Cercando nel labirinto degli specchi
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Thursday, 12 December 2019
And Death Shall Have No Dominance
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Friday, 31 August 2018
Flogging cross
Da quest'immagine...
... a questo ciondolo:
Fustigation cross
TWS
(Tiusty's print from Wikimedia Commons - arigato; thanks to Nicole from the lovely charm:https://www.etsy.com/it/shop/TheMoonlightMyth - thanks)
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Friday, 6 July 2018
Morte piccola e morte vera
Ma anche, secondo un principio di reciprocità, sofferenza ricevuta, estasi finale in ci la piccola morte si confonde con la morte vera per strangolamento. Di qui la sconcertante escalation delle esperienze in cui Roland s'impegna insieme con Thérèse, e che associano la voluttà e la morte. Lasciamogli di nuovo la parola: "Questo tormento è più dolce che tu non pensi... non sentirai la morte che attraverso inesprimibili sensazioni di piacere. La compressione che questa corda opererà sulla massa dei tuoi nervi incendierà gli organi della voluttà; è un effetto certo....". Roland spinge l'imprudenza fino a farsi impiccare da Thérèse (che lo libera dal cappio in extremis) per verificare personalmente l'intreccio dell'ultimo spasimo e della suprema voluttà. Sade esplicita dunque sino al loro estremo limiti i legami che uniscono Eros e Thanatos, i giuoichi della pulsione erotica e della pulsione di morte.
M. Vovelle, La morte e l'Occidente. Dal 1300 ai giorni nostri,
Biblioteca Storica Laterza, Bari 2000, p. 248
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Thursday, 23 November 2017
L'autotortura come evasione da sé
Dobbiamo considerare ora un metodo strettamente fisiologico di evasione dall'io isolato. Il mezzo della punizione fisica. La violenza distruttiva, sintomo finale dell'"ebbrezza di massa"non è invariabilmente diretto all'esterno. La storia della religione è ricca di racconti spaventosi di autoflagellazioni, automutilazioni, autocastrazioni, anche autouccisioni collettive. Queste azioni sono conseguenza del "delirio di massa" e vengono compiute in uno stato di frenesia. Molto diversa è la punizione corporale intrapresa privatamente e a sangue freddo. Qui l'autotortura è iniziata da un atto della volontà personale; ma risulta (in alcuni casi perlomeno) in una temporanea trasformazione della personalità isolata in qualcosa di diverso. In se stesso questo qualcosa di diverso è la coscienza, così intensa da essere esclusiva, del dolore fisico. La persona che si tortura si identifica col dolore e, diventando meramente la consapevolezza del suo corpo dolorante, viene liberata da quel senso di colpevolezza passata e di frustrazione attuale, da quell'ansietà ossessionante circa il futuro, che costituisce tanta parte dell'io nevrotico. Vi è stata un'evasione dall'io, un passaggio discendente in uno stato di puro tormento fisiologico. Ma l'autotormentatore non ha bisogno necessariamente di rimanere in questa regione di coscienza interpersonale. Come colui che fa uso di "vana ripetizione" per andare oltre se stesso, egli può essere capace di usare questa temporanea alienazione dall'io come ponte, per così dire, verso l'alto nella vita dello spirito.
A. Huxley
I diavoli di Loudun
Mondadori, Milano 1980, p. 315
Wednesday, 7 June 2017
Thursday, 17 October 2013
Wednesday, 1 May 2013
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