Cercando nel labirinto degli specchi

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Wednesday, 23 April 2014

Questa morte che non muore

Verme che non muore mai è il ricordo del passato. 
Una volta inoculato (o meglio innato) nell'anima per colpa del peccato, si conficca fortemente, né può più esserne staccato. Né cessa di rodere la coscienza; continua a vivere nutrendosi di essa come di un cibo che mai si consuma. 
Oh, l'orrore di questo verme vorace di questa morte che non muore e di questa vita che muore!

 san Bernardo di Chiaravalle, De Consideratione

citato in E. Zolla, I mistici dell'Occidente, vol. III – I mistici medievali 1, BUR Rizzoli Editore, Milano 1978, p. 21
 

Sunday, 19 January 2014

puntura impura

Abrasive cleaning devotion
TWS

(la vergine di ferro viene da www.extraordinaryintelligence.com ; il popò di pin-up è ispirato alle ammiccanti creazioni di Gil Elvgren - danke!)

Tuesday, 5 March 2013

pappa paranoica purificata


  1. Dolcificanti di germi e batteri
  2. Rendono il contagio molto molto più buono
  3. Piccole pesti si infiltrano nell'uomo
  4. E rubano all'anima il posto giusto per sperare
  5. La preghiera resta l'arma contro il contatto
  6. Perché usare fuoco e acido potrebbe rischiare di corromperti
  7. Evita la piazza, fuggi l'altro e la gente
  8. Tra gli acari dell'umanità si acquattano fili insidiosi.
  9. Non toccare, bambino non toccare
  10. E butta giù quella caramella
  11. Che la generosità farmaceutica sconosciuta ti impone.
  12. Non è mai troppo tardi,
  13. Per farsi sporcare di fiducia.



Tuesday, 4 December 2012

Spiked

Guardando i suoi avambracci, la solita vecchia fitta.
Non è mai riuscita a resistere, vedendo un uomo rimboccarsi le maniche della camicia e scoprire quei punti, le grosse vene ben in evidenza... Le vene...
Deve trattenersi, ora, ma è dura. Prima ricucirlo, poi fargli un'altra dose di anestetico, e poi... ugh... iniezione di anestetico... Stringe i pugni e cerca di distogliere lo sguardo, per un attimo, lasciando ago e filo incastrati a metà nel ventre di quell'altro.
Neppure il fatto di avere lì, davanti a sé, lui... di averlo vicino, disarmato e ferito, riesce a distoglierla da quella fastidiosa... pungente sensazione.
Devo donare, pensa. Non c'è altra cosa da fare.
Un respiro profondo, e poi si torna al lavoro.
Ecco.
L'ago entra in un punto e sbuca fuori dall'altra parte, avvicinando i due lembi di pelle. Qualche altro svirgolamento del genere, e ci siamo. La ferita è chiusa. Ci spande sopra del disinfettante - della vodka, non ha trovato di meglio, ed ispira nuovamente, a fondo. Copre quel capolavoro con una garza, in mancanza d'altro, e si allontana. Quindi, e solo ora, espira, per non infastidirlo con la nevrotica gestione del proprio fabbisogno d'ossigeno.
Lui si lascia rattoppare, placidamente sprofondato tra le travi di legno mezze marce.
Proprio un bel posto, la sua magione.
Ti mancano, vero? chiede poi. Una voce dall'oltretomba, che gratta sulle pareti scrostate.
Lei arrossisce, beccata in pieno. Gli stava fissando le braccia. Di nuovo.
A questo punto, perché mentire?
Eh già. E si concede un lungo sospiro.
Non ha bisogno di controllare, per sapere che le piccole cicatrici puntiformi che ha a metà braccio si stanno ormai cancellando, confondendosi con le pieghe della pelle, o i pori. Peccato.
Lui sorrise, un po' ubriaco, parecchio soddisfatto.
Lui lo sa. Per questo, in un passato ormai molto lontano le si era avvicinato - si era interessato al suo caso, l'aveva risparmiata. Perché aveva visto cosa lei avesse dentro. Sapeva che tutto quel punirsi, quel bisogno bruciante di masochistica espiazione non poteva essere ingiustificato - sapeva che se il senso di colpa che lei provava immotivamente era così grande, la colpa che avrebbe potuto commettere, una volta istruita... liberata... come si deve, sarebbe stata ancor più immane, grandiosa, realmente imperdonabile. 
Se un cuore ancora vergine riusciva comunque a sentirsi così macchiato, figurarsi come sarebbe diventato, di cosa avrebbe potuto essere capace... se corrotto.
E ora, in maniera del tutto insperata, proprio quando lui aveva incominciato ad ammorbidirsi, e aveva rinunciato a sporcarla, quel lato così perversamente oscuro cominciava a venire alla luce.
J si leccò i baffi - o meglio, gli sbaffi di rossetto che gli sporcavano le labbra.
Lei se ne accorse, ma era troppo ipnotizzata dall'assoluto candore delle sue braccia, per poterci pensare.