo che deve cullare quei rami che tutti portiamo e che non hanno, che non avranno consolazione.
Con un'idea, con un suono o un gesto, il duende si compiace dei bordi del pozzo in aperta lotta con il creatore. Angelo e musa scappano con violino o ritmo, e il duende ferisce, e nella guarigione di questa ferita che mai rimargina risiede l'insolito, l'inventato dell'opera umana.
L'angelo guida e regala come san Raffaele, difende ed evita come san Michele, e previene come san Gabriele.
L'angelo abbaglia, ma vola al di sopra dell'uomo, gli sta sopra, dirama la sua grazia, e l'uomo, senza sforzo alcuno, realizza la propria opera, la propria simpatia o la propria danza. L'angelo della via di Damasco e l'altro che entrò per le fessure di un balconcino di Assisi, o quello che segue i passi di Enrico Susson, ordina e non v'è modo di opporsi alla sua luce, perché agita le ali di acciaio nell'ambiente del predestinato.
La musa dètta e, in alcune occasioni soffia. Può abbastanza poco, perché è già lontana e tanto stanca (l'ho vista due volte) che dovetti metterle mezzo cuore di marmo. I poeti di musa odono voci e non sanno dove, ma sono della musa che li nutre e, talvolta, se li beve. Come per Apollinaire, gran poeta distrutto dall'orribile musa con cui lo dipinse il divino angelico Rousseau.
La musa sveglia l'intelligenza, reca paesaggio di colonne e falso sapere di lauro, e sovente l'intelligenza è nemica della poesia, poiché imita troppo, poiché eleva il poeta su un trono di spighe acute e gli fa dimentciare che all'improvviso se lo possono mangiare le formiche o gli può cadere sul capo una grossa aragosta di arsenico, contro la quale nulla possono le muse che stanno nei monocoli o nel rosa di tiepida lacca del salotto.
Angelo e musa vengono da fuori; l'angelo dà luce e la musa dà forme (da loro apprese Esiodo). Pane di oro o piega di tuniche, il poeta riceve regole nel suo boschetto di alloro. Di contro, il duende bisogna svegliarlo nelle più recondite stanze del sangue.
E respingere l'angelo e tirare un calcio alla musa, e perdere la paura della fragranza di violette che esala la poesia del Settecento e del gran telescopio nei cui cristalli s'addormenta la musa malata di limiti.
[...]
Quando la musa vede giungere la morte chiude la porta o innalza un plinto o si porta in giro un'urna e scrive un epitaffio con mano di cera, ma subito torna a stracciare il suo lauro con un silenzio che vacilla tra due brezze. Sotto l'arco troncato dell'ode, ella unisce con senso funebre i medesimi fiori che dipinsero gli italiani del Quattrocento e chiama l'impavido gallo di Lucrezio affinché spaventi ombre impreviste.
Quando vede giungere la morte, l'angelo vola in cerchi lenti e tesse con lacrime di ghiaccio e narciso l'elegia che abbiamo visto tremare nelle mani di Keats, e in quelle di Villasandino, e in quelle di Herrera, e in quelle di Bécquer e in quelle di Juan Ramón Jiménez. Ma che terrore ha l'angelo quando sente un ragno, per piccolo che sia, sul suo tenero piede rosato!
Invece, il duende non giunge se non coglie la possibilità di morte, se non sa che deve far la ronda alla sua casa, se non è certo che deve cullare quei rami che tutti portiamo e che non hanno, che non avranno consolazione.
Con un'idea, con un suono o un gesto, il duende si compiace dei bordi del pozzo in aperta lotta con il creatore. Angelo e musa scappano con violino o ritmo, e il duende ferisce, e nella guarigione di questa ferita che mai rimargina risiede l'insolito, l'inventato dell'opera umana.
Federico García Lorca
da Il duende. Teoria e giuoco, Semar, Roma 1996, pp. 3-39
cit. in Il dio dell'ebbrezza, a cura di E. Zolla, Einaudi, Torino 1998, pp. 123-129
Tutti i filosofi muoion di peste
Copri di pustole tutto ciò che tocchi,
Passi la lebbra, disciogli gli occhi;
Cadon brandelli
Di pelle secca,
Si guasta l'anima,
Il cuore pecca.
Le mani tremano,
La febbre sale,
Tutto deturpi
- non sei così male.
Thursday, 27 February 2014
Tuesday, 12 November 2013
Brodo esiziale
Putride felci e feci di ragno,
La principessa annegò nello stagno.
Luci dell'alba e chicchirichì,
La principessa nello stagno morì.
Uova di mosca e dente avvelenato,
La vecchia strega il buon re ha bruciato.
Tramonto rosso e petali blu,
La vecchia strega non respira più.
Monday, 26 August 2013
streghe verdi e parole bitorzolute
La poesia è morta,
E non l'abbiam sepolta!
Rattoppandoci l'anima,
Cucendo tra loro versi sparsi,
Forse allora
Potremo creare un mostro,
Un altro,
Ancora più bizzarro.
Poesia senza schema,
Prosa lirica,
Merda.
Lacrima senza rima,
Di chi vive e non spera:
La parola è una strega,
E di me fa
Ciò che vuole.
†
Thursday, 25 July 2013
Friday, 19 July 2013
cuore infetto
Cancrena dello spirito:
Presto, si sta estendendo!
Tagliate pure, è inutile
- il male ricrescerà lo stesso.
Look like a zombie, weep like a martyr
La combinazione letale tra una soglia del dolore ridicola
+
la tendenza a imbottirsi di pillole
Ad ogni occasione
=
ecco cosa ha prodotto me
+
la tendenza a imbottirsi di pillole
Ad ogni occasione
=
ecco cosa ha prodotto me
=
un vivo-mezzo-morto,
che suda gocce di latte
spargendole in un buco nero.
La letteratura è inflazionata:
Adesso è tempo di vivere.
Com'è anacronistico, essere invece di dire!
Felice con un ago,
La dea ricuce le anime.
Muori come un angelo, e vivi come uno zombie:
Poetica nonsense
poi non così poetica.
✁
Monday, 8 July 2013
Sarcofonia
Mi ha legato, sedato, picchiato.
Con una forchetta mi ha scorticato.
Non sentivo nulla, ma vedevo tutto,
Perché davanti allo specchio mi ha drogato di brutto.
E mentre lembi di pelle mi strappava,
Con gioia e passione le dita mi baciava.
Adesso il mio corpo è una fogna aperta
E l'infezione sarà la mia fine certa.
Ma come piangere, quando non hai palpebre più?
Sulla mia carne sparse tanti petali blu.
La musica cambia, il mio cuore è rapito
E costretto a letto non posso muovere un dito.
Prima di conoscerlo avevo un viso perfetto,
Prima di conoscerlo mi sentivo un re.
Però sorrido di nuovo, e sapete perché?
Perché la morfina ha fatto ora il suo effetto!
Sunday, 30 June 2013
Suicide lyric
Rose, farfalle e croci:
Sono da sola e sento le voci.
Croci, farfalle e rose:
Le voci mi consigliano svariate cose.
Rose, croci e farfalle:
Un soffio gelido mi volteggia alle spalle.
Mi dicono di andare al mare,
Così da potermi buttare...
E sugli scogli tentenno e non so
Perché nella mente nulla mi dice di no.
Potrei quasi farlo, potrei precipitare
- soprattutto se il diavolo me lo vietasse di fare.
Per la serie ninnananna di un pazzo,
Di rose blu me ne porteranno un mazzo.
Sulla lapide una croce fiorita avrò...
E come farfalla bianca io rinascerò.
Friday, 31 May 2013
Tuesday, 28 May 2013
Tuesday, 21 May 2013
Notte-notte nonsense
Nudo cian
I
Nudo cianotico
I
Puffo seviziato
I
San Sebastiano in attesa delle frecce
I
Sangue di mirtillo
I
Sangue blu
I
Succo blu
I
Mestruo nobile
I
Innocenza violata di notte
I
Stupro e zaffiro
I
Catene di velluto,
Manette bagnate di china
I
Sadosurrealismo horror
I
Amore & More,
Anelli nudi alla laida luna
.
.
.
Associazioni di parole
-
A delinquere.
(è sempre savio sognare con la luna accesa)
Saturday, 4 May 2013
Halo of lies
(WARNING! RAPE & VIOLENCE & PERVERT'S STUFF.
attenzione. si parla chiaramente di stupro, in una chiesa, e la verginità violata non è quella canonica. non intendo offendere nessuno. il presente brano non è composto con finalità anticlericali, è semplicemente un frammento di violenza casuale in un mondo casualmente violento.
Rispetto ogni fede e ogni culto, e credo fermamente che l'unica espressione carnale dell'amore possibile sia quella tra persone consciamente consenzienti.
se non volete saperne, non leggete. se no, non prendetevela con me. come saprete, esiste la libertà di espressione e il principio dell'Art for Art's sake, e questo è il mio blog.)
Rispetto ogni fede e ogni culto, e credo fermamente che l'unica espressione carnale dell'amore possibile sia quella tra persone consciamente consenzienti.
se non volete saperne, non leggete. se no, non prendetevela con me. come saprete, esiste la libertà di espressione e il principio dell'Art for Art's sake, e questo è il mio blog.)
È un attimo, e appare dietro di me. Non faccio neanche tempo a realizzare che gli occhi verdi veleno in cui mi sto specchiando sono quelli di un fantasma, che lui già si è dissolto, e mi cattura, in ostaggio.
Per la sorpresa mi scappa un grido, ma è presto soffocato.
Andate, strillo a quegli altri, che ci guardano agguerriti. Tocca a me ora, ribadisco, con la voce fredda di chi non ammette repliche. Anche loro sanno che è vero, che non c'è altra soluzione. Quindi, alla fine, devono ubbidirmi.
E poi, non voglio che vedano cosa mi succederà.
Torniamo a noi, dice lui, quando le porte finalmente si chiudono.
Una frazione di secondo, di nuovo, e mi fa cadere. Finisco incaprettata tra le candele, sull'altare. E capisco.
Guardo quelle persone davanti a noi, sedute sulle panchine - alcuni inginocchiati, altri riversi sulle Bibbie impilate, e mi sento sollevata che siano tutte morte. L'odore di incenso mi penetra nelle narici, mischiandosi al fetore del sangue e dei cadaveri. Un raggio della luce dell'alba trafigge rovente un angelo della vetrata, a cui la nostra scossa non ha distrutto del tutto la testa. Il riverbero celeste si spande sul pavimento di marmo, su cui è colato l'ultimo riflesso di qualcuna delle vittime.
Lui si schiarisce la voce, si scrocchia le dita, mi immobilizza, e mi apre.
Il dolore che mi dà è inequivocabile, e gli piace. Non ha sbagliato. L'ha fatto. Mi ha del tutto violato.
Vedo - o meglio, non vedo, e davanti agli occhi serrati tutto si fa rosso cupo. Sto per svenire, ma lui, per tenermi sveglia, mi bacia. Le sue labbra umide mi sbavano sul collo, e la cosa peggiore è il sollievo che mi dà il frescore della sua saliva.
Allora? chiede. Ma non so cosa chieda.
Finalmente... ti ho trovato qualcosa di vergine, sibila, e mi lecca. La sua lingua mi passa lungo le vertebre del collo. Rabbrividisco, e non riesco a perdere i sensi.
Vuole che io rimanga cosciente.
Per mortificarmi meglio.
Si fa strada dentro di me, sempre più forte. Stringo il bordo della tovaglia finemente ricamata che fino a poco fa velava l'altare e ora si spiegazza sotto la stretta convulsa delle mie dita, come un bambino spaventato farebbe con la sua copertina. Lui non parla, e gode nell'umiliarmi.
Ricordo un vecchio bacio, per cui ora non c'è più spazio - quello sulla neve, appena prima che lui crollasse. Adesso c'è solo odio, per questo mi sta stuprando.
La cosa peggiore - quella peggiore davvero - è che lo sta facendo per insegnarmi la sua lezione. La sua preziosa lezione di male e morte. Come io gli avevo chiesto.
Sento la stretta della sua mano bruciarmi sul polso, sulla croce tatuata. Con l'altra mano non mi palpa, non mi accarezza - mi spinge la schiena verso il basso, premendo tra le scapole, schiacciandomi a faccia in giù sull'altare. Nella pelle mi si è conficcato qualcosa, sembrano tante piccole perle, legate assieme, e...
È un rosario.
Il crocifisso luccica davanti a me, ma presto lui se ne accorge, e mi dà un'energica spinta, che mi appanna ancora la vista, e mi porta tutto il corpo in avanti. Le mie labbra travolgono il ciondolo, e l'uomo si piega su di me, senza lasciare la presa. Le sue dita si aggrovigliano ai miei capelli - così farà più male. Poi mi alza piano la testa, e continuando a scorrere dentro di me strattona le ciocche che è riuscito ad afferrare, e mi sbatte il viso contro l'altare, di nuovo. La mia faccia investe il crocifisso di ferro, di cui ora sento in bocca il sapore. Credo di essermi tagliata il labbro, come minimo, ma è l'ultima cosa di cui mi debba preoccupare.
Una lacrima, arenatasi all'angolo dell'occhio quando prima mi ha aperta, si getta finalmente lungo la mia guancia, e cade sulla tovaglia d'altare.
Lui se ne accorge e ride, deliziato, lasciandomi i capelli per scivolare con la mano lungo il collo - sento le sue unghie premere, ma non graffiare... Poi scende lungo la clavicola, e si adagia tra i miei seni. Gioca con i grani del rosario, mentre col palmo resta immobile all'altezza del mio cuore. Le spinte rallentano, riducono la loro intensità, e il mio corpo smette piano piano di tremare. È ancora dentro di me, ma comincia a farmi meno male.
Respiro di nuovo, piano, per non farmi sentire.
Respiro di nuovo, piano, per non farmi sentire.
Poi però dà un nuovo colpo di bacino, a sorpresa, così forte da farmi gridare, e stringendomi il seno con entrambe le mani mi sbatte ancora e ancora e ancora - la faccia mi si schiaccia ripetutamente contro il crocifisso di ferro, e i bracci della croce mi pungono le labbra, il naso, le guance, ovunque lui voglia farmi atterrare.
Non ce la faccio più e grido, continuo a gridare, odiando lui e i miei compari al sicuro e tutti quei morti che sono corsa lì a salvare, e le mie urla e le sue risa rimbombano per tutte le navate, echeggiano fino a fuori, là, oltre le vetrate rotte, dove stanno gli altri, a cui ho stupidamente detto di non entrare.
Il bastardo continua a montarmi e a ridere e a affondarmi le unghie nella pelle del seno, nelle cosce, fino a quando la sua risata non si interrompe un attimo, e l'orrore congela il mio pianto.
Si scrolla fino all'ultima goccia, poi, finalmente, esce. Mi schiaffeggia la coscia, soddisfatto.
E mi chiede:
Allora, piccola? Dov'era il tuo Dio, fino ad adesso?
Thursday, 4 October 2012
Poesia malata
Poesia malata di amori impossibili Poesia malata di amori inquietanti
Di morte Che in questa realtà malata
Violenza Non potrebbero sbocciare,
Sadismo tra i baci Poesia d'odio che fa con l'odio
- io non sono così, L'amore
Ma è così che mi disegno - per un pagliaccio pazzo
- l'inchiostro che uso, I cui baci sanno di dolore.
Rosso inferno, Per una musa che mi ha lasciato
Ovviamente. Tutta sola
Potrei tacere, però marcirei dentro - in mano a me stessa,
- molto meglio vomitare Sempre peggio di niente.
E donare il fardello ad altri. E dentro quel cuore, sarcofago marcio
Spiriti tristi che piangono sotto il mio tetto, Non c'è più che solo spazio
Ragnatele blu, Da riempire con te...
I soliti vampiri amanti... Un rogo negli occhi,
Non mentire, meglio terrorizzare Puro candore demoniaco...
: Un mostro che ride,
Io sono così, Non è mai stato
E non posso cambiare. Così bello.
Vieni a giocare con noi, per sempre.
If you don't like me,
Don't read me,
Duh?
Di morte Che in questa realtà malata
Violenza Non potrebbero sbocciare,
Sadismo tra i baci Poesia d'odio che fa con l'odio
- io non sono così, L'amore
Ma è così che mi disegno - per un pagliaccio pazzo
- l'inchiostro che uso, I cui baci sanno di dolore.
Rosso inferno, Per una musa che mi ha lasciato
Ovviamente. Tutta sola
Potrei tacere, però marcirei dentro - in mano a me stessa,
- molto meglio vomitare Sempre peggio di niente.
E donare il fardello ad altri. E dentro quel cuore, sarcofago marcio
Spiriti tristi che piangono sotto il mio tetto, Non c'è più che solo spazio
Ragnatele blu, Da riempire con te...
I soliti vampiri amanti... Un rogo negli occhi,
Non mentire, meglio terrorizzare Puro candore demoniaco...
: Un mostro che ride,
Io sono così, Non è mai stato
E non posso cambiare. Così bello.
Vieni a giocare con noi, per sempre.
If you don't like me,
Don't read me,
Duh?
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