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| still livish TWS |
Cercando nel labirinto degli specchi
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Sunday, 16 November 2025
Sunday, 19 October 2025
Thursday, 24 April 2025
Thursday, 27 February 2025
Like the Substance Meme
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| Feel like an Activator meme TWS ispirata da Starryai (la doppia pupilla è merito suo), da iStock e dalla cultura popolare |
Labels:
Chartreuse,
eat me drink me kill me,
Green fairy,
greenette,
heterochromia iridum (mismatched eyes),
iniezione,
injection,
meme,
needle,
occhi,
occhiali,
siringa,
verde,
viola e verde
Saturday, 4 September 2021
My Sin, a Bodyless Green-Faced Being
Tuesday, 15 June 2021
Wednesday, 11 November 2020
Saturday, 22 August 2020
Thursday, 25 October 2018
Why not serious?
Thursday, 15 January 2015
Head roses
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foglie,
forbici,
petali,
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viola,
viola e verde
Friday, 24 January 2014
Strait-Joker
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| Dioniso in croce |
TWS
(il pittoresco contesto dello stauròs viene da il De Cruce di Justus Lipsius ; la camicia di forza da http://feitcanwrite.com/category/thought-of-the-day ; il viso di Joker è quello di Heath Ledger ne Il Cavaliere Oscuro - merci!)
Tuesday, 14 January 2014
Tortured babe
To everything there is a torture
TWS
(la ragazza, ritoccata da mr Coconutter, viene da http://kasiniste.forumcommunity.net/?t=16686173 e non so chi sia l'autore; la ruota della tortura da www.9112.com - thanks!)
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tortura,
tortured babe,
verde,
viola e verde,
vittima e carnefice,
wheel of torture
Friday, 8 November 2013
Wanna know how I got this apple?
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(Snow White's former face from www.disneyclips.com, via www.fanpop.com; Joker's make-up - Heath Ledger's version - from www.wallpaperscraft.com - arigato!)
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Thursday, 13 June 2013
Tuesday, 23 April 2013
Acide croix et la violet
Friday, 22 February 2013
Croce di fiori
Croce russa vuota,
croce trilobata,
croce trifogliata,
croce di san Maurizio e di san Lazzaro...
O semplicemente il simbolo del bello che fiorisce dal dolore, e il sacrificio.
Wednesday, 30 January 2013
Steamy punk
Aveva al collo una lunga catena di anelli d'argento, chiusa in modo da imitare una cravatta: un cerchio stretto poco sotto l'epiglottide, e il resto della collana che le scendeva tra i seni, fino al bordo della gonna.
Vedendola in topless aspettarlo appoggiata alla sua vecchia scrivania, Felix si prese un colpo.
Ma che cazzo, miss Nix... Su, copriti. Ho visto di meglio.
Ed era vero. Un'ex-neo-adolescente con le tette acerbe e i cosciotti grossi non avrebbe mai potuto impressionarlo, ora che era abituato alla scintillante perfezione artificiale di Los Angeles.
Lei fece spallucce, e rimase lì dov'era, esattamente com'era. Gli sbarrava la strada.
Felix, la cui sigaretta, accesa entrando in camera, cominciava a impuzzare la stanza, non si lasciò intimidire.
Le passò davanti, rasente il muro, finendo comunque per spingerla contro la scrivania.
Se fosse stata in sé, la sua sorellina avrebbe strillato Ehi! e gli avrebbe tirato un cazzotto in pancia.
Ma visto che ora recitava una parte, decise di sorprenderlo.
Nix si appoggiò le mani sui fianchi, coperti a stento da un microscopico kilt viola e verde acido che rivelava il pizzo nero degli slip, e lo guardò con fiero odio.
Allora? disse, fissandolo.
Felix sarebbe scoppiato a riderle in faccia, ma al momento preferiva tenere lo sguardo verso la finestra, che era riuscito ad aprire soltanto per metà - sempre a causa della strategica ingombranza di Nix.
Allora cosa? rispose lui, col suo solito sarcasmo.
Quello stesso sarcasmo che da anni faceva venire voglia a Nix di pestarlo.
Gli diede una sberla sul dorso della mano, facendogli precipitare la sigaretta giù dalla finestra.
A quanto pare il bastardo aveva una scorta segreta di nicotina, che lei non era riuscita a scovare.
Forza, poeta tormentato. Sei così... maledetto... sottolineò con una certa ironia velata di rabbia.
Non dovrebbe essere per te un problema, scoparti la sorella, no?
Prima che Felix potesse contraddirla (e aveva almeno due argomenti eccezionalmente validi con cui farlo:
1. lei non era sua sorella;
2. lui non voleva fare sesso con lei),
Nix riprese il suo attacco: Non ti fai problemi a prendere per il culo la tua famiglia... Non ti fai problemi a farti di qualsiasi cosa... Si direbbe che ami distruggere tutto ciò che è sacro! L'amore, la felicità, la salute, fa tutto cagare, per te, vero?! E allora vieni qua e fai a pezzi anche la verginella, su! Tanto per te l'innocenza è una grandissima me...
Il fatto che scoppiò a piangere rovinò il finale.
Nix si trovò a smoccolare sulla giacca intrisa di fumo e devastata dagli anni del suo fratellone, e a Felix non rimase che abbracciarla alla lontana, cercando di non stringerla, per non sentire la sua (semi)nudità.
Allora sono davvero fottuto, disse tra sé e sé. Quella vecchia, cara sensazione di disgusto per sé stesso, che gli era così familiare, ricominciava a salirgli, come un'onda di nausea.
Sì, confermò Nix, che anche se tremava ancora stava iniziando a calmarsi. Per tutto quel suo nevrotico sfogo aveva tenuto le mani serrate in pugni, premendole contro il petto di Felix, come se avesse voluto sfondarlo per strappargli il cuore.
Grazie tante, piccoletta, ma non parlavo con te, rispose lui, con un tono abbastanza piccato da farle sentire che scherzava. Anche se in realtà non scherzava.
Appunto, fece allora lei, e alzò finalmente gli occhi, impiastricciati dalle lacrime e il mascara colato. Rideva.
Alice Cooper, pensò Felix, in un flash d'ispirazione.
Poi però non riuscì a pensare altro, perché Nix era stretta a lui, era senza reggiseno o maglietta, e la punta della catena tintinnava contro la sua lampo.
Sunday, 13 January 2013
Saturday, 6 October 2012
Bloody Underground Priestess
Sull'anima di Sprite versate viola e verde a lottare, colmate il calice di bolle e scoppiatele col Midori e il Parfait Amour... l'ideale sarebbe un dissidio inconciliabile tra acido radioattivo e dolcezza spirituale, confusi e accomunati solo da quel fantasma frizzante... ma è umano errare, e questo intruglio è sperimentale, instabile e insostenibile, torturerà teneramente le vostre papille... e quindi versate come diavolo vi pare, ignorate il bichiere da pousse café perfetto, e lasciate che l'insania nausei tutto il vostro organismo :)
Ecco le quantità, gli ingredienti, tutto forse a caso - che l'amore vi guidi, e la psicosi vi riporti a casa!
2/4 Sprite
1/4 Parfait Amour
1/4 Midori
... et voilà il nettare magico, e che rispetti i colori!
That is Twisted Beauty.
<3.
Ecco le quantità, gli ingredienti, tutto forse a caso - che l'amore vi guidi, e la psicosi vi riporti a casa!
2/4 Sprite
1/4 Parfait Amour
1/4 Midori
... et voilà il nettare magico, e che rispetti i colori!
That is Twisted Beauty.
<3.
Thursday, 4 October 2012
Hallo loser
In ginocchio davanti allo specchio, velato dal vapore e dalle ditate con cui avevo cercato di cancellare la mia triste immagine dalla sua superficie, e dalla mia mente, giocavo colle lamette.
Adoravo sentire il suono, così invitante e raggelante insieme, che facevano quando le gettavo tutte insieme sul vetro, quel tintinnio sinistro che non faceva presagire nulla di buono, fuorché la liberazione.
Ne presi una tra le dita, attenta a non tagliarmi per sbaglio, e la alzai verso la luce, mentre l'algida aura dei neon appesi sopra di me mi stordiva, sottolineando tutto lo squallore della vita, di quel momento.
Circonfusa da quella luce fredda e indifferente, come un'aureola di nulla senza fine, la lametta brillava, o forse erano le lacrime, a farmela vedere così.
Non mi ero neppure accorta, che stavo piangendo.
Sapevo che non avrei usato quella chiave, sapevo che non sarei mai entrata nell'Altro Mondo.
Erano lacrime di sollievo. . . ?
Ciao, sfigata.
Abbassai gli occhi sullo specchio, pensando che fosse lui a parlarmi, e sentii qualcosa di umido scorrermi sul collo.
Con lo sguardo fisso sul vetro, senza vedere nulla, allungai la mano che non giocava con la lametta a toccare ciò che mi stava avvolgendo in strane spire senza calore.
Sentii la soffice consistenza dei capelli del mio incubo peggiore.
E come in un incubo, non mi mossi.
Mi leccò di nuovo, fino a farmi paralizzare tra i brividi.
E mi rubò la lametta, la preziosa lametta magica che tenevo tra le dita.
Spostai lo sguardo sulle mie braccia, che erano ricadute inermi e flaccide davanti a me, sullo specchio, come svuotate dalla mia vita. Mi erano estranee... come tutto lì, tutto il mondo mi era estraneo.
No, no, no, sibilò il mio carnefice, passando le sue dita lunghe e ossute, di scheletro o Arpia, sulle cicatrici che mi costellavano gli avambracci. Non è così che si fa...
Aspetta, ti faccio vedere.
Prima che potessi anche solo recepire il suono delle sue parole, senza sentire nulla, mi ritrovai con un taglio lungo, elegante, ben fatto, sul polso, proprio in coincidenza del punto in cui ci si dovrebbe tagliare, per ottenere quello scopo.
Sanguinava appena.
Lo tamponai subito con la manica della camicia, senza pensare, e poi gli diedi un'altra occhiata.
Era la sua iniziale.
Mi aveva marchiata?
Presi tra le dita un'altra lametta, mentre la mia prescelta giaceva ancora tra gli artigli del ladro, e ricambiai il favore. Mi mossi ancora senza pensare, senza esitazioni, e finalmente voltandomi verso di lui.
Quando la mia arma ebbe finito, ricadde sul pavimento, accanto a noi - il mio incubo ed io, accoccolati insieme sulle piastrelle del bagno. Lo guardai.
Di nuovo, quegli occhi. Ma questa volta riuscii a reggere, anche se solo per un secondo, la loro instabile luce torturatrice. Era bianco, esangue, come avevo visto i miei avambracci, pochi attimi prima.
Eravamo dello stesso colore.
I suoi capelli erano tinti, quel giorno. Dello stesso verde veleno del suo completo.
C'era anche del viola, da qualche parte, ma non riuscii a guardarlo così bene da capire dove, neppure allora.
Infatti il mio sguardo si rifugiò subito sulle sue labbra.
Che, naturalmente, s'incresparono in un trionfio ghigno, fiero.
Perfetto, dolcezza. Perfetto, mi sussurrò, mentre dolcemente perdevo i sensi, guardandosi forse la lettera che gli avevo tracciato io sul polso.
Adoravo sentire il suono, così invitante e raggelante insieme, che facevano quando le gettavo tutte insieme sul vetro, quel tintinnio sinistro che non faceva presagire nulla di buono, fuorché la liberazione.
Ne presi una tra le dita, attenta a non tagliarmi per sbaglio, e la alzai verso la luce, mentre l'algida aura dei neon appesi sopra di me mi stordiva, sottolineando tutto lo squallore della vita, di quel momento.
Circonfusa da quella luce fredda e indifferente, come un'aureola di nulla senza fine, la lametta brillava, o forse erano le lacrime, a farmela vedere così.
Non mi ero neppure accorta, che stavo piangendo.
Sapevo che non avrei usato quella chiave, sapevo che non sarei mai entrata nell'Altro Mondo.
Erano lacrime di sollievo. . . ?
Ciao, sfigata.
Abbassai gli occhi sullo specchio, pensando che fosse lui a parlarmi, e sentii qualcosa di umido scorrermi sul collo.
Con lo sguardo fisso sul vetro, senza vedere nulla, allungai la mano che non giocava con la lametta a toccare ciò che mi stava avvolgendo in strane spire senza calore.
Sentii la soffice consistenza dei capelli del mio incubo peggiore.
E come in un incubo, non mi mossi.
Mi leccò di nuovo, fino a farmi paralizzare tra i brividi.
E mi rubò la lametta, la preziosa lametta magica che tenevo tra le dita.
Spostai lo sguardo sulle mie braccia, che erano ricadute inermi e flaccide davanti a me, sullo specchio, come svuotate dalla mia vita. Mi erano estranee... come tutto lì, tutto il mondo mi era estraneo.
No, no, no, sibilò il mio carnefice, passando le sue dita lunghe e ossute, di scheletro o Arpia, sulle cicatrici che mi costellavano gli avambracci. Non è così che si fa...
Aspetta, ti faccio vedere.
Prima che potessi anche solo recepire il suono delle sue parole, senza sentire nulla, mi ritrovai con un taglio lungo, elegante, ben fatto, sul polso, proprio in coincidenza del punto in cui ci si dovrebbe tagliare, per ottenere quello scopo.
Sanguinava appena.
Lo tamponai subito con la manica della camicia, senza pensare, e poi gli diedi un'altra occhiata.
Era la sua iniziale.
Mi aveva marchiata?
Presi tra le dita un'altra lametta, mentre la mia prescelta giaceva ancora tra gli artigli del ladro, e ricambiai il favore. Mi mossi ancora senza pensare, senza esitazioni, e finalmente voltandomi verso di lui.
Quando la mia arma ebbe finito, ricadde sul pavimento, accanto a noi - il mio incubo ed io, accoccolati insieme sulle piastrelle del bagno. Lo guardai.
Di nuovo, quegli occhi. Ma questa volta riuscii a reggere, anche se solo per un secondo, la loro instabile luce torturatrice. Era bianco, esangue, come avevo visto i miei avambracci, pochi attimi prima.
Eravamo dello stesso colore.
I suoi capelli erano tinti, quel giorno. Dello stesso verde veleno del suo completo.
C'era anche del viola, da qualche parte, ma non riuscii a guardarlo così bene da capire dove, neppure allora.
Infatti il mio sguardo si rifugiò subito sulle sue labbra.
Che, naturalmente, s'incresparono in un trionfio ghigno, fiero.
Perfetto, dolcezza. Perfetto, mi sussurrò, mentre dolcemente perdevo i sensi, guardandosi forse la lettera che gli avevo tracciato io sul polso.
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