Cercando nel labirinto degli specchi

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Wednesday, 28 November 2018

Coulrophilia

Clown fetish
Clown issue #2
TWS

Grazie C0C0nu#3R!

(killer clown from the IT 2017 reboot; adoring pin-up girl from Barbasol Shaving Cream 1949 ad, found on Pinterest - thank you)

Friday, 26 October 2018

Talking Toon Razor Blade

Occam's toon razor
Truth in white gloves:
Occam's Cartoon Razor


TWS
(both the toon limbs and the razor vector are from Shutterstock - multas gratias vobis ago)

Thursday, 25 October 2018

Why not serious?

Daria as the Joker
Let's (not) put a smile on that face.
Daria Morgendorffer as the Joker

TWS
I didn't create Daria, obviously. I've just made her cosplay.

Friday, 24 January 2014

Strait-Joker

Dioniso in croce
TWS

(il pittoresco contesto dello stauròs viene da il De Cruce di Justus Lipsius ; la camicia di forza da  http://feitcanwrite.com/category/thought-of-the-day ; il viso di Joker è quello di Heath Ledger ne Il Cavaliere Oscuro - merci!)

Friday, 8 November 2013

Wanna know how I got this apple?




WHY SO WHITE?

©©nu#3R ft. TWS


(Snow White's former face from www.disneyclips.com, via www.fanpop.com; Joker's make-up - Heath Ledger's version - from www.wallpaperscraft.com - arigato!)

Thursday, 7 November 2013

Wednesday, 29 May 2013

Saturday, 6 April 2013

The Joker's life lessons


"I can't think of a worse way to die. 
And I know all of the bad ways, inside and out.
My friend... Jonny Jonny...
What I hate more than everything...
is apologies."



The Joker hates apologies


Brian Azzarello - Lee Bermejo, Joker


Saturday, 19 January 2013

nailed


Gotham city, 14 febbraio, villa Wayne, ore 00.17: amore e terrore alla vigilia di San Valentino. 
Tutta la Gotham-bene, la creme de la creme della città, ancora trema, dopo quanto accaduto ieri in tarda serata alla festa di fidanzamento del nuovo procuratore distrettuale, Harvey Dent, con la bellissima Rachel Dawes - che è consulente del procuratore, guarda caso... galeotto fu il processo e chi lo indisse? Ma non è tempo e luogo per i pettegolezzi, infatti: proprio questa lieta occasione è stata teatro dell'ennesima, inquietante apparizione del criminale noto come Joker. Il Joker è infatti comparso alla festa, eludendo l'addestratissima sorveglianza che vigilava la villa Wayne, dove si stava tenendo il ricevimento, e ha approfittato come al solito dei riflettori, puntati fino a quel momento sulla coppia d'oro di Gotham, per seminare ancora una volta il panico tra i nostri concittadini. 
Non è chiaro il motivo della visita del criminale, che come quella di Malefica al Ballo organizzato per la nascita della principessa Aurora, ha fatto ricadere una grave maledizione sui piccioncini.
Armato solo di un affilatissimo paio di forbici, il Joker ha preso in ostaggio la futura signora Dent, costringendo il procuratore a baciare una giovane invitata, che sembra aver scelto a caso. Di fronte alla minaccia di questo folle maniaco, che giurava che avrebbe trasformato il volto di Rachel Dawes in "un altrettanto raffinato origami", Harvey Dent si è visto costretto a cedere al ricatto, e ha quindi baciato la ragazza. Ottenuto ciò il clown è apparso soddisfatto, e mentre una pesante nebbia verde aspro si spargeva nella sala, è riuscito a scappare, lanciando contro la giovane - la terza vittima del suo angosciante scherzo - le forbici che aveva puntato contro la signorina Dawes.
Quando la nebbia si è diradata - fortunatamente senza effetti venefici - tutto sembrava al suo posto, nessun invitato è risultato ferito o scomparso. 
Prima che la stampa potesse rivolgersi ai protagonisti di questo insano addio al celibato, giocato alla futura coppia Dent, il signor Brune Wayne, il miliardario padrone di casa, che ha ospitato la festa in onore dell'amicizia di lunga data che lo lega al signor Dent, ha "rapito" i tre sfortunati protagonisti dello "scherzo" del Joker, dicendo che si sarebbe "occupato lui di loro", e li avrebbe tenuti "al sicuro, per riprendersi dall'assurda situazione". 
Non abbiamo così potuto sentire impressioni, reazioni e preoccupazioni dei futuri sposini, ma soprattutto non siamo riusciti a scoprire molto della misteriosa sconosciuta: i pochi che l'avevano già vista sostengono che si tratta di un'amica di famiglia di Wayne, venuta dall'Europa per motivi di studio, e che la sua età si aggiri intorno alla ventina. La ragazza in questione ha capelli castani, boccolosi, occhi grigi, carnagione piuttosto chiara, ma nessun segno particolare visibile; indossava un vestitino nero in stile Fifties, stile arricciato, con cerniera laterale, lunghi guanti in pizzo, e un ampio coprispalle nero, di seta. 
Chi è questa fanciulla?
Perché il Joker ha scelto proprio lei? è stato davvero un caso, o i due in qualche modo si conoscevano già?
Come reagirà la coppia perfetta di Gotham, a questo bacio coatto? 
Auguriamo ai futuri signori Dent di superare indenni anche questa trappola, così che l'amore possa trionfare, e loro vivere per sempre felici e contenti.

Saturday, 22 December 2012

No vodka no tears


Sai, Rachel, tra loro due c'è un... qualcosa... a cui non potrai mai arrivare, tu, bellissima. Perché loro hanno in comune... hanno molto.... in comune... Più che qualcosa, potremmo dire... qualcuno... Più che tra loro due dovrei dire... tra loro... quattro... Perché... tu non lo sai, ma... Bé, il nostro Dent è chiaramente... schizofrenico... le fanno bene, le medicine, al giorno d'oggi, veero? Piccoli miracoli... in pillole... e lei invece... bé avrai notato che anche lei... a volte... cambia... personalità, no? Che buffo, pensaci, lui... deve prendere qualcosa... per non essere... qualcun altro, mentre lei... deve evitare di prendere una certa... cosa... per non diventare qualcun altro! Magia, vero? C'è proprio della magia, nell'aria di Gotham... la magia che c'è tra loro, non trovi tutto questo... terribilmente... romanticoooo?

A quel punto l'altra scoppia a ridere - Berlin, se così si può dire.
Rachel è rimasta zitta, si limita a guardare J con gli occhi sgranati, in trepidante scetticismo.
Aaah... davvero, J? Sei serio? chiede l'altra, appena riesce a smettere di ridere. Vedi davvero della... magia, qui da qualche parte?
Lui fa per rispondere, ma lei riprende a parlare, indifferente.
L'unica magia potrebbe essere quel gas velenoso... sì, ha proprio un effetto... soprannaturale. Lui ama lei, che ama quello là - indica Wayne - che ormai non la ricambierà più. E quanto a me - pausa drammatica - bé, non mi ama nessuno. L'ultima volta che c'è stata magia, per me, è stato quando mi hai corroso l'utero.
Il suo sorriso crudele si spegne all'improvviso, e gli occhi le si riempiono di lacrime. Senza che nessuno abbia il tempo di prevederlo, la ragazza si avventa contro J, e gli pianta il coltello in pancia. Lui la guarda contento, e cade a terra, di schiena, sotto la spinta di lei.
Berlin lo lascia lì a sanguinare, lui non si rialza.
Slega i suoi compagni di ricatto, e piagnucolando corre via, lasciando J nelle mani della giustizia.
Quando esce sbatte contro Dent, che sta arrivando dalla direzione opposta. Riesce solo a frignare un Lei sta bene, prima di ricominciare la sua fuga dalla festa.

Solo quando è finalmente al sicuro, nel vicolo buio in cui sfocia l'uscita di servizio, riesce a respirare di nuovo.
J la aspetta fuori, appoggiato al muro col nodo della cravatta sciolto, il coltello tra le mani, e una macchia che si allarga piano piano sul panciotto.
Allora è l'alcol, che ti fa trasformare, piccola?
Lei si asciuga gli occhi col dorso della mano, e guardando gli scarafaggi che danzano sull'asfalto annuisce.
Ottima scelta, dolcezza, commenta lui, lanciandole il coltello.
Berlin lo prende al volo, imbrattandosi di rosso le mani.
Vorrebbe scusarsi. Non dovrebbe scusarsi.
Ti porto a casa, si ritrova a dire, e come guidata da lunghi fili invisibili si avvicina a lui, e insieme si trascinano verso una qualche lontana topaia inospitale.

Thursday, 20 December 2012

Nemesi


E nell'assoluta mancanza di senso del tutto, qualcosa mi si getta addosso, stendendomi sul pavimento.
Faccio appena a pensare alle migliaia di germi, ai miliardi di germi che popolano quella superficie che sembra linoleum - come se io sapessi cos'è il linoleum -, che la cosa che mi ha colpito inizia a prendermi a calci. Poderose stilettate, letteralmente. Sembrano proprio costose e chic le scarpe francesi con tacco 12 che mi accarezzano dolcemente il fianco, mentre cerco senza fiato di rialzarmi.
Arriva un momento in cui una ragazza non sa più cosa sia il dolore - e quel momento per me è arrivato poco fa, quando il mio sacro vaso è stato invaso, e il mio pudore è volato via con Cupido. Tra le gambe sento ancora le fitte che immagino diano gli spadoni medioevali quando affondano nella carne, o i tronchi per l'impalamento, ma è un dolce piacere. M'immagino il sangue che macchia delicatamente le mie mutandine, e tra l'esaltazione e lo svenimento rotolo sul fianco libero e mi tiro su, appoggiandomi al muro.
Mi sistemo un po', per essere presentabile quando incasserò il prossimo assalto, e finalmente vedo la belva che mi ha colpito. Ha tutto l'aspetto di una dottoressa, con grandi occhiali tondi sul volto dai tratti raffinati, reso più austero e meno avvicinabile dai capelli raccolti e un camice bianco inamidato, adesso un po' spiegazzato dall'assalto.
Puttana, urlano i suoi grandi occhi verdi, e l'odio lampeggia, amplificato dalle grandi lenti.
Uh-oh, inizio a capire chi potrebbe essere. Giochiamo a Indovina chi - "è psicolabile, e si è infiltrata qui ad Arkham sotto mentite spoglie?" - troppe domande, dovrò saltare un turno.
Puttana! urla lei, e solo allora mi accorgo che da tutte le... ehm, camere con vista del corridoio si affacciano volti che poco concilierebbero il sonno, e che paiono inneggiare alle imprese della sottoscritta.
Che cazz... inizio, ma la dottoressa, all'apparenza tanto bionda quanto instancabile, mi si scaglia di nuovo addosso.
L'indolenzimento alle gambe reclama di colpo la mia attenzione, e mi sento d'un tratto inaspettatamente carica.
Il mio sguardo è attirato da una bellezza tutta curve dai capelli di fiamma, nella vetrata dritta davanti a me.
Colpisco distrattamente la mia assalitrice con un calcio rotante, ma non riesco a staccare gli occhi di dosso a quella visione. La dottoressa torna all'attacco, mi afferra un braccio, conficcandoci le unghie, lunghe, perfette, e smaltate di rosso e di nero, e con la mano libera mi strattona i capelli, ridacchiando tra sé dei miei nodi e delle mie doppie punte. Mi sento mortificata - normalmente non m'importerebbe, anzi, le darei allegramente ragione, ma oggi... oggi devo essere perfetta! Un altro calcio, nello stomaco, e poi via di zampate, senza pensare e senza pietà, ovunque capiti, tranne in piena faccia e sul seno - quelle sono zone sacre. Continuo finché non riesco a liberarmi, e quando finalmente riacquisto l'uso di entrambe le braccia mi getto addosso al nemico, o meglio alla nemica, schiacciandola contro il muro. Riesco a girarla e scaraventarla di faccia contro una vetrata, poi lei mi sfugge e i ruoli s'invertono - mi sbatte al muro.
Un'occhiata sarcastica, e non si trattiene: Mah, contento lui... mah, dev'essere proprio esaurito! Accontentarsi così, di una come te...
Ma non la lascio finire, e strappandole una penna dal taschino gliela punto contro.
Non ti muovere, devo giusto aggiustare... quei bei baffoni che stamattina hai dimenticato di spuntare!
Non è la mia battuta migliore, ma è macchinosa abbastanza da lasciarla senza parole, mentre le avvicino a tutta velocità la punta della penna alla faccia. La respinge con un rapido colpo di mano, ma a quel punto ne approffitto per lanciarmisi addosso a lei fino a farla cadere, come ho imparato nei buoni vecchi allenamenti ad educazione fisica.
Per una portentosa botta di fortuna le finisco sopra, schiacciandola col mio peso più o meno piuma, sufficiente a crearmi numerosi complessi, ma anche a tenerla a terra senza darle possibilità di recupero.
3, 2, 1, knock ou...
Siamo finite proprio davanti alla cella della rossa. La quale mi guarda con un sopracciglio elegantemente alzato, giocando con una rosa rossa come il fuoco dell'inferno, che pare sbocciarle tra le dita proprio ora, lì, sotto i miei occhi.
J...Jessica Rabbit? mormoro, bloccando contro il pavimento che prima supponevo sudicio i polsi della dottoressa. Sono seduta su di lei, con le ginocchia piegate contro la sua vita, e sotto di me si mostra in tutto il suo prosperoso splendore il fisico della mia nemica. Ha il seno così grosso che nella lotta il camice le si è aperto, mostrando uno scorcio della succinta camicetta che ha sotto - ma la mia attenzione è stranamente altrove.
Quella posizione. Il mio corpo ricorda, d'altronde è appena successo - avvampo e tutto sembra prendermi fuoco. Un calore bellissimo che mi offusca la mente - e un bruciore senza interruzioni all'inguine, con qualche crampo anche agli addominali e alle cosce. 
Ragazzi, sono vecchia.
La rossa dalla bocca di rosa mi fa l'occhiolino, e per poco non svengo - ma la debolezza non è dovuta a lei, per quanto eccitante possa essere. Anche questo è strano, lo so. Ma io non ci penso, e mi volto verso la cella da cui dovrei essere appena uscita, se il combattimento non ci ha fatto piombare in un altro piano, o dimensione.
Lo intravedo mentre sorride, e alza il pollice, in segno di approvazione - poi qualcuno mi afferra per il braccio e mi tira su, facendomi alzare dalla rivale sconfitta. Il mio vecchio amico - mi lancia un'occhiata amichevole e preoccupata insieme, per sapere se sto bene. Io mi affretto ad alzare il pollice in su, come a dirgli oh yeah. Lui ride scuotendo la testa, senza capire (spero) il motivo della mia incurante euforia, e mi scorta lungo il corridoio, verso il mondo purtroppo reale.
Lo seguo, e così ci lasciamo quel piano, il mio preferito ad Arkham, alle spalle.
L'ho visto - è stato solo un attimo, ma mi è bastato. Sembrava contento, o almeno fiero di me.
Questo mi basta - questo, e che non abbia orrore ad avermi sverginata.

Wednesday, 12 December 2012

Love to death


Lei si getta su di me, ed è allora che i proiettili partono.
Schizzano contro di noi come una muta di cani rabbiosi. Due affondano dentro di lei, solo dentro di lei... il terzo ci trapassa entrambi, ed è allora che so che è finita.
La stringo a me, forte. Il dolore ha mandato in tilt ogni buon... ogni senso. La stringo forte e lei sembra non sentire altro che questo, alza gli occhi - e per una volta non sono tristi, per una volta lei sorride!
Ha sulle guance un leggero rossore, ma forse è solo il sangue che ci stiamo spandendo addosso.
Barcollo indietro, e lei barcolla con me - è nelle mie mani... tra le mie braccia, e non scappa via.
Come se quel proiettile, che ci ha attraversati entrambi, che mi è appena sbucato fuori, andando a cadere nel nulla dove tra poco cadremo noi... perforandoci la cassa toracica ci avesse inchiodati l'uno all'altra.
Le mie dita affondano nel suo cappotto, posso sentire quasi la sua spina dorsale, la sua carne bucata dai colpi, e bang! mentre una donna grida, mentre le sirene fanno il loro onorevole chiasso, la piccola ne incassa un altro. Qualche secondo e la botta arriva anche a me.
Lei mi cinge la vita con le braccia, mi guarda ancora un attimo, e ormai stiamo precipitando.
I suoi occhi si appannano, ed io non vedo più niente.
Cadiamo, voliamo giù, per attimi, ore, un'eternità.
Goccioliamo via la vita, e prima che i nostri corpi tocchino il suolo e si spiaccichino, siamo già morti. Insieme.
Qualcosa ci si avvita intorno, è un filo freddo e resistente... ma ormai è troppo tardi, pour moi, mon ami.
Lei è stata uccisa. Te l'avevo detto, che era la mia bambolina voodoo.



Tuesday, 11 December 2012

Gilbert Beilschmidt as the Joker



How cool und amazing would not be Prussia as the Joker? His deadly pale skin, as white as snow, his mouth made ​​up of rich dark red, perhaps with facial scars, as in the Heath Ledger's version ... his hair dyed, lime green ... a scalpel, a sharp knife in his hand and he would be perfect! They have the same insane cruelty in their eyes, the same bloodlust, the same mean, cussed, crazy grandeur... they both work alone and do not need the others ... And their smile is perversely attractive.
This illuminating vision struck me.

Gilbert as the badass agent of chaos, as the mad Clown Prince of Crime... In short, Prussia Arkham edition would be spine-chilling great.

(that's a stunning intuition o'mine, TWS, obviously referring to Hidekaz Himaruya's character, Gilbert a.k.a. Prussia Beilschmidt, and to DC's character - in one of his latest incarnations particularly, the Dark Knight one - the Joker)


Friday, 7 December 2012

Non hai mai ballato con il diavolo rosso e nero sotto la bianca luna?


«Jack?... Amico mio, Jack Napier è morto! Se vuoi, puoi chiamarmi Joker!»
  E questo tutto nuovo Joker si tolse cappello e soprabito.
Grissom avrebbe preferito che non l'avesse fatto: non somigliava quasi più al vecchio Jack, effettivamente! La faccia aveva un colorito biancastro, da osso spolpato e rimasto alle intemperie. I capelli erano color verde brillante, come se portasse una parrucca. Ma la più orrenda di tutte era la bocca. Nell'incidente che gli era capitato doveva essere successo qualcosa che gli aveva raggelato i muscoli in una smorfia oscena, un eterno rictus, dando contemporaneamente alle labbra un colore troppo rosso rispetto al resto della faccia. Davvero orrido!
 «Come puoi vedere da te, io sono molto più allegro» aggiunse Jack. E ridacchiò.
Era impazzito sul serio. Tuttavia, nel togliersi il soprabito, aveva spostato la pistola che adesso era puntata verso il pavimento. E questa, Grissom lo sapeva, era la sua unica e ultima opportunità.
 Si slanciò verso il cassetto della scrivania nel momento in cui il risolino diventava risata. Il Joker rideva ancor più forte, rideva a crepapelle, mentre alzava la pistola e sparava a Grissom. E sparava ancora e ancora...



(brano tratto da CRAIG SHAW GARDNER, Batman, basato sul soggetto di Sam Hamm, sulla sceneggiatura di Sam Hamm e Warren Skaaren e sul personaggio ideato da Bob Kane, traduzione di Lea Grevi, collana Oscar Mondadori, Mondadori, Milano 1989 < pag. 67-68)


Saturday, 1 December 2012

DISCLAIMER!

The fragmented, chaotic, loony, serialized story I'm writing on this blog is a work of fan fiction using characters from the Batman/The Dark Knight world, which is trademarked by DC/ Warner Bros/Bob Kane/Bill Finger/Jerry Robinson/Paul Dini/Alan Moore/Brian Bolland/Ed Brubaker/Doug Mahnke/Christopher Nolan/etc.
The Joker, Two Face, Harley Quinn, Batman, Alfred, James Gordon, Rachel Dawes, are characters created and owned by the geniuses listed above, and I do not claim any ownership over them or the world of Batman.

The story I tell here about them is my own invention, as also the character of Berlin/Tea (my OC), and it is not purported or believed to be part of Bob Kane's story canon. This story is for entertainment only and is not part of the official story line.

I am grateful to Bob Kane & CO. for their wonderful stories about Gotham, because without their books, comics and movies, my story would not exist.

Although I wish it was something more, my "fan-novel" (let's call it so) flows from the depths of my dark twisted mind, and I can't help but let it grow - and this compulsion is all due to the muse, but especially to those dazzling characters that unfortunately does not exist in the real world. Thanks to those who created them - honestly, sadly, deeply... I love you and I envy you guys.

p.s. not all the stuff I write on this blog is part of that "fan-novel" (does the name suck? I really can't tell). Some of my posts are all about something else. Guess which ones, guess what.


Sunday, 25 November 2012

Heartless party (no love party)

Quel cuore, avvolto nella carta insanguinata. Quella lettera. Un invito.
La luce al neon che viene e che va, volti che scompaiono in un battito di ciglia.
Lei continua a camminare, stringendo tra le mani la lettera scarlatta. Intorno la gente balla, appare e svanisce.
La musica continua, sempre la stessa. Le casse sparano vibrazioni che la attraversano. Tutto il suo corpo vibra. Tutti quei corpi sudati che si accalcano nel buio. Qualche flash rischiara l'oscurità, ma è solo un momento. Poi tutto ripiomba nel caos. Nessuno sembra notare gli altri, ognuno balla per sé.
Pillole bianche che piovono dal cielo. Apre la mano, e nel palmo gliene cade una, sulla pelle macchiata dal sangue. Sente l'odore del ferro, quando riapre il pugno, e guarda la pillola. Un largo sorriso che la sua stretta ha tinto di rosso. La musica s'interrompe. Il cuore ricomincia a batterle.
Sta scendendo negli inferi.
Una gatta in latex le piroetta davanti, poi un altro lampo, e scompare.
Le pillole ricominciano a grandinarle addosso. Sono come Smarties, di un unico e solo colore.
La chitarra riprende a suonare.
Il mondo è ipnotizzato.
Ora lei sente solo quei suoni, la musica e il tonfo assordante del proprio cuore.
Delle note di piano, ogni tanto. Ma che cazzo...
E poi di nuovo la chitarra.
Un suono così acido, distorto e vorticoso...
Il vestito inizia a farle caldo, troppo caldo. I brividi le danno una strana energia.
Vorrebbe strapparsi gli abiti di dosso, e farlo.
Stringe la lettera lorda di sangue, e anche quella sola stretta le dà piacere.
Il cuore è ancora a casa, a marcire.
Si morde il labbro, e continua a cercare.
Una scala. Di metallo, a chiocciola, a precipizio da quel piano verso un abisso.
Ragazzi che scopano tra loro, tutti attorno.
Lei scende.
Si sente cadere, è come cadere, si afferra alla ringhiera e continua a scivolare.
La musica vive per lei che non ha più voglia di pensare.
Nessuno la ferma.
Nessuno la vuole toccare.
L'ultimo gradino - dopo non potrà più risalire.
Alza gli occhi verso il piano che ha appena attraversato. Oltre quel pavimento di vetro, vede tutti quegli sconosciuti baciarsi, strusciarsi, bagnarsi e ballare.
Lassù, tutta quella carne calda, quel fetore di sudore.
Laggiù, invece, non c'è niente. Solo il buio della notte, il freddo.
Quella canzone sembra non finire mai.
Un attimo e il cuore sospende il suo battito.
I suoi piedi toccano il suolo - è fuori, lontana dalla festa.
Qualche pasticca cade sui gradini alle sue spalle, tintinnano sul metallo fresco.
Una caramella verde acido le rotola vicino, fermandolesi davanti.
Quel sorriso, sul verde risplende. 
Il suo cuore le scoppia.
Respira a fondo, e l'aria ghiacciata e pungente le trapassa i polmoni come una nuvola di spilli.
Stringe le cosce, per un secondo senza fiato.
Piacere.
Quella ricerca la sta riempiendo fino all'orlo di... piacere.
Ancora un passo, e se non troverà ciò che cerca... esploderà.
Si schiaccia la lettera spiegazzata e sporca sul seno, e i suoi occhi si chiudono.
Un battito.
Li riapre e vede di fronte a lei quel sorriso.
Un respiro - un sospiro, non geme ma le manca poco... Il sorriso è scomparso, restano solo i mattoni umidi delle pareti in cui la festa è imprigionata.
Cala il silenzio, là sopra di lei.
Altre note di piano, una malinconia delicata di pace... Sta per abbandonare ciò che cerca. E poi la chitarra riprende. Ora sente anche la batteria. Non può più aspettare.
Corre, corre fino a schiantarsi contro quel muro. Si getta la pillola che le ha mandato il cielo alle spalle, e con i pugni batte ovunque, colpisce tutti i mattoni, per cercare una porta. Il buio la avvolge ma lei non ha bisogno di vedere. Striscia lunghi i muri, un'ombra che si confonde in tutto quel nero... colpisce sempre più forte, finché non sbatte contro la porta, e la sua disperazione può calare. Un altro pugno, una spallata, e cade in quella tana dove non si sarebbe mai dovuta trovare.
E cade, cade, continua a cadere, cammina o scivola o finisce per inciampare... forse è un corridoio, forse un'altra scala... lei va avanti, il suo vestito si impiglia e si strappa... come una principessa tra i rami della foresta oscura. Qualcosa le graffia qualcosa, lei vede rosso, ma non si ferma... poi le gambe le cedono, ancora, e precipitando urta e apre l'ultima porta... atterra, in ginocchio, su un terreno di schegge e di polvere. Le luci si accendono, o è una lampadina sola... un fulmine, un tremito elettrico, e in quella scarica lei ritrova il suo amore.
Inginocchiata e sbucciata, col vestitino lacero che tremola nel respiro di una corrente fredda che non si può spiegare... tiene ancora salda la lettera, che non si può più macchiare.
Mi dispiace che ti sia stato fatto del male, dice il biglietto, che lei non riesce a lasciare.
Chissà che non ti possa curare.
E l'indirizzo di quell'inferno.
Ma lei è lì, al suo cospetto, a offrirgli ancora, in tributo, il suo cuore spezzato.
La luce torna ancora, solo per poterglielo mostrare.
Senza trucco.
Lui, solo.
Lei non lo può più lasciare.
Si rialza, barcolla verso di lui. Le gambe, le braccia, tutto le fa male.
Gli cade addosso. Un silenzio.
Non riesce a smettere di guardarlo. Non riesce a pensare.
Là dove un tempo c'era il suo cuore... ora si sente solo bruciare.
Lui le scosta i capelli dal viso, sposta le ciocche che le ricadono sul petto. Le allenta il corsetto. Solo un po'. Per guardare.
I buchi degli aghi le hanno lasciato il loro segno.
La firma di qualcuno che l'aveva voluta fermare.
Le sue dita. La sfiorano. Toccano piano quei segni, uno per uno, li contano.
Lei trema. Di più, vorrebbe... di più.
Le sue mani non hanno i guanti.
Lei si sente scoppiare.
Mi dispiace...
La sua voce la uccide.
Non basta, non fa che alimentare... il bisogno pauroso che ormai lei sente di lui.
Lo guarda, e basta. Non parla, ogni cosa che vorrebbe dirgli... le muore in gola. Come dovrebbe morire tutto il resto.
Gli stringe la mano che conta le sue cicatrici, con le dita incrostate del succo del cuore che lui le ha mandato.
Almeno ora... sussurra lui, la tensione che sprigiona la sua voce ora più lieve del solito.
Non si sente più la musica... ma lei si sente comunque ancora vibrare.
So... qual'è il punto... perfetto.
La sua mano ricambia la stretta.
Lei sente la propria anima implodere, e uscirle a fiotti dalle orecchie.
Lo guarda, e basta. Negli occhi.
Schiude le labbra, per dire qualcosa. Lo sguardo di lui si sposta sulla sua bocca, in sospeso.
Lassù, alla festa, la chitarra riattacca, ancora.
Lei si alza, solleva la testa.
Lui le stringe più forte la mano - le loro dita sono ancora intrecciate sul suo reggiseno scoperto.
Poi le loro labbra si scontrano, di colpo, e ricomincia il bacio di tanto... troppo tempo prima.
Eri... vergine, vero? le chiede.
Lei abbassa gli occhi, e annuisce. Scusa, non dovevo..
Già. A me... non piace, lo sai?
Lei annuisce ancora.
Un atto ridicolo... che fa impazzire gli esseri umani. osserva, alzando le spalle.
Però... con te... le sue dita scorrono scorrono sotto la sua gonna, sfiorando il bordo delle mutadine. Perversamente... mi piace, conclude, abbassandogliele, all'improvviso.
Lei alza di nuovo lo sguardo, sorridendo, con aria di sfida.
Forse perché... io non sono un essere umano.
Lui ghigna. No, non lo sei. e la bacia di nuovo.
Nel buio lei riesce a intravedere solo il suo viso, ma non le serve altro.
Non sa dove siano, non sa su cosa siano appoggiati...
Ma non ci pensa, mentre lui la alza e fa scambio con lei di posto, facendola sedere... al bordo di quel trono... Le alza le braccia sopra la testa, e poi le apre il corsetto, senza smettere di guardarla e sorridere... lei osserva la luce inquietante nei suoi occhi, nell'imprevedibile crudeltà del suo ghigno... e da quella luce si sente riscaldare, è un calore insopportabile, si sente squagliare... si lascia spogliare e resta nuda sotto di lui, lo lascia fare... gli lascerebbe fare qualsiasi cosa... Lui le abbassa gli slip e la continua a guardare... Lei sorride... ha il suo stesso... bagliore spietato... c'è qualcosa in lei... che lo...
Lei sussulta, quando si sente leccare. Il tocco ruvido e bagnato della sua lingua sul collo... la assaggia e la assapora come se stesse davvero per divorarla... Dovrebbe essere spaventata, però... Non muove le braccia da come lui gliele ha disposte, come se l'avesse ammanettata... Lascia che le sue mani le scendano tra le gambe, le aprano le cosce... Un altro brivido, e il bruciante calore... della felicità.
Lei non riesce a fermarsi, e afferra di scatto i braccioli che li circondano. Quel trono dovrbbe essere... una poltrona, forse.
La sua bocca... la... sua... bocca... riesce solo a pensare. 
Succede. Davvero. Di nuovo. è tutto ciò che le può risuonare nel cervello ora.
Dovrebbero parlare, tipo? E di cosa?
Tra loro qualsiasi cosa, o legame umano... non può esserci.
Nessuno dei due saprebbe dire come, eppure... in questo momento sono insieme, e altro non si potrebbe dire.
Sì... lo voglio...
Si sente impazzire, ma ormai che ci può fare?
Il suo cervello scoppia, il suo corpo anche...
Geme senza bloccarsi, e si lascia crollare.
Passa un tempo indefinito, scorre forse via l'intera notte... e quando la luce ritorna, li trova sotto i neon della sedia elettrica.
Buon san Valentino, piccola, le bisbiglia lui all'orecchio, appena hanno finito.
La lettera è ai piedi della sedia, accartocciata. Ci fiocca sopra la cenere di una sigaretta.
A lei scappa una risata, esausta.
Pesce d'aprile anche a te, J.


Friday, 23 November 2012

This one goes out to the one I love - fire

Rachel si china, e immerge la mano nella vasca.
Mmm, ora è perfetta. Prova!
Lui la guarda, le sorride, e sedendosi accanto a lei fa scorrere un dito lungo la superficie dell'acqua. Poi, uno sulla morbida pelle di pesca di lei. Dio, è bellissima, pensa.
E lo è davvero. Quei grandi occhi verdi sottobosco, quel sorriso che farebbe sciogliere un iceberg... quel corpo. Oh, quel corpo! Dent la fissa con il cuore in gola, mentre s'immerge allegra nell'idromassaggio. Le sue gambe... il seno, ora svelato, adesso che ha messo via l'asciugamano, sprofondandosi nelle bolle d'acqua calda, che le pizzicano la pelle... La guarda estasiato godersi quell'estasi, e commosso ringrazia il cielo.
Quello, è amore. Davvero l'amore perfetto.

Berlin sfonda la porta, semplicemente cadendoci addosso.
Il tonfo rimbomba per le navate, per un po', e poi su quel luogo ombroso e sacro ripiompa la pace.
Si guarda attorno, turbata. Non si sarebbe mai immaginata tanta bellezza in un solo luogo. Soprattutto, non si sarebbe mai immaginata una chiesa, un'intera chiesa, in una villa privata.
Ma l'alcol l'ha resa estatica, e le pillole le hanno sciolto ogni baluardo di logica, quindi non si fa domande, e prosegue il suo viaggio, marciando come una sposa per delle nozze fantasma.
L'atmosfera gotica - questo era già più à la Wayne - le infondeva una calma profonda, una spiritualità che pensava in lei fosse ormai morta. Le risate isteriche che prima l'avevano scossa fino a farle dolere gli addominali, ora sono placate. Si sente vuota, ma è un vuoto bello, rispettoso.
Berlin si passa la mano tra i capelli, forse per la prima volta nella sua vita, e li sente così deliziosamente lisci... come se un velo impalpabile e stupendo le fosse stato calato addosso. Un'incoronazione, un mascheramento... per lei a questo punto, è tutto lo stesso.
Si scioglie una ciocca tra le dita, fermandosi poi a rimirare la propria mano. Così piccola, ben fatta forse, ma... sicuramente priva della linea dell'amore, pensa. Poi la sua attenzione cade sull'anulare. Lo sente, proprio lì, tra il palmo e la falange... il delizioso peso di un anello, quell'anello - il segno che qualcuno ti ha accettata e eletta per sempre. Poi guarda meglio, e - come già sapeva - la fede non c'è.
Berlin non ci si concentra, e avanza. Vaga per la chiesa, a piedi nudi sul marmo grigio, attenta a non calpestare eventuali tombe, con gli occhi che si riempiono dei colori fragili delle vetrate. Chissà su cosa si affacciano, quelle meravigliose finestre! Attraversa le navate, si perde in un rettilineo labirinto di panche, raccoglie una Bibbia e la libera dalle ragnatele del tempo... e poi, proprio quando inizia a desiderare di vivere lì per sempre, in un volteggio perde l'equilibrio, cade, e così finisce nel battistero.
Si sveglia appena in tempo, e mettendo le mani avanti riesce a non sbattere sul bordo.
Si rialza, stordita, e le sirene nella sua mente cantano. Cori angelici, le pare.
L'acqua. C'è l'acqua, in quella vasca consacrata.
Berlin si ripiega su se stessa, all'improvviso, attraversata da un vecchio dolore. Si sente così sporca, non riesce a dimenticare il passato. Ricorda le notti, soprattutto le notti, e i sospiri, e il sangue, e i baci che non avrebbe dovuto dare - la nausea la vince, di nuovo. Perché per lei un innocente se ne è andato.
Pensa a quel bambino, alla vita che lei ha stroncato.
Pensa all'uomo cui una volta ha sparato, e che ciononostante si è salvato.
Pensa, suo malgrado, a quanto vorrebbe fosse stato il contrario. Pensa al suo bambino nato.
Poi si sente uno schifo, e vorrebbe cancellarsi del tutto.
Dovrebbe lei, rinascere, per dare un taglio a quella catena di peccato che si trascina dietro, legata ai polsi che non ha mai reciso.
L'acqua aspetta, immobile. Le sta davanti. Il silenzio è totale.
Berlin si inchina, e poi sa cosa fare.

Il rasoio è pronto, appena lavato.
Non serve schiuma, stavolta. Basta l'acqua.
Il lavello è colmo fino all'orlo. Ci si può specchiare.
Chiude il rubinetto.
L'acciaio è freddo, ma a quell'ora fa bene, un po' di fresco.
Mezzanotte, in punto, appena scoccata. L'ora a metà tra un giorno, e quell'altro.
J fa un sospiro, uno sbadiglio - dategli tregua, sono giorni che non dorme! -, e poi piega il collo, da un lato, e dall'altro. Lo scrocchio gli dice che è giunto il momento.
Si accarezza il viso, la pelle liscia agli angoli della bocca. Sbarbato di fresco... la barba non gli crescerà più, teme. Sorride. Ma chissenefrega.
Lancia un'occhiata a quella faccia bianca che lo guarda, là sotto, nell'acqua.
Quella caduta... è una volta per tutte, amico. Un precipizio a senso unico, ecco cosa è stato.
Un orrendo odore gli solletica il naso. Non si preoccupa di cercarne la fonte, la conosce già. Sta imputridendo da qualche parte, qualche metro più in là, in quella stessa cucina.
Scrolla le spalle, prende un'unica boccata d'aria, ed espirando tutto si taglia.

Oh, Harvey. Ti amo tanto...
Lui la stringe con forza, senza riuscire a lasciarla andare. Ogni volta che lei glielo dice... è come volare, dritti fino al Paradiso.
La bacia, quasi piangendo. Ma che diavolo gli ha fatto, questa donna perfetta?
Anch'io, piccola. Non riesce a smettere di guardarla. Perfetta, è davvero perfetta. Anch'io ti amo.
Si baciano ancora, a lungo, senza fretta. Un bacio romantico, una dolce pressione sulle labbra.
Intanto il desiderio sale.
Dent la sente nuda contro di lui, sente i suoi seni perfetti accarezzargli la pelle, i capezzoli turgidi, le sue gambe che si stringono alle sue... Lei seduta, con le braccia abbandonate oltre la testa, a stringere il bordo della vasca, sempre più forte... lui sopra di lei, che la tiene stretta cingendole la vita con le braccia, sfiorandole la schiena e le spalle in un tocco febbrile... E come lei gli parla... Quella voce, quel tono, la passione che gli infonde... Un'occhiata al suo pancino perfetto, e poi... non riesce più a trattenersi.
Da morire, le sussurra, affondando dentro di lei, col cuore che scoppia ad ogni suo gemito, unendosi a lei, e desiderando con tutto se stesso di non lasciarla più.

Berlin affonda nell'acqua gelata. S'inginocchia, e poi scivola, in avanti, fino a distendersi tutta.
Perdonami, Padre, perché ho peccato, supplica, col pensiero, mentre le sue lacrime si confondono nell'acqua santa.
Perché ho orribilmente, dannatamente peccato.
Una mano le afferra il polso, e la strattona, tirandola fuori.
Lei ritrova l'aria, e aprendo gli occhi si sente annegare.

Zac zac, e presto è fatto! esclama, e si specchia soddisfatto nell'acqua che arrossisce dello splendore che si appena conquistato.
La pelle gli tira, le guance gli fanno male, ma è un bruciore che può tranquillamente passare.
Ciò che non se ne andrà, invece... è la sua felicità.
, si dice fiero, guardando il sorriso che gli gocciola ora allegro in faccia. D'ora in poi... non avrò più alcun dolore. 


Wednesday, 21 November 2012

Amour fou

Harley la guarda dalla finestra.
La vede allontanarsi, mogia mogia, con la coda fra le gambe.
Che ridere.
Che vergogna, per il glorioso gentil sesso!
Quella ragazzina... non ha neanche cercato di combattere per il suo amore.
Harley fa un saltello, fuori di sé dalla soddisfazione.
Il suo puddin' è solo suo (anche se lui fa finta di non saperlo).
Non c'è spazio per i triangoli, nel loro folle amore infinito.
E ora che il suo trionfo è completo - anche se, peccato!, la ragazza non è stata abbastanza avvelenata... ma di sicuro ora sta peggio di quanto lei avesse mai progettato, col suo piccolo cuoricino spezzato dietro a quelle tettine minuscole... ma come si fa a pensare di poter piacere a un uomo del genere, quando si è messe così male! ...di sicuro ora sta scappando a casa a affogarsi in un barattolo di gelato... sembra proprio Bridget Jones! Bé, tette a parte. Ah, così così impara a sopravvivere quando gioca con Harley Quinn! -, Harley si concede un po' di delirio di magnificenza. Poi si toglierà quel corsetto soffocante, e farà un po' di beau spectacle burlesque per il suo uomo...
Adesso arrossisce, perché anche se ormai lo conosce da tanto, non ha mai smesso di desiderarlo, dal primo giorno in cui l'ha visto, dietro quel gelido, troppo spesso vetro, ad Arkham... ah! Chissà se anche lui se lo ricorda così intensamente, il loro primo incontro.
Sarà stato anche per lui... amore a prima vista?
Cuoricini e petali di ciliegio svolazzano tutt'intorno alla nostra eroina, quando, più che mai decisa, si slaccia con calma cerimoniosa il corsetto, pronta a voltarsi verso il suo amato in tutto il suo nudo splendore.
La strega cattiva è stata vinta, non è ora di festeggiare?
Scommetto che ora è strisciata in un taxi, senza avere i soldi per pagare, ma è così intenta a piangere da non averci pensato... pensa divertita, godendosi tutta la sua cattiveria. In fondo ha imparato dal migliore la sottile arte del prostrare il prossimo, giusto? E poi a casa si getterà in bagno, con una bottiglia piena, riempirà la vasca, si scolerà il vino da sola... e si masturberà nell'acqua calda pensando... Harley ride, ebbra della sua vendetta. ...pensando a ciò che io e lui... faremo per davvero!
Il solo pensiero di ciò che l'aspetta le fa girare la testa. Interrompe la svestizione, per riprendere un po' di fiato.
Povera ragazzina, ha un faccino carino, però, non credi? dice intanto, falsa misericordiosa, al suo amore, che l'aspetta e tace. Starà ammirando la scena, fingendo di non guardare, si dice lei, gongolando emozionata.
Non pensi... che starebbe bene, se glielo decorassi... a tua immagine e somiglianza? butta lì, come suggerimento e provocazione, non stando più nella pelle al pensiero di vedere la sua rivale elegantemente... sfregiata.
Mmh, risponde lui, pensieroso. Naaa, lei... è già deturpata abbastanza... dentro... non ha bisogno... di me, per quello!
La risposta di lui le dà la gioia finale. Lui trova quell'altra brutta!
Tic! L'ultimo gancetto è aperto.
Che inizi lo spettacolo.

Ta-da-da-daaan!
Harley si volta, spiegando le braccia, a rivelare al meglio la sua lingerie di pizzo nero e borgogna.
Lui non commenta - l'ho lasciato senza fiato, pensa lei. Poi apre gli occhi.
Et voilà!
Lui è a un passo da lei, e la guarda leccandosi i baffi.
Ma prima che Harley possa abbandonarsi alla gloria - Dolcezza, quel completino! esclama lui, deliziato.
Ti dona... da morire... Il reggiseno, poi... sembra che ti sia... cucito addosso!
E con un ferro da cucito in una mano, e un uncinetto nell'altra, le salta addosso - ma non per ciò che lei pensava.