Cercando nel labirinto degli specchi

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Friday, 30 April 2021

Amor suspensus

Cupid in a cage
 Amore Appeso 

 TWS grazie a C0C0nu#3r 


Lavoro grafico ispirato dalla menzione di Cupido cruciatus di Ausonio

 in E. Cantarella, I supplizi capitali. Origine e funzioni della pena di morte in Grecia e a Roma

Feltrinelli, Milano 2011, p. 198

(ali da ClipartKey; scheletro da AnatomyStuff - grassie!)

Monday, 29 April 2013

Sindrome dell'amor fantasma




C’era una volta una bella bambina, che una strega cattiva aveva fatto addormentare.

Viveva, cioè dormiva, da un’eternità in una bara, uno scrigno di cristallo fatto su misura per lei.

Dormiva, cioè esisteva, nella sua bella campana di vetro, nel bosco – cioè in una foresta fatta di rami contorti e brutti sogni intrecciati, in cui la luce del sole non passava mai. 
Solo la luna filtrava ogni tanto tra gli alberi, puntando il suo bianco fascio sulla splendida bara della bambolina di neve

La chiamavano così – o meglio, così l’avevano chiamata un tempo, quando ancora era viva… o meglio, quando ancora era sveglia – perché sembrava fatta proprio di porcellana esangue, come se, quando era nata, fosse già stata morta, davvero.

Se stava là, cioè sognava, da anni e anni, un infinito di lune, accompagnata nei suoi viaggi immoti solo dalla sua bellezza pura e senza colori, dal profumo dei suoi lucenti capelli neri, e dallo sguardo insonne del cielo.

Dormiva e sognava da quando la regina l’aveva deciso, e con una mela aveva sostituto il proprio cuore spezzato – spezzato da lei, dalla bambolina di neve, che coi suoi lucenti capelli corvini, e la sua pelle di porcellana esangue, col solo suo nascere aveva ucciso la regina, dentro.


E nei suoi sogni la bambolina viveva, cantava, con le sua labbra rosse del sangue che più in lei non scorreva, e si circondava di sette amici e di pace. 
In quei suoi sogni la bambolina viveva, cresceva, e amava – amava quello stesso principe che accanto alla sua bara vegliava, forse. 
...
Forse proprio quel principe che caduto sotto il candore della luna dolcemente si dissanguava, con nel cuore una scheggia della bara che da sempre custodiva il cuore della bianca bambolina, ella amava.

Il principe aveva vagato per tutta la sua vita in quella foresta tetra, senza arrendersi mai, alla ricerca di lei – e quando l’aveva raggiunta, era morto. A un soffio dal donarle il bacio che l’avrebbe riportata alla vita.          

O almeno questo era ciò che lei sognava.
In ogni caso, il suo principe era morto, proprio alla distanza di un bacio da lei, che dormiva, e non poteva saperlo.

O forse era tutto solo un fungo, e l’amore il frutto della sua inaccorta ingestione.


<...3

Sunday, 27 January 2013

Poesie d'amore morte


Ultimamente sono per gli innamoramenti cerebrali. 
Quelle cotte che ti folgorano a livello artistico, come un bacio della musa, che si accendono come lampadine quando viene premuto il pulsante giusto. In inglese è un evento che suona molto meglio - switch on, e l'ispirazione risorge. 
In teoria. Può capitare che quest'illuminazione punti il suo chiaro, netto raggio incolore e incalore su qualcuno che, come Munchies e come una zucca negli States a fine ottobre, è stato svuotato dalla Nausea, dalla nausea o da qualche trauma emotivo degno di rilievo. E allora, in questi casi, in cui l'apatia è solerte infermiera, e la noia severa istitutrice, questo genere di amore, che colpisce e non ferisce, affascina ma non scalda, questo ectoplasma dotto e inconsistente, bé, non suscita un bel niente.
Ultimamente, da quando l'età adulta è venuta a farmi visita per ricordarmi di andare a trovarla, sono per le attrazioni intellettuali.
Il guaio è quando teorizzi bene, ma razzoli male, e finisci per prenderti una cotta che non ha nulla di irreale.
Quando ti ispira un ragazzo, un ragazzo reale, e tu non riesci a fare altro che macerarti, e aspettare.
(materiale da shoujo manga che però ti fa sospirare, ma non creare, purtroppo)

Munchies non aveva mai detto, a nessuno, che in realtà non aveva mai inteso veramente suicidarsi. 
Era solo andata troppo a fondo, per sbaglio. 
Un errore, tutto qui - un vero, semplice errore.
Per questo, quando Doc disegnò la sua storia, Munchausen s'iniziò a chiedere se fosse arrivato il momento di dargli qualche spiegazione. 
Il fatto era che Doc non le aveva mai chiesto nulla - gli era bastato sentir parlare di lei, per volerla avere. 
Proprio come un estimatore cerca una farfalla rara - per inchiodarne le ali sotto una campana di vetro, e scrivere con la sua polvere magica poesie d'amore morte.